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Caffè e cioccolato: sì o no?

Ho riflettuto sulla possibilità di eliminare dalla mia dieta cacao e caffè, dopo averne parlato a lungo con Kika, che ha deciso di farlo per avere meno impatto sull’ambiente. Ho cercato dati sulla produzione di queste due prelibatezze, ho esaminato vari aspetti in base alle mie conoscenze e alle informazioni trovate, ho fatto i conti con la mia voglia irrefrenabile di caffeina e dolci e sono giunta finalmente ad una conclusione.

Consumare cacao e caffè per noi ha un’impronta ecologica molto alta, è vero. Primo perché le piantagioni richiedono spazi, acqua, energia; secondo perché per arrivare nel nostro supermercato, fanno parecchia strada. Per calcolare l’impronta ecologica di un prodotto, va moltiplicata la quantità consumata per un coefficiente; non ho trovato dati certi per quanto riguarda il cacao, ma posso dire che quello del caffè è pari a 908, contro i 55 della frutta e i 685 dei legumi (ammesso che siano prodotti nazionali). Tre litri di caffè al mese (circa due tazzine al giorno) corrispondono a 2.727 metri quadrati, necessari a coltivarlo, lavorarlo, trasportarlo. Per consumare una quantità tale di terreno, bisognerebbe mangiare circa 4 kg di fagioli, o 12 kg di pasta al mese.

Escludendo carne e pesce, che hanno coefficienti pari a cinque volte quello del caffè, sembrerebbe subito lampante la soluzione: non consumiamo più caffè e cacao e acquistiamo solo prodotti locali e a chilometro zero. Ma c’è un ma, e questo ma si chiama giustizia sociale. Molti tra i produttori di cacao e caffè sono Paesi in via di sviluppo, per i quali spesso la coltivazione di questi prodotti rappresenta la principale fonte di reddito reale. Sempre parlando di caffè, nel Salvador, Etiopia, Honduras, Guatemala, Nicaragua e Uganda, la percentuale di reddito ottenuta attraverso l’esportazione di caffè varia tra il 10, 15 e 20%. Parlando di cacao, l’economia del Ghana è sostenuta dalla sua coltivazione ed esportazione che è il punto di forza dell’economia nazionale.

Senza voler fare l’economista, ci sono Paesi che vivono grazie a ciò che esportano. Molti territori africani, oltre al caffè, offrono petrolio, diamanti e poco altro. Come a dire che il caffè è il male minore, in questi casi. Questo per dire che, allo stato attuale delle cose, se il nostro consumo di caffè e cacao dovessero cadere a picco, diminuiremmo l’impronta ecologica ma creeremmo un danno economico notevole a popolazioni che già non se la passano bene o che si vedrebbero costrette ad aumentare la produzione di qualcosa di ben peggiore del caffè o del cacao. È ovvio che la situazione potrebbe cambiare e questi Paesi potrebbero un giorno uscire dall’attuale condizione, ma per farlo, dobbiamo aiutarli ad emergere. Magari attraverso le adozioni a distanza, o la beneficienza, ma anche e soprattutto comprando i loro prodotti, frutto del loro lavoro che gli garantisce almeno il salario di sussistenza. Lo sviluppo sostenibile non è isolamento e autarchia, ma è un’insieme di azioni che portano a uno stile di vita più giusto, anche in termini di giustizia sociale, non solo ambientale. Le nostre azioni hanno risvolti ambientali, sociali, economici e l’analisi costi/benefici andrebbe estesa a tutti e tre questi settori, scegliendo a volte “il male minore”. Forse una soluzione potrebbere essere quella di lavorare perché si rendano più efficienti e meno inquinanti i metodi di lavorazione e di trasporto. A mio parere, non si dovrebbe abusare di tali prodotti ma nemmeno eliminarli del tutto. Soprattutto, è importante che provengano dal commercio etico, perché siano garantiti un trattamento economico adeguato ai lavoratori e un impatto minore sulla lavorazione dei terreni.

Probabilmente in questa mia analisi ho detto solo castronerie, accecata dalla dipendenza di cioccolato e caffeina, ma per quello che mi riguarda converebbe rinunciare ad altro (ad esempio all’auto) piuttosto che a qualcosa che a conti fatti forse arrecherebbe più danni che benefici.

I dati sono stati presi da tabelle sull’impronta ecologica stilata dalla rete Lilliput e dall’Asssessorato all’Ambiente del Comune di Bitonto, dall’International Coffe Organization e da PeaceReporter. Prima di pubblicare questo post mi sono consultata con un’educatrice all’ambiente e alla sostenibilità, per essere sicura di non aver fatto un ragionamento completamente folle.

Commenti

7 Responses to “Caffè e cioccolato: sì o no?”

  • MaxT scrive:

    Ciao Tatiana (o Tascabile), dubito fortemente che ci sia spirito altruistico nell’utilizzo di caffè e cioccolato e non credo nemmeno che sia corretto utilizzare un prodotto, benché ad alto impatto ambientale, per aiutare i paesi produttori in cronica difficoltà. Il peso ecologico del caffè, per la maggior parte, sembra che sia legato alle modalità di produzione. I caffè con etichetta EcoLabel, sono invece molto più rispettosi dell’ambiente. Si potrebbe semplicemente scegliere questi prodotti così da forzare i produttori a pratiche più sostenibili senza ledere le loro fonti di reddito e continuando ad alimentare i nostri vizi.
    Un saluto MaxT

    • tascabile scrive:

      ciao Max. infatti dico nel post “è importante che provengano dal commercio etico, perché siano garantiti un trattamento economico adeguato ai lavoratori e un impatto minore”.
      e tutta questa “analisi” nasce ovviamente dal non voler eliminare caffè e cioccolato (un modo per giustificare i propri vizi, gira che ti rigira, l’avevo trovato) :)

      • MaxT scrive:

        Ciao Tascabile, mi dimenticavo di dirti che ho letto con piacere il tuo articolo che ho trovato molto interessante.
        Ancora ciao
        PS: ma la Nutella è etica!?!?!?!

  • Stella scrive:

    Ci ho pensato a lungo anche io ed ero giunta alla stessa conclusione…
    Tra l’altro il cioccolato, quello fondente e il più puro possibile, è un alimento straordinario e benefico, non solo molto buono (certo, la Cajita, che pure io adoro, è un’altra cosa :P); nel libro “I magnifici 20″ di Marco Bianchi sono citati diversi studi a sostegno del cacao, persino in ambito medico!

    Ciò detto, la mia soluzione è: consumo non smodato (sigh) e del Commercio equo.Ma questo vale anche per il the, spesso.

    • tascabile scrive:

      anche il caffè pare faccia bene (una tazzina al giorno). non ricordo a cosa, ma fa bene :)
      idem per il the, come dici tu. il the verde fa benissimo, bisognerebbe berne 3 tazze al giorno. che facciamo, lo aboliamo? naaaaa :)

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