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Caro Beppe ti scrivo per parlarti di Woodstock a Cesena

Caro Beppe Grillo
ti scrivo perché ti voglio ringraziare per la festa di Woodstock a Cesena. Sono d’accordo con quello che dici: l’atmosfera era densa di sicurezza e felicità. Io sono riuscita a immaginarmi nella Woodstock originale e ho cercato di assorbire la positività delle persone, di interiorizzare la musica e le parole degli innovatori che hanno parlato sul palco, di figurarmi un mondo intero fatto di questa armonia.

A Cesena l’idea della cisterna d’acqua è stata ottima: quante migliaia di bottiglie di plastica sarebbero andate sprecate!
E i ragazzi addetti alla pulizia e alla raccolta differenziata sono stati efficienti e precisi, bravi!

Solo in Portogallo, a un festival che si chiama Andanças (è una settimana di danze e musica, e tutti sono fricchettoni e ci si sente parte di una grande coloratissima famiglia), ho avuto la stessa sensazione positiva del rispetto totale per le persone e per l’ambiente: tutti i volontari che partecipavano a quel festival sembravano felici di essere uniti da valori simili e mantenere pulito e vivibile il posto era uno di quei valori.

Inoltre piatti e posate venivano lavati con detersivi ecologici e i bicchieri, senti senti: i bicchieri non erano di plastica né biodegradabili.
All’ingresso infatti, con un euro o due, si poteva acquistare una tazza di alluminio da tenere agganciata ai pantaloni con un moschettone. Ognuno aveva la sua, ed era un suono piacevole, quello scampanellio a passo di danza (curiosità, la tazza, che in portoghese si chiama “caneca“, è diventata uno dei simboli di questo festival meraviglioso).

Quanti bicchieri di plastica sparsi in terra ho calpestato purtroppo sul bel prato di Cesena? Ho visto ragazzini lasciar cadere in terra cartacce e bicchieri vuoti con indifferenza e centinaia di fumatori spegnere i mozziconi nell’erba. Ma prima o poi ci toglieremo anche questa brutta abitudine. :-)

E poi ci sono stati gli interventi che riempiono di speranza, importanti innovatori che a gran voce hanno detto che dobbiamo agire ORA per salvare il pianeta: le grandi aziende devono ridurre le emissioni e orientarsi verso un profilo green, ma noi? Cosa possiamo fare noi nel concreto, ogni giorno? Abbiamo bisogno di sentirci dire questo, perché io sono sicura che una volta usciti dal festival, pochissimi di noi abbiano riflettuto davvero su cosa si può fare con le proprie mani.

Ho appena finito di leggere il libro “Un anno a impatto zero“, lo conosci? Un americano consumista ha fatto questo esperimento: per un anno non ha prodotto rifiuti, sostituendo l’usa e getta, preferendo la bici all’auto, arrivando a provare la vita senza corrente né gas. Un’impresa che lo ha fatto riflettere su quanto la tecnologia debba essere sfruttata nel modo giusto piuttosto che eliminata, e sulla superficialità con cui ogni giorno ci muoviamo nel mondo. I soliti bisogni indotti, per dire.

Dimmi, cosa possiamo fare noi ogni giorno? E non parlo di installare pannelli fotovoltaici o di imbiancare i tetti, ma di aiutarci a far in noi dei valori imprescindibili, costruiti giorno per giorno con attenzione e consapevolezza.

In quanti modi possiamo ridurre le nostre emissioni in maniera impattante? Ogni singolo gesto seppur insignificante, riportato su grande scala diventa una fonte in più che alimenta o allontana il rischio del disastro ambientale. Esempio, è davvero necessaria la tovaglietta di carta sopra il vassoio della mensa? Sapevi che la mooncup è una validissima alternativa ecologica agli assorbenti usa e getta? Per non parlare dei pannolini per bambini. I detersivi fai da te sono efficaci tanto quanto quelli industriali ma non inquinano e riducono lo spreco di imballaggi e contenitori. E le scelte alimentari? La produzione di carne e tutto ciò che ne consegue è una delle principali cause di inquinamento, i sacchetti di plastica si possono sostituire con le sporte, così come l’acqua non va sprecata. E così via, all’infinito. :-)

Ecco. Potrei dire molto altro ancora, ma non vorrei tediarti.
:-)
Beppe, il tuo lavoro è encomiabile, e il tuo trasporto coinvolgente.
Per questo un po’ ti sgrido, oltre a ringraziarti per i valori che riesci a trasmettere.

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