sostenibilità, risparmio, autoproduzione, esperimenti di decrescita :)

Esperimenti di vita vegana

Oggi è il mio quinto giorno da vegana a tempo determinato e per il momento me la sto cavando alla grande; ho addirittura mangiato fuori senza piangere a dirotto di fronte al menu. Ma andiamo con ordine e affrontiamo un punto per volta.

La spesa
Al supermercato si è al sicuro finché si rimane nel reparto ortofrutta. Oltre, il pericolo è sempre in agguato. È vero che oggi è molto più facile trovare surrogati del latte e del burro sugli scaffali, ma i derivati animali si nascondono dove meno te l’aspetti. Chi come me è vegetariano (o chi ha delle intolleranze) è abituato a leggere le etichette e così scopre che la margarina vegetale Gradina contiene siero di latte in polvere e che la panna vegetale Gran Cucina ha tra gli ingredienti il latticello. Bisogna quindi stare sempre molto attenti e non fermarsi all’etichetta “100% vegetale”, per evitare di avere sorprese.

La colazione
Questo punto è stato risolto immediatamente perché grazie agli chef di Veganblog mi sono fatta una cultura sui dolci vegani e se fino a qualche mese fa mi sembrava impossibile sostituire degnamente latte, uova e burro in una torta, oggi mi sembra quasi un gioco da ragazzi. Non so ancora riprodurre un cornetto e non ho ancora sperimentato i biscotti, ma per il momento la mia colazione è salva grazie al buonissimo plum cake che ho copiato da qui e ad un’ottima ciambella al cioccolato e pere (la ricetta in questo caso è di Clarissa, veganissima piacentina che organizza corsi di cucina). I sapori sono meno burrosi e più delicati, il risultato finale è meno pesante da digerire e la preparazione richiede meno tempo e fatica.

Fuori casa
Pensavo di morire di fame fuori dalle mie quattro mura, invece ho scoperto che la pizza senza mozzarella non è poi così male e non è la fine del mondo mangiare una bruschetta o un panino senza formaggi e salse. Domenica mi sono sentita una specie di salutista tutta verdure e fitness super gnocca (se non ci fosse stata la mia cellulite a riportarmi alla realtà ci avrei creduto davvero) pranzando con verdure in pinzimonio accompagnate da una centrifuga di frutta; sono sopravvissuta, e anzi, la digestione è risultata molto più semplice del solito e non ho sofferto del classico abbiocco post-pranzo.

A casa
Dopo il Veg-bab, Matteo ha cucinato per me degli squisiti spiedini con seitan, peperoni e cipolle e si è cimentato nella produzione del suo primo non formaggio, a base di latte di soia, arachidi e spezie.
In fondo questa fatica non è poi così faticosa; si mangia bene, si sta leggeri e in un modo o nell’altro ci si nutre ugualmente. Certo, bisogna abituarsi a nuovi sapori e a volte capita di fare dei grandi sospironi pensando alla panna montata, al tiramisu e a tutte quelle cose che mai e poi mai avranno lo stesso sapore senza gli ingredienti originali, ma se sono stata capace di rinunciare al salmone e al prosciutto di Parma (sospirone), rinunciare a latte e uova mi sembra meno arduo. Da vegetariana, passare ad essere vegana non è così traumatico: è un po’ come essere una vegetariana intollerante al lattosio che odia le uova.

Sorrido molto in questi giorni pensando ai discorsi che feci a Claudia quando mi disse di voler diventare vegana, meno di un anno fa, quando per me essere vegani significava essere estremisti ed era assolutamente fuori discussione che io rinunciassi alla Nutella o al gorgonzola. Se mentre leggete state pensando “no, io mai”, sappiate che nessuno è fuori pericolo: i vegani sono tra noi e potrebbero contagiare anche te :)

PS: chi fosse interessato a seguire un corso di cucina vegana, può contattare Clarissa all’indirizzo rclarissa@email.it

 

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