La fatica super

Una delle prime mete dopo il rientro è stata la grande distribuzione. Andiamo a fare la nostra super spesa in uno degli ipermercati più iper della zona: l’Auchan. Lì si trova tutto, davvero tutto, ci vado per quello, perché se un prodotto non lo vendono all’Auchan, non esiste. La comodità di trovare in un unico posto i prodotti alla spina e il cibo biologico per noi e per i nostri animali mi fa sopportare la ressa, la confusione, lo smarrimento che provo di fronte a tutto quel troppo in cui non riesco mai a trovare niente. E le casse automatiche, stupide macchine senza persone, che non capiscono mai che ho fatto quello che mi dicono, ho messo il prodotto nella busta, l’ho fatto, ma lei continua a dirmi con quella voce metallica di apporre il prodotto nell’apposito sacchetto. Esco col mal di testa per colpa delle luci bianche, del rumore frastornante di voci e radio in sottofondo, della cassa sfiancante. Però ho trovato tutto; ho speso come al solito più del dovuto.

La pace dei sensi conquistata in vacanza spazzata via da qualche ora persa tra le corsie di un ipermercato incredibilmente iper. Talmente iper che un tempo le commesse viaggiavano da un reparto all’altro sui pattini. Torno a casa e decido che la mia fatica di agosto sarà quella di tenermi alla larga da questi edifici di culto del consumismo. Lontana per un mese dalla grande distribuzione, dagli scaffali che urlano comprami, dai colori delle offerte speciali, dai cestoni dove rovisti anche se non ti serve nulla perché magari trovi un’occasione. Avrei dovuto farlo tempo fa, ma qui i supermercati crescono come funghi, resistere alla tentazione di entrarci è impossibile. Sono aperti fino a tardi, a volte anche la domenica e nei giorni di festa, a salvarti dalla tue dimenticanze e dalla tua scarsa organizzazione.

Ieri sono tornata dal contadino: tre euro e niente stress per i miei tre chili di verdura appena raccolta. Nessuna luce a rendere più belli quei frutti della terra già belli così, sporchi e imperfetti e buoni, com’è la natura. Ho comprato il formaggio al mercato, da quel signore con la faccia rossa e piena: ho il salamino buono. Non lo mangiamo, non mangiamo carne. Allora ci allunga un assaggio di parmigiano, perché qualcosa deve farci provare, la sua roba è buona. Non è la cassa metallica che mi intima di fare cose che ho già fatto, è una mano che mi porge un dono. Nei giorni di mercato fanno un pane speciale, ne prendiamo un filone e torniamo a casa a mangiare bruschette con l’olio buono e formaggio col miele, come in vacanza.

9 commenti

  1. Come ti capisco:anche a me i supermercati e i centri commerciali stancano da morire:le luci, la musica alta, il brusio, le persone sempre nervose..per non parlare del riscaldamento altissimo d’inverno e dell’aria condizionata a manetta d’estate.
    Pero’,come te, non posso farne a meno:un po’per la comodità di trovare in una volta tutto quello che cerco, un po’per gli orari che permettono anche a chi, come me, lavora tutto il giorno, di fare la spesa alle 21 di un giorno qualsiasi e di evitare di doverci andare il sabto mattina o il sabato pomeriggio,quando la cosa diventa davvero insostenibile.

    1. Autore

      io so già che mi ritroverò senza cibo, sarà domenica (o il 15 d’agosto) e mangerò le gambe del tavolo :)

  2. questa è un’ecofatica bellissima! io ormai al supermercato non ci vado praticamente mai, quando ci vado, lo faccio principalmente x comprare aceto, bicarbonato, alcool e qualche altra materia prima per la pulizia o cose così. Poi, ahimé, ci sono le crocchette per il gatto, che è una cosa che vorrei proprio eliminare, ma non ci riesco ancora:-(! A questo proposito volevo chiederti: tu come fai con i tuoi gatti? hai trovato un’alternativa sostenibile? io ho visto che ci sono delle crocchette vegane che si possono ordinare, ma al momento non posso proprio permettermele:-(. fammi sapere per favore

    1. Autore

      nei negozi di animali – o all’auchan ;) – si trovano quelle di almo nature. al cucciolo bubba prendo quelle della valpet, le dado kitten. costano un bel po’ di più rispetto a quelle tradizionali, è vero. potresti comprare le ali di pollo e cucinargliele (io non ho assolutamente voglia di maneggiare carne per cucinarla ai gatti, lo ammetto!). al momento non ho nessuna intenzione di sottoporre i gatti ad una dieta vegana, perché sono carnivori e non mi va di imporgli una dieta “contro natura”. già, povere bestiole, vivono castrate e in appartamento, pure vegane no dai, non me la sento :)

  3. I sostenitori delle crocchette vegane dicono che il gatto ormai è diventato un animale domestico e quindi non ha più bisogno di avere la stessa alimentazione di quando era selvatico. Dicono anche che in natura i gatti non mangerebbero comunque mucche o maiali e altri grandi mammiferi che vengono normalmente dati loro, e forse neanche polli (?).
    Non so se abbiano ragione o no, e come stanno i gatti vegani, bisognerebbe sentire qualcuno che ce li ha:-). Cmq per il momento cercherò le crocchette almo nature, che se non altro saranno un po’ più sostenibili, credo, in attesa di trovare una soluzione migliore. Grazie del consiglio quindi!

    1. Autore

      io cerco di prendere le pappe al pollo e alla selvaggina, perché questo film dei gatti che non mangerebbe manzo in natura me lo sono fatto anch’io qualche mese fa :) però non me la sento di togliergli la carne del tutto. tra l’altro non conosco nessuno che ha gatti vegani da tempo, quindi non mi va di rischiare sulla loro pelle :)

  4. Anch’io nutro il mio gatto con la Almo (costicchia però!) più che altro perchè mi pare “salutare” come cibo (rispetto a Kite Kat ecc.. che io chiamo il “Mc Donald’s dei gatti”). Vero che i gatti in natura non mangerebbero manzi, polli e tonni (in effetti non ci avevo mai pensato!) ma i gusti di carne sono studiati per essere “accettati” da noi umani che decidiamo e compriamo per loro. I nostri gatti forse preferirebbero qualche bella scatoletta gusto topolino o uccellino ;-D però non credo che noi saremmo disposti a comprarla e maneggiarla..
    (Tatiana vorrei scriverti, hai una mail?)

    1. Autore

      non c’ero arrivata al perché le scatolette dei gatti fossero al gusto manzo, pollo, tonno eccetera. credevo semplicemente che, dato che macellano quegli animali per noi umani, gli venisse più facile usare gli scarti di quegli animali per le scatolette, piuttosto che allevare topi apposta.
      puoi scrivermi a spaziodelleidee@gmail.com :)


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