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La spesa proletaria

Come promesso, eccomi a parlarvi del biologico e vegan low cost. Generalmente per l’acquisto di prodotti di questo tipo mi affido ad un piccolo emporio biologico della mia zona; compro prevalentemente i “contorni travestiti da secondi” cioè cotolette, polpette, arrosti rigorosamente vegetali. Sto anche attenta a che non contengano olio di palma, ma solo olio di oliva o di girasole e che siano prodotti in Italia. Mi trovo bene, sono buoni, sono sani, sono bio, sono italiani, ma va detto che costano uno sproposito. Se è vero che paragonati al filetto di manzo il loro prezzo è più che onesto, è vero anche che rapportati a ciò che in realtà sono (cioè verdure travestite da bistecche) dovrebbero costare almeno la metà.

La stessa cosa a mio parere vale per il biologico: perché se tu non usi pesticidi ma ti affidi alla lotta integrata, io devo pagare il quadruplo per il tuo prodotto? Ce l’avranno un costo questi benedetti pesticidi, no? E se tu non li utilizzi, com’è che le tue mele costano di più? È chiaro che mi sfugge qualcosa, ma finché non saprò cosa, i conti continueranno a non tornarmi.

Per fortuna il biologico sta imperversando ovunque e ormai non è assolutamente raro trovare prodotti bio sugli scaffali dei supermercati; anzi le catene hanno addirittura da tempo la loro linea dedicata. Ho sentito qualcuno dire che non c’è da fidarsi di quel tipo di biologico, ma nella mia testolina mi domando: se due prodotti hanno lo stesso marchio europeo, non sono biologici allo stesso modo? Voglio dire, gli standard per ottenere la certificazione valgono per chiunque, quindi do per scontato che l’Azienda A mi offra un prodotto biologico tanto quanto l’Azienda B, anche se l’Azienda B me lo fa pagare quattro volte tanto. Premesso ciò, da pochi giorni grazie a Discount or die ho scoperto che non esiste solo il biologico da supermercato, ma c’è anche quello da hard discount, ancora più economico e, udite udite, esistono pure prodotti vegan a prezzi che più competitivi di così sarebbero gratis.

Nello specifico da Penny Market ho trovato: cotolette vegetali (versione vegan 100% vegetale e versione vegetariana con formaggio) al prezzo di 1,99 euro per 200 grammi di prodotto; latte di soia (al naturale, al cioccolato, alla vaniglia) a ben 0.99 centesimi per un litro; latte di riso (non ricordo più il prezzo) e budini vegetali alla vaniglia e al cioccolato (1,99 euro per quattro budini).
Niente di tutto ciò è biologico, ma non mi sono voluta formalizzare e ho comprato tutto. Per il momento ho provato il budino al cioccolato marca Joya, davvero ottimo. In genere questi prodotti a base di soia funzionano così: dapprima vieni raggiunto da un’esplosione di cioccolato e zucchero e pensi “mmm”, poi un secondo dopo arriva quel sapore lì, di fagiolo, di carta, di soia insomma e sulla tua faccia si stampa l’inconfondibile espressione di disgusto. Ecco, con questo budino ci si ferma alla prima fase, dunque è promosso a pieni voti.

All’IN’S invece hanno una linea completa di prodotti bio italiani e certificati, che comprende: pasta, riso, passata di pomodoro, un paio di surgelati, brioches, biscotti, gallette di riso, marmellate, miele eccetera. Per fare qualche esempio: 450 grammi di piselli surgelati o di minestrone costano la bellezza di 0,99 centesimi, il vino biologico te lo tirano dietro a 1,79 euro e le crostatine alla marmellata adatte anche a vegani costano 1,59 euro. Forse le materie prime non saranno il massimo della qualità, ma vogliamo guardare il capello? Poi, diciamo la verità, ho provato una crostatina e ha lo stesso odore e sapore di quelle che pago tre volte di più; ha solo una consistenza diversa, migliore a dirla tutta, perché non si sgretola in mille briciole al primo morso come le sue colleghe alto-borghesi. Ho assaggiato anche il vino bianco e ha passato il mio esame organolettico, nonché quello di Matteo, più esigente di me in fatto di vino (io sono un po’ come Albanese: è bianco, è rosso, ve lo ricordate?).

In questi ultimi anni ci hanno insegnato che biologico vuol dire costoso, perché la qualità si paga, non è un diritto mangiare bene, devi avere i soldi e devi averne tanti, se non li hai vai al discount e mangi la spazzatura che ti meriti. Infatti ho fatto così, ma sorpresa delle sorprese, ho scoperto che anche al discount posso mangiare bene. O almeno illudermi di.

 

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Commenti

23 Responses to “La spesa proletaria”

  • gabriella scrive:

    Se un contadino non usa i pesticidi ha un raccolto inferiore e per vivere deve far pagare di più i suoi prodotti: secondo me.

  • silvia scrive:

    spesa super-proletaria tutta la vita. che poi diciamolo è solo in Italia che fa proletario il discount! anche Lidl ha le sue cose “biologiche” a suo tempo anche fairtrade (c’era il succo d’arancia e lo zucchero di canna che io ricordi) ma sembrano spariti. in compenso il latte di soia biologico c’è ancora a 99 cent! sul vegetariano/vegano non bio i discount hanno cose fantastiche: i surgelati o i prodotti pronti a base di soia. (basta controllare gli ingredienti ci si mette 8 secondi in più). sul consumismo siamo lì ma almeno spendi la metà (o 1/4 se prima facevi spesa da coop o conad!)

    • tascabile scrive:

      al lidl di qui lo zucchero di canna del commercio equo c’è ancora (un euro e qualcosa mi pare), poi hanno la pasta bio e integrale. il latte di soia ora che me lo dici l’ho visto ma non ho indagato sul prezzo (sabato vado in missione). succo d’arancia non pervenuto, ma può essere che non l’abbia visto. i prodotti a base di soia invece credo non li tengano, purtroppo.

  • Luby scrive:

    Allora vediamo:
    Io come te compero il latte di soia al penny se ci capito.
    Si conviene.
    Ma leggi bene gli ingredienti, please….
    Ripeto, lo compero perche’ mi piace, perche’ e’ economico, ma tutta quella lista tra gli ingredienti non mi piace.
    Quello che compero ora e’ vero che costa 2 euro ma tra gli ingredienti trovo solo: soia acqua e sale- stop.

    Le cotolette veg mi sono sfuggite, grazie della dritta!!!!!

    Le mele bio costano di piu’ perche’…. Perche’ non usando pesticidi e company ne crescono un quinto su un albero, i tizi che le producono per rifarsi dei costi di produzione zac, devono fare ricarichi.
    Poi ovvio trovi quelli che ci marciano da paura!
    Come risolvo?
    Compero al super la frutta bio che svendono!
    Si perche’ quella bio di solito siccome non e’ bella a vedersi la gente la snobba, la gente sta lontana da quei prezzi.
    Poi dopo tre giorni il mio super che mi fa?
    Mi fa sacchetti misti di frutta e la svende a meta’ dei prezzi non bio!
    Esempio?
    12 banane le ho pagate 80 centesimini :)
    50 per 5 mele un poco deformi, un avocado ed una papaia del commercio equosolidale.

    Per il resto ragazzi bisogna leggere bene le etichette, comprare prodotti di stagione e si, se necessario andare nei discount,la panna vegetale e altro ce lo hanno loro e confermo a prezzi moooolto bassi!
    Per il vino pero’ sorry… Vivo con un somelier… E imparentata con un altro somelier munito di enoteca e ditta di rappresentanza di vini
    :) di bio ne posso sceglier a bizzaffe :)
    Ma il mio e’ solo c..o ;)

    • tascabile scrive:

      noooo, Luby, non ho guardato l’etichetta del latte di soia. ora vado a leggerla e mi suicido (anzi, prima aspetto di vedere l’etichetta di quello del lidl, magari è migliore e stando a quanto dice Silvia ha lo stesso prezzo).
      per quanto riguarda la frutta e la verdura, io non la trovo bio in nessun supermercato, solo da Naturasì e costa come l’oro. quella che trovo al super è dell’almaverde bio e:
      1. vendono prevalentemente frutta che io non compro perché arriva dall’altra parte del mondo (esempio: banane);
      2. tutto è confezionato in vaschette di polistirolo e pellicola.
      quindi per comprare frutta e verdura sfusa e italiana devo comprarla o a peso d’oro o non biologica.
      per il resto, trovare i prodotti bio e veg confezionati che cito nel post è stata una manna dal cielo :) (a parte il latte di soia, che ora vado a controllare!)

  • chiara scrive:

    Ciao a tutti!
    anche io compro bio e sono vegan.
    e concordo che in negozi come Natura Si tutto costa molto.
    bene io ho risolto entrando a far parte dei GAS, gruppi di acquisto solidali, basta informarsi, ci sono per tutti i gusti e in tutta italia.
    inoltre qui a Roma ma immagino anche in altre zone d’italia ci sono ogni weekend i mercatini bio, dove si compra la frutta e la verdura davvero a km 0 e quindi economica, la scorsa domenica ho acquistato verdure x tutta la settimana alla modica cifra di 8 euro.
    per chi è di roma consiglio http://www.cittadellaltraeconomia.org/
    e questo il link della rete gas italiana http://www.retegas.org/
    i prodotti vegan li acquisto o su internet o li cucino da me…ottimi!

    • tascabile scrive:

      il problema per me è che il gas della mia zona non offre prodotti a prezzi convenienti, anzi. inoltre vendono prevalentemente cose che non compro (formaggi, carne, marmellate, miele); per quanto riguarda la frutta e la verdura in questa zona non cresce molto e quel poco che cresce non è biologico perché vivo in un posto molto inquinato quindi la certificazione bio qui se la sognano! comprare dal gas di qui non si traduce nel comprare dal produttore bio a chilometro zero, perché temo non esistano proprio i produttori bio a chilometro zero (bisogna uscire dal lodigiano per trovarne e non è più a km zero); immagino che sia per questo che i prezzi non sono particolarmente competitivi. d’estate compro la verdura da un contadino vicinissimo a casa mia che non è bio, ma d’inverno non coltiva nulla.
      forse potrei provare a rivolgermi o al mercato della coldiretti o ad un gas vicino :)

  • Mary scrive:

    Io per ora mi regolo comprando frutta e verdura ai farmer’s market e con circa 8/9 euro sono a posto per una decina di giorni. Per il resto compro quasi tutto alla Coop che mi sembra abbia dei buoni prezzi(il latte di soya costa 1,50 circa)e tutti gli altri prodotti come seitan, tofu e secondi vegan in genere vado alla Biobottega, ma hanno davvero dei prezzi esagerati. Ma ora che so che anche nei discount vendono prodotti vegan farò di sicuro un salto!grazie :)

    • tascabile scrive:

      subito dopo il tuo commento ho cercato i farmer’s market su google e ho trovato: http://www.mercatidelcontadino.it/dovesono.html
      guarda la mappa, nella zona di Lodi c’è il deserto! questo va a confermare quanto detto nel mio commento in risposta a Chiara e cioè che qui è meglio non coltivare a causa dell’inquinamento! che disastro :(
      lunedì prossimo passerò al mercato della coldiretti ma non credo vendano prodotti biologici; chiederò, ma secondo me se sono prodotti a chilometro zero non sono bio e viceversa!

  • Elena scrive:

    Io acquisto bio al CuoreBio nel paese accanto al mio, e per il resto mi rifornisco in un negozio qui in paese. Leggo bene le etichette, cerco prodotti a km zero, e tendo a fare il più possibile prodotti fatti in casa. Le cotolette vegetali le si può fare in mezz’ora, lessando degli spinaci, unendoli a del miglio lessato avanzato dal pranzo o dalla sera prima, un po’ di farina e un goccio di latte di soia, formare delle polpettine da cucinare in forno per 15 minuti…Costo, per 2 persone: credo 50 centesimi ^_^ bio, vegan e con tanto amore!!!

    Ho letto del tuo blog su Terra Nuova, e ti seguo!ciaooo

    • tascabile scrive:

      ehm, mi sono cimentata nella produzione di cotolette veg qualche sera fa ma stendo un velo pietoso sul risultato… :D finché non otterrò un risultato commestibile, credo che continuerò ad acquistarle già fatte ;)

  • Neva scrive:

    Ho in cantiere un post sullo stesso tema! :)

  • irene scrive:

    Ahaha, che figata le robe vegan al Penny! Non ci avrei mai pensato. Ci farò un salto!
    Il problema come sempre è riuscire a mettere assieme bio, vegan, equo e solidale. Le cose del discount costano di meno, ma non posso fare a meno di chiedermi quando ciò dipenda non solo dalle materie prime di bassa qualità, ma anche dal salario e dai diritti dei produttori e dei lavoratori. Ciò che trovo difficile da capire in questa “rivoluzione bio” è il fatto che sia negletta tutta la parte sociale, non ambientale, del lavoro.
    Questo non vale nel campo dei prodotti vegani perché in questo caso mi sembra che i loro prezzi siano artificiosamente alti e quindi non ci sia ingiustizia a pagarli la metà…
    Per quanto riguarda i GAS, io mi sono unita da poco a un gruppo di persone giovani che stanno attente al risparmio, quindi più o meno ce la facciamo, anche se, sì, si tratta di cose più care di quelle comprate al supermercato, ma quello che pago di più non è solo la qualità ma soprattutto la “giustizia” dello scambio, per me è importante.

    • tascabile scrive:

      verissimo, riuscire a fare bio, vegan e equosolidale in un colpo solo è un’impresa.
      per quanto riguarda la giustizia sociale, sui prodotti bio dell’in’s c’è scritto “prodotto in Italia”, quindi possiamo facilmente immaginare le condizioni di lavoro (saranno tutti precari, se va bene). gli altri prodotti arrivano dall’Austria, dall’Olanda e dalla Germania, che forse se la passano meglio rispetto agli italiani, ma non è detto. trovare aziende che oggi garantiscano il giusto compenso e condizioni di lavoro dignitose la vedo durissima.

  • whatever scrive:

    confermo quanto detto in merito al lidl: oltre al latte di soia, la linea bio comprende di sicuro almeno la tisana (1.19 credo), la camomilla e le gallette di riso ricoperte di cioccolato!

  • Ninphe Sélène scrive:

    Io al momento di bio prendo le uova (che me ne frego che costino un po’ di più, ma almeno mi sento in pace con me stessa), passata di pomodoro, insalata e minestrone…e quando scappa qualche offerta “che non posso rifiutare” prendo anche altro. Faccio la spesa online e risparmio tempo, benzina e malditesta.

  • roberta scrive:

    ho comprato delle uova in in’s… bio ma in gabbia!!!! sono rimasta sconvolta!!! =(

  • Falco scrive:

    Ciao Tatiana, sei fortissima.. anche dal vivo!!
    Leggi il mio ultimo post sul blog di Francesca ecoxcorsi.blogspot.com
    Sono un novello, quindi mi piacerebbe un tuo parere!
    Grazie e forza BIO
    Falco

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