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Fumo e arrosto

Ho trovato una strana relazione tra lo smettere di fumare e lo smettere di mangiare carne. Da ragazzina, supplicavo mia madre di non cucinare carne perché io gli animali non volevo mangiarli, però lei diceva che la bistecca fa bene quindi continuava a comprarla e a mettermela nel piatto. Con gli anni siamo arrivate ad un compromesso: ok alla carne che non somigliasse ad un animale – niente pollo arrosto, braciola con l’osso e ossobuco – e banditi tutti gli animali che mi stavano più simpatici, tra cui agnelli, conigli, cavalli.

A ventidue anni ho abbandonato il nido materno e una delle prime cose che ho fatto è stata quella di diventare vegetariana. Ero però una vegetariana particolare, diciamo flessibile, probabilmente ipocrita. Non mangiavo carne ma il pesce sì, perché avevo una teoria tutta mia sul fatto che i pesci non vivono in cattività, vivono in mare, quindi sono fessi loro se si fanno pescare, non cattivi noi che li peschiamo (ignoravo del tutto gli allevamenti e i metodi di pesca, lo ammetto). Mangiavo carne a casa d’altri, soprattutto se questi altri erano parenti, perché non mi andava di “dare fastidio”,  imponendo le mie scelte alimentari; inoltre mi riusciva difficile spiegare a mia nonna che il prosciutto cotto è carne e che anche il ragu è carne e che non ero diventata vegetariana perché avevo abbracciato chissà quale strana religione. Ero come quei fumatori che hanno smesso, ma che fumano una sigaretta ogni tanto in compagnia d’altri. Dopo quattro anni di vegetarianesimo farlocco, sono tornata onnivora e poi di nuovo vegetariana; la strada per smettere di mangiare carne, così come quella per smettere di fumare, è lunga e piena di ostacoli e solo oggi, dopo anni di tentativi, posso dire di essere una vegetariana a tutti gli effetti.

Alcune tra le nostre abitudini, alimentari e non solo, sono comportamenti frutto della nostra cultura, del nostro modo di stare insieme. Sulle nostre tavole il cibo non è solo qualcosa con cui ci nutriamo, è anche condivisione di un modo di vivere. Così come la sigaretta non è solo un vizio (o una dipendenza) ma è la pausa con i colleghi, la chiacchierata sul balcone con i parenti che non vediamo da tempo, la scusa per appartarci con l’amica fuori dal locale per confidarle qualcosa lontano dal gruppo. Che faccia male, è marginale, così come lo è nel caso della carne. Non importa se è sano o no, a capodanno si mangia lo zampone, perché è tradizione. Quando mia nonna vuole fare qualcosa di speciale cucina le lasagne, le polpette al sugo, lo spezzatino con le patate. Non mangiamo carne alla sua tavola, ma le sue abitudini, la sua fatica, l’amore che nutre per noi. Non sarebbe uguale se a tavola ci fosse seitan, soia e tofu, perché nella storia di mia nonna, la carne è quella cosa preziosa, costosa, che si mangia nei giorni di festa, perché una volta ogni tanto anche i poveri possono concedersi un lusso. Non sarebbe uguale per mio zio se a fine pasto non si concedesse una sigaretta, perché nella sua storia la sigaretta è stata simbolo dell’essere grandi, uomini e della ribellione ai divieti.

Quando si smette di fumare e quando si smette di mangiare carne, si hanno spesso delle ricadute, si fanno strappi alla regola, si discute a lungo con la propria coscienza per giustificare la scelta di farlo, o farlo ogni tanto, perché si tratta di due cose radicate nella nostra società, nelle nostre abitudini, legate alle nostre emozioni; forse è per questo che quando si dice ad un fumatore che il fumo uccide, risponde che anche l’inquinamento uccide e forse è per questo i vegetariani si sentono spesso dire che anche le verdure soffrono quando spiegano ad un onnivoro la loro sensibilità verso la sofferenza animale. Le emozioni non hanno una soluzione razionale, occorrerebbe spostare dal nostro cassetto dei ricordi positivi la carne e la sigaretta.

Perché sono giunta a questa relazione tra cibo e fumo? Perché passano entrambi dalla bocca? No. Perché quando un vegetariano ha delle ricadute, il sapore della carne non gli piace più, trova che sappia “di vivo” (o di morto, fate voi), alcuni provano disgusto e nausea addentando una fetta di prosciutto crudo o mordendo la braciola anelata per mesi, magari anni, mentre avevano fatto voto di vegetarianità. La stessa cosa succede con le sigarette; se non si fuma per un paio di giorni, la sigaretta ha un sapore ben diverso dalla nostra sigaretta, quella che ci rilassava, che ci grattava la gola tra un sorso di birra e l’altro, che si mischiava al sapore del caffè, completandolo. Se non l’avete mai fatto provate a non fumare per qualche giorno e poi accendetevi una bella sigaretta. Il corpo non mente, non ci racconta storie sulla carne o sulla nicotina, non è indulgente su ciò che ci fa male. Se ci abituiamo, possiamo trovare buono qualsiasi veleno. Provate a non mangiare carne per un tempo ragionevole (dai tre ai sei mesi) e poi mangiate una bistecca al sangue. Quello che sentirete, sarà una risposta più esauriente di mille discorsi razionali sul perché sia giusto o sbagliato mangiare carne.

Nota: mia madre, carnivora convinta e fumatrice accanita, oggi è vegetariana e ha smesso di fumare da tre anni.

 

Commenti

9 Responses to “Fumo e arrosto”

  • Barbara scrive:

    nel farti mille in bocca al lupo per la tua rinuncia alle sigarette (si può fare, sono una ex fumatrice anch’io), prendo spunto dalle tue parole per riflettere sul vegetarianesimo.
    Mi balza qua e là per la testa da un po’ di tempo, ma ancora non ho trovato il coraggio di fare questa scelta.
    sarà perchè il pesce mi piace davvero troppo
    sarà perchè la poca, pochissima carne che compro e mangio è comprata con attenzione, presso un allevatore di cui mi fido e mangio praticamente solo quella poca che compro io
    sarà perchè …
    ho mille dubbi in testa
    e dato che io, quando scelgo una cosa, poi non torno indietro, nello scegliere di dire basta alla carne, devo essere proprio proprio convinta…

    • tascabile scrive:

      io invece, si sarà capito, quando scelgo una cosa poi torno indietro, ci ripenso, cado e ricado. con la carne alla fine ho deciso che basta, non ha senso mangiarla e non la mangio più. il “mi piace troppo questo o quello” è una cosa dalla quale passano tutti e per questo alla fine del post invito a non mangiarne per un po’ e poi riprovare a mangiarla. con il pesce non ho provato, devo essere sincera, ma con la carne sì e mi veniva da vomitare (eppure l’ho affrontata con parecchia gola eh :D). non è successo solo a me, ma anche a diverse persone che conosco, quindi non credo che sia una cosa soggettiva.
      per quanto riguarda le sigarette, fumare è una dipendenza assurda, so che si può fare perché ho smesso tante volte. quello che non riesco a capire è perché poi ricomincio sempre (sento una voce dentro di me che mi suggerisce la risposta :D).

  • Alice Twain scrive:

    Sai che per me il problema per la carne è proprio che dovrebbe essere sul serio “quella cosa preziosa, costosa, che si mangia nei giorni di festa”. Sono prpofondamente convinta che, al di là della scelta individuale del vegetarianesimo, che è legittimissima, sarebbe mlto più facile far capire all’itlaiano medcio che non è necessario mangiare carne a tutti i pasti e nemmeno tutti i giorni, che mangiarla una volta la settimana o giù di lì è più che sufficiente. IMHO questo contribuirebbe molto di più a risparmiare risorse che non adottare individualmente uno stile di vista vegetariano.

    • tascabile scrive:

      be’, quando ero carnivora non mangiavo la carne tutti i giorni, forse una volta a settimana (forse anche meno). il mio è sempre stato un problema legato all’etica, più che al risparmio delle risorse; non riesco a non pensare che quello che ho nel piatto era un essere vivente e non ce la posso fare. poi guardo il mio cane e no, non ce la faccio (sai che se tocchi le cosce del cane, sembrano cosce di pollo? a me fa senso, parecchio. mi rendo conto che ho dei problemi, ma è più forte di me :D)

  • giulia scrive:

    gran bel post! lo condivido in pieno, tutto. mi ha fatto sorridere il non voler “dare fastidio”: ancora adesso quando mangio in compagnia non so bene se pretendere rispetto per le mia scelte o quasi chiedere scusa per la “stranezza” di essere vegetariana…
    ho smesso completamente di mangiare carne dopo aver letto “se niente importa” di jonathan safran foer che mi ha colpito moltissimo perché oltre ai dati, precisi e terribili, affronta molto la questione culturale del cibo come fai tu in questo post. mi ricordo quando parla delle nuove tradizioni alimentari che si instaureranno per lui e per la sua famiglia, e conclude che ad esempio il ringraziamento sarà un festa bella e indimenticabile anche senza tacchino… probabilmente anche per il fumo bisogna cercare nuove abitudini e nuovi riti sociali che non prevedano la sigaretta (scusa se ho scritto tanto! e forza e coraggio per questa eco-fatica!!)

    • tascabile scrive:

      hai fatto bene a citare quel libro, che ho letto qualche mese fa e che mi ha motivata molto nel diventare vegetariana senza se e senza ma, uscendo dal mio farlocchismo di vegetariana part time :)
      a dir la verità, quello che mi ha colpito del libro sono altre cose (la scena del maiale credo che non la scorderò mai più in vita mia, purtroppo) ma ricordo il discorso sulle tradizioni che citi e a cui è un po’ ispirato questo post.
      per il fumo non so perché non essendo indispensabile quanto il cibo, probabilmente l’unica cosa sensata da fare è eliminarlo. certo, è durissima :)

  • Alice Twain scrive:

    Ah, da quel punto di vista io mangio qualsiasi genere di essere vivente, vegetali, alghe, animali superiori, animali inferiori, organismi unicellulari, funghi… Ancora non ho provato gli alieni, ma prima o poi… ;-P
    Seriamente, non metto certo in discussione la decisione di chi sceglie di non mangiare carne, ma per me il problema “oggettivo” resta l’abuso di queste risorse e non il loro mero uso. La questione etica, per me, resta soggettiva: alcune persone non riescono a mangiare i… Forse meglio “senzienti” in senso lato che viventi (che i miei poveri broccoli di oggi a mezzogiorno mi auguro siano stati vivi in passato) e buon per loro. Se vedo un cavallo vedo un bellissimo et coccoloso animale a cui dare lo zuccherino e fare i grattini sotto al barbello morbidino ma anche il brasato da fare con la polenta (ci ho la croppa tanta) ma non sento il bisogno di affettarlo seduta stante per farne brasato e involtini. però abbiamo milioni di perosen che, come un mio ex, se non mangiano carne tutti i giorni si “sentono deboli”, come se tutta quella carne fosse fonte di forza e non solo frutto di gola. E a livello “oggettivo”, cioè ambientale, questo è un problema che mi preoccupa di più.

    • tascabile scrive:

      sì, diciamo senzienti. sono riuscita a dispiacermi anche per la lattuga coltivata in vaso da me, ma non c’è paragone di fronte al maiale. nonostante abbia un bellissimo ricordo del prosciutto, preferisco non rendermi più complice della sofferenza che vivono prima di diventare affettati. la questione etica è senza dubbio soggettiva e io sono fin troppo sensibile al riguardo; come dici tu quella delle risorse non lo è, quindi c’è da farsi due conti.
      ps: non ho mai assaggiato un cavallo in vita mia quindi per me il cavallo resta cavallo (come il gatto, il cane, non rientra tra gli animali “mangiabili” perché non l’ho mai mangiato!)

      • Alice Twain scrive:

        Ah, ecco la differenza, per me cavallo è “salsiccia a basso contenuto di colesterolo”, gatto è “vicentini magnagatti” e cane è “Il cane bollito non è male, un po’ fibroso ma buono” (cit “Il piccolo grande uomo”), oltre a essere animaletti pucciosetti & coccolosi. MA suvvia, son comunista, mangio anche i bambini.

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