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I saldi, la crisi e il mese senza acquisti

Che proprio in questo periodo in cui ho deciso di non effettuare acquisti, ci siano i saldi, è abbastanza ironico. Pare che io l’abbia fatto apposta, ma in realtà ho scoperto di essere nel mese dedicato alle spese folli da minimo e ho goduto molto nell’immaginare tutta quella gente accampata a Serravalle mentre io mi crogiolo nella mia disintossicazione da shopping compulsivo. Leggendo il post di minimo mi sono venute in mente una serie di domande. Quella che le riassume tutte è: perché?
Perché in un momento di crisi come questa, la gente prende d’assalto gli Outlet, come se la priorità in questo periodo fosse essere alla moda?

Dato che sono da sempre un po’ marzulliana, mi sono data anche una risposta: la gente non vuole ammettere che siamo tutti – chi più chi meno – con le pezze al culo. Ci sono le loro scarpe a dimostrarlo, i loro pantaloni griffati, le loro macchine che finiranno di pagare a crisi finita (cioè fra moltissimo tempo), i loro ipad, ipod et similia: i loro status symbol ci dicono chiaramente che con le pezze al culo saremo noi, non loro, che possono ancora permettersi lo stile di vita di prima.

In realtà questa crisi esiste da almeno dieci anni; io probabilmente l’ho percepita subito perché entravo nel mondo del lavoro proprio mentre lei faceva capolino nelle nostre vite. Già dieci anni fa trovare un lavoro in regola era un terno al lotto e non per nulla sono precaria da sempre. Questo ha determinato il non-acquisto di una casa, le non-rate della macchina, le non vacanze se non posso permettermele, il non-abbigliamento di marca nemmeno in saldo. Ha significato, per me, fare solo ciò che potevo permettermi, perché non è mai stato possibile accendere un mutuo, chiedere un finanziamento o avere una carta di credito. Non ho mai avuto vergogna di ammettere che sono una persona umile o, se preferite, povera.

Quando ero più giovane non era così facile, invidiavo parecchio i miei coetanei che potevano permettersi l’università, l’auto, la settimana bianca, le vacanze al mare, il tutto senza lavorare. Nel frattempo io mandavo avanti il mio piccolo bilocale nella bassa padana con settecento euro al mese di cui quattrocento se ne andavano per l’affitto. Oggi le cose sono cambiate? Sì, sono cambiata io, ho iniziato a vedere le mie carenze economiche come una risorsa, ho imparato ad adattarmi, a reiventarmi ogni giorno, a mettermi in gioco e a non vivere le difficoltà economiche con frustrazione e angoscia. Ora la crisi non c’è solo per me, c’è per tutti. Quindi mi domando seriamente perché ora che è possibile fare mal comune mezzo gaudio, la stragrande maggioranza delle persone non voglia ammettere che la propria vita si è modificata, che le esigenze sono cambiate, che le aspettative si sono abbassate e che è ora di cambiare stile di vita, di decrescere. Non è più tempo di dimostrare niente a nessuno, non è più il momento di sprecare tempo a fare la fila all’Outlet, non ce n’è più per nessuno, è ora di rivedere i propri valori. Sembrerò una predicatrice, ma credo davvero che in tempi come questi, l’unica cosa da fare sia tornare indietro, perché abbiamo decisamente sbagliato strada e la crisi economica e quella ambientale sono lì a dimostrarcelo.

PS: l’immagine è presa da internet, ma non sono riuscita a trovare la fonte originale.

Commenti

9 Responses to “I saldi, la crisi e il mese senza acquisti”

  • Alice Twain scrive:

    Eh, aspetta un po’ però: io possiedo tre paia di pantaoloni estivi e uno dei tre è in pessime condizioni, qiomndi devo comprarmi un paio di pantaloni. Il problema non sono i saldi in sé, che per chi comunque compra perché necessita rappresentano un’ccasione vera di risparmiare, quanto il fatto che la gente compri senza avere bisogno, ma la gente compra senza avere bisogno anche fuori dai saldi. Il problema è la testa della gente.

    • tascabile scrive:

      la mia riflessione nasce da cose tipo: un’ottantina di camper accampati di notte in attesa dell’apertura dell’outlet. accamparsi per un paio di pantaloni griffati non è sano, secondo me :)

  • yliharma scrive:

    perfettamente d’accordo con te! mi sa che hai centrato il punto: compriamo per non far vedere “agli altri” che siamo poveri.
    per quanto mi riguarda sto sperimentando la tattica del “pensa prima di portare alla cassa”, ovvero mi fermo un attimo con la roba in mano e mi chiedo se mi serve davvero o se lo compro solo perché è conveniente. e in ogni caso non esco più senza la lista della spesa: mi servono 1-2 paia di jeans, 2 maglioncini non troppo pesanti per la prossima primavera, 2 maglie a manica lunga.
    e il tutto rigorosamente NON all’outlet (odio la folla…) :D

    • tascabile scrive:

      folla a parte (che odio anch’io), io sono stata in un outlet una sola volta nella vita, uno o due anni fa, a fidenza. sono rimasta basita; non so se siano tutti così, ma quello di fidenza è praticamente un piccolo villaggio con la piazzetta, i bar, i punti ristoro e ovviamente negozi a raffica. le persone, le famiglie, ci passano la giornata. mi ha fatto una tristezza incredibile. l’idea di costruire un paesello dello shopping mi sa di malato, ancora più del centro commerciale.

  • Mary scrive:

    Assolutamente d’accordo con te. Ti confermo che anche a Torino i centri commerciali continuano a strabordare di gente.
    Qui vicino casa mia ce n’è uno e sotto Natale e i primi giorni dei saldi c’erano molte, troppe, macchine parcheggiate ovunque! Poi la gente (quella che lavora tra l’altro!) si lamenta che si fa fatica, che c’è la crisi..però hanno l’i phone, l’i pod e quant’altro.Zero voglia di sbattersi, di informarsi e di cercare delle alternative, il punto è questo secondo me.

    • tascabile scrive:

      io non ho avuto il “piacere” quest’anno di verificare cosa sia successo nei centri commerciali della mia zona, ma posso immaginare che anche da queste parti ci sia stato il delirio.
      sulla voglia si sbattersi, è vero: più facile andare all’auchan di turno o negli outlet che cercare delle alternative.

  • Annaelaneve scrive:

    Non credo che in Italia si arrivi a simili eccessi

    http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/13/news/cina_sospesa_vendita_iphone-28021001/?ref=HRERO-1

    Mi sei venuta in mente tu, forse a questi un mese senza acquisti farebbe davvero bene! Ma gli oggetti non dovrebbero rendere la vita più comoda e facile? Vivere per gli oggetti?! Mah!

  • silvia scrive:

    oggi ero davvero davvero giù.
    poi ho finito di leggere la tua riflessione e qui “mettermi in gioco e a non vivere le difficoltà economiche con frustrazione e angoscia” qui niente m’è venuto un po’ il sorriso.
    la frustazione e l’angoscia, carissime amiche, e non perchè non posso comprarmi un paio di pantaloni all’outlet (ci mancherebbe. ODIO la moda griffata.) ma perchè non posso quello che vorrei un minimo. cioè vivere :) però poi a “mettersi in gioco” ci vuole poco a volte. e a volte anche scrivere un commento fa parte di questo. Poco? forse per me moltissimo.

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