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Della necessità di avere meno

Torno a parlare delle cose, come promesso. Circa tre settimane fa, hanno rubato la bicicletta a Matteo, il mio compagno. L’hanno rubata nel cortile di casa, legata, sappiamo anche chi è stato ma non lo abbiamo visto, quindi non possiamo denunciarlo. La bici è quella della foto e Matteo l’aveva comprata sei mesi fa.

Ci teneva, alla sua bicicletta. La usava ogni giorno, la puliva, la adorava. Quando l’hanno rubata, non so se si è incazzato di più lui o io. Io non l’ho ancora smaltita, la rabbia. Mi capita spesso di ripensarci, ricordo vari particolari del manubrio, del portapacchi, penso a quanto fosse bella, a com’era contento Matteo quando è tornato a casa con la sua bicicletta nuova fiammante, comprata dopo mesi di valutazioni e ripensamenti. Penso alla sera in cui ce l’hanno rubata da sotto il naso; se solo mi fossi affacciata alla finestra, se solo avessero fermato la persona che ce l’ha rubata, possibile che non gli sia sembrato sospetto un tipo del genere con una bicicletta praticamente nuova?

Non credo che sia dovuto alla bicicletta in sè, in fondo era solo una bicicletta, per giunta nemmeno mia. Qualche sera fa raccontavo l’accaduto ad una persona che mi ha risposto “Be’, è che non bisogna tenere così tanto alle cose”. Già. A me spiace proprio perché so quanto ci teneva Matteo. Tenere alle cose non ha senso, le cose vanno e vengono, si rompono, si perdono. Eppure rivestiamo gli oggetti di un’importanza assurda; alcuni perché ci piacciono in modo particolare, altri perché ci ricordano persone o eventi importanti, altri ancora perché racchiudono qualcosa di noi, un pezzo della nostra storia.

Io sono piena di oggetti di cui non riesco a liberarmi; cose che non mi servono, che occupano spazio in casa, che spesso non so nemmeno dove siano di preciso, ma quando me le ritrovo in mano mi rimandano a qualcosa o a qualcuno o a un periodo significativo della mia vita. Potrei scambiarle, venderle, o semplicemente buttarle, ma non ci riesco.

Ma è tanto grave affezionarsi agli oggetti? Ci si affeziona anche alle persone, e anche le persone vanno e vengono, si rompono, si perdono. Eppure nessuno trova strano amare qualcuno; amare qualcosa lo è? Forse voler possedere qualcosa lo è, come con le persone. Una delle prime frasi di Matteo dopo il furto  è stata “spero che non la ridipingano, era così bella”. Insomma, non sei più mia, ma mi basta che tu stia bene. Forse questo è un modo sano di amare le cose, che devono fare la loro strada, che non saranno sempre nostre, che non ha senso tenerle chiuse in un cassetto solo per il gusto di averle. Per questo ho deciso che settembre sarà il mese del decluttering, un mese senza superfluo, un mese per liberarmi di tutto quello che non uso e che è abbandonato negli angoli della mia casa.

Resta inteso che rimarrò incazzata ancora a lungo per la bicicletta, anzi, se la vedete in giro per Milano avvisatemi :).

Commenti

21 Responses to “Della necessità di avere meno”

  • Laura scrive:

    Che bel post.
    Avevo già letto su FF del furto e mi spiace tanto (anche per la situazione correlata, che non è proprio il massimo). La tua è una domanda difficile però. A botta calda ti direi che “amare” le cose non è giusto, non è sano. Ma sicuramente non lo è nemmeno non dare loro nessun valore, forse. Devo pensarci :)

    • tascabile scrive:

      idem. razionalmente dico che è assurdo affezionarsi ad un oggetto ma poi se mi capitano per le mani cose magari legate alla mia infanzia è la fine :)
      ad esempio poco tempo fa ho ritrovato una scatolina piena di oggettini minuscoli e inutili che tenevo in una bacheca in cameretta. non posso darli via, perché sono vecchi e rovinati. che faccio, li butto? ma come faccio a buttarli??? disastro :)

  • Laura scrive:

    Per la cronaca, ho postato il link al tuo post sulla pagina FB di Minimo e contemporaneamente arrivava il tuo link… ;) Purtroppo non posso mettere like né commentare, ma volevo dirtelo!

  • Andrea Wise scrive:

    Buon decluttering!
    Ci ho provato ad agosto e ho ripulito metà dei posti che avevo in mente facendo il doppio della fatica preventivata. La soddisfazione è stata comunque incommensurabile. :)

  • L scrive:

    si vede che settembre ispira, perchè ho anch’io una mezza idea del genere in testa, anche se più in piccolo. Ne parlerò! Intanto a te buon lavoro!

  • elena scrive:

    Mi sento di incoraggiarti nello svuotare,in un momento in cui la mia casa si è ri-riempita di una serie di robe provenienti dalla chiusura della mia bottega. E mi sento soffocare…ma so che,una volta digerita la sensazione del fallimento, sarà più facile eliminare le cose. Al momento però, buttare via 10 chili di tè piuttosto pregiato mi fa star male…prevedo grandi aperitivi a base dell’ambrata bevanda

    • tascabile scrive:

      ma no, sei matta a buttare via il tè? :) prova a barattarlo, magari in cambio di servizi piuttosto che di altri beni, così non ti ri-riempi di nuovo la casa! sei iscritta a zerorelativo?

      • Laura scrive:

        Concordo con Tascabile, fare decluttering è una cosa, buttare indiscriminatamente/sprecare quello che ti è costato tempo e denaro un’altra! Come alternativa considera anche eBay/eBay annunci (è un po’ sbattimento ma funziona)

      • elena scrive:

        si che sono iscritta…ma non vorrei barattare, vorrei eliminare…-già stanno partendo attività di swap party (scambio tè al posto di vestiti, pensa che roba)

  • Annaelaneve scrive:

    Molte persone (me compresa) hanno questa tendenza ad accumulare oggetti. Io l’ho risolta un po’ per necessità (trasloco molto spesso) un po’ liberando periodicamente gli armadi, i cassetti, ecc. Eppure pochi oggetti sono davvero parte della nostra storia…credo sia un meccanismo di sopravvivenza in stile formica che accumula. Mi piacerebbe indagarne le cause psicologiche, perché se noti ci sono due tipi di persone: quelle che buttano via tutto e quelle che accumulano.

  • Francesca scrive:

    Bel post..fa pensare..certo non bisognerebbe affezzionarsi alle cose, ma come hai fatto notare la stessa cosa vale per le persone,o per i nostri animali..Pochi mesi fa la mia gatta è stata male e mentre la aspettavo dal veterinario ho pensato la stessa cosa: “Non avrei dovuto affezzionarmi così tanto”.Secondo me però il problema dell’accumulo e dell’affezionarsi agli oggetti non è necessariamente collegato:proprio il non affezzionarsi secondo me porta a buttare le cose, a comprarne di nuove, a cambiarle continuamente. Se comprassimo meno cose e ci affezzionassimo a quelle il problema dell’accumulo diminuirebbe notevolmente.

  • Matimilli scrive:

    Niente di male, secondo me. Accumuliamo cose perché in quel momento ci sembrano importanti, perché siamo fatti anche di desideri. Impulsi stimolati spesso dall’esterno che nemmeno sentiremmo se decidessimo, una volta per tutte, di volare un po’ più in alto, di guardare un po’ più in alto. Come spero faranno le prossime generazioni, per forza di cose meno viziate dal consumismo e magari più concrete. Ho trascorso molti anni concentrata sul lavoro, molto impegnata e più mi impegnavo e più guadagnavo; più guadagnavo e più incredibilmente spendevo. Poi basta, cambio radicale.
    Adesso fatico a credere quanto meno si possa spendere per vivere e quante cose che sembravano indispensabili non hanno alcun senso. Ho iniziato le mie “pulizie” in casa già da una decina di giorni e faccio con calma gustandomi ogni sera quel pezzettino di spazio invisibile o di aria in più che ho conquistato… Ho donato molto: avevo molte cose doppie (ho lavorato in un’altra regione per 6 anni) praticamente nuove, cose che sono sicura saranno utili ad altri. Ecco, a parte i piccoli ricordi che ci inteneriscono, per liberarsi di tante cose basta pensare agli altri: c’è sempre qualcuno che ne ha più bisogno del nostro armadio o del nostro ripostiglio! Fai posto e ti senti pure buono… meglio di così! ;)

  • Davjdek scrive:

    Posso capirvi. Affezionarsi agli oggetti è umanissimo e inevitabile, come affezionarsi alle persone. Ma in questo caso non è un oggetto né una persona qualunque. Una bicicletta, se credi nel sistema di valori che ad essa si accompagna, è parte del tuo corpo, parte della tua anima. Perderla in un modo così crudele è davvero una ferita che non si rimargina facilmente. Ne so qualcosa perché l’ho provato anch’io.

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