sostenibilità, risparmio, autoproduzione, esperimenti di decrescita :)

Del lavoro e di altri demoni*

Da un paio di mesi sono scomparsa dal blog e latito sui vari social network per una serie di motivi che mi hanno portata ad allontanarmi dalla scrivania e, di conseguenza, dal PC. Uno riguarda il mio strano decluttering, che prevede cinque giorni di palestra a settimana (questa rientra nelle cose che non avrei mai pensato di fare, e invece); mangiare meno e meglio e avere uno stile di vita più attivo mi ha fatto perdere quattro chili in due mesi. Ho scoperto che per dimagrire di un chilo (o per ingrassare) è necessario non assumere (o assumere) settemila calorie, che corrispondono a una notevole quantità di cibo; quindi in due mesi ho risparmiato ventottomila calorie in alimenti che non ho comprato, che non ho consumato e di cui non avevo bisogno. Sono a metà del mio percorso per “rientrare nei miei mitici jeans”, ma riprenderò il decluttering dopo le feste.

Un altro dei motivi che mi hanno allontanata dal web è il volontariato; ho iniziato a prestare il mio tempo per rendermi utile in un gattile a pochi passi da casa. È la mia prima esperienza come volontaria e la sto vivendo come se fosse un lavoro: ogni mattina mi sveglio, mi preparo e vado a fare il mio dovere. L’unica differenza tra l’impegno di un lavoratore e quello di un volontario è che il primo svolge i propri compiti dietro pagamento, mentre il secondo lo fa gratis; per il resto esistono le stesse dinamiche sociali, gerarchie e ruoli di un qualsiasi altro luogo di lavoro.

Pulire lettiere e pavimenti per mezza giornata mi porta a pensare molto e in questi due mesi ho ragionato e mi sono fatta diverse domande, che ora giro a voi. Per prima cosa, c’è qualche lavoro che svolgereste gratis? Oppure rinuncereste a tutto o parte del vostro stipendio per il lavoro che state facendo ora? Credo che la risposta non dipenda solo dal fatto che senza stipendio o con uno stipendio ridotto non si arrivi a fine mese, ma anche da un’altra domanda: quanto credete nel lavoro che fate e/o nell’azienda per la quale lavorate? Quello che vi fa alzare la mattina dal letto è solo la busta paga? Se perdeste il lavoro, sarebbe solo lo stipendio a mancarvi? E se rinunciare a parte del vostro stipendio volesse dire salvare l’azienda dalla chiusura, oppure dare la possibilità al vostro datore di lavoro di assumere un’altra persona, accettereste di vivere con meno soldi? Il vostro spirito solidale prevarrebbe sull’essere lupi?
Vi lascio con tutte queste belle domandine e con una lettura dedicata a chi il lavoro l’ha già perso.

*Chiedo scusa a Garcia Marquez.

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Commenti

5 Responses to “Del lavoro e di altri demoni*”

  • Alberto scrive:

    Grazie per la citazione!

  • francesca m scrive:

    Purtroppo con la crisi economica degli ultimi anni, si stanno già verificando le condizioni da te citate di riduzione degli stipendi :-(.
    Non credo che sia corretto lavorare gratis, almeno fintanto che la società rimane strutturata su beni e servizi a pagamento. Certamente in una comunità virtuale dove ognuno possa soddisfare le proprie esigenze e i propri bisogni (primari soprattutto ma anche secondari) senza l’uso di soldi, si potrebbe lavorare gratis contribuendo allo sviluppo e al benessere della comunità stessa.
    Inizialmente ho lavorato per un po’ quasi gratis finchè ho trovato di meglio, però non ero soddisfatta perchè comunque mi mancava la mia indipendenza economica e la possibilità di avere una casa mia. E non sono d’accordo con te quando parli di credere nel lavoro che fai, perchè se non ti pagano il giusto per poter vivere dignitosamente dopo un po’ la cosa ti deprime e cerchi un’altra soluzione.

  • Pe scrive:

    Il post sollevava degli interrogativi molto interessanti. Potrei lavorare gratis solo per me, per mettere in piedi un progetto in cui credo, non per un datore di lavoro perché mi sentirei solo sfruttata. Vale la stessa cosa anche per una rinuncia a parte dello stipendio.
    Forse dipende dal fatto che lavoro in una grande società, magari se lavorassi in una piccola azienda a conduzione familiare mi sentirei più una persona e non solo parte dell’ingranaggio e potrei rispondere affermativamente alle tue domande.

  • Silvia scrive:

    ti rispondo un po’ frenetica e isterica (qualità che ho sviluppato sin da piccola)
    il lavoro non pagato non è lavoro. è volontariato è divertimento è altro, ma non lavoro.
    gratis svolgo le faccende di casa, quando e come ne ho voglia (tranne stirare che trovo del tutto superfluo). vorrei non farlo, vorrei tanto pagare una persona che lo faccia al posto mio (un lavoratore quindi) perché io odio farlo, mi rende frustrata etcetc. detto questo. faccio gratis il mio lavoro da molto tempo, sai sei all’inizio, sai il sociale, sai…etcetc. rinunciato a molto, a quasi tutto. vedo attorno a me gente che si sposa, fa figli compra case. gente “normale”, con un lavoro “normale”, che un po’ mi guarda e mi dice “potessi io” o cose del tipo “ah farei subito a cambio con te!” (in genere riferendosi al mio compagno di vita…). io no, non farei un cazzo a cambio. son sincera. a volte invidio chi porta a casa uno stipendio e non nego la mia disperazione nel vedere il conto sempre più in rosso. (evito anche di guardare le bollette…)
    mi alzo dal letto perché sono un’inguaribile ottimista, una di quelle che crede che prima o poi verrà il mio giorno, il giorno in cui nessuno mi guarderà con lo sguardo torvo e mi dirà “lavori PER gli zingari?” o mi dirà “tanto il lavoro nel sociale lo sai che non paga”. mi alzo convinta che prima o poi converserò con qualche collega italiana che mi dirà quanto le piace il suo difficile lavoro e me lo dirà anche se non vive insieme ad un dottore o chi per lui o ancora a casa con i suoi (non so cosa mi fa più schifo tra le due).
    potrei rinunciare ai soldi? di fatto ci rinuncio già (visto che spendo più di quel che guadagno pur non vivendo di certo nel lusso). taglia taglia e taglia tra poco ci si taglia le vene però. no scusa dicevo che sono un’inguaribile ottimista, al massimo taglio zucchine.
    salvare un’azienda. veniamo a questa cosa spinosa. l’ialia è fatta di aziende medio piccole. vero. in italia c’è gente che guadagna troppo o troppo poco. vero. in italia abbiamo aziende che stan su per grazia ricevuta piene di incompetenti. vero. anche aziende con persone competenti ma zero soldi e che fan fatica a stare in piedi. vero anche questo. non so se sia il post adatto, il commento sicuramente è fuori luogo, finirò per sembrare mezza comunista (parola che per altro mi mette i brividi) ma insomma, io penso, se tutti guadagnassimo il giusto per vivere…mettiamo 1000 euro? (vi giuro che si vive anche con 700 ma è un’altra storia) vivremo tutti?
    mercedes non andrebbe in fallimento e con essa tutti i suoi operai? e l’edilizia come andrebe avanti? non c’è “terra per tutti perchè non tutti ne hanno di propria e allora se nessuno comprasse più cose pronte al super tutti i lavoratori delle industrie alimentari dove finirebbero?
    i ricchi servono, così come servono i poveri. ogni giorno cerco di alzarmi dal letto pensando che da ricchi si vive meglio, meglio alzarsi e tentar di produrre, poi cerco di addormentarmi rincuorandomi che da morta i soldi non mi serviranno più.
    scusa lo sfogo. baci.

  • Elisa scrive:

    Ciao Silvia, credo che tu abbia ragione su tante cose…e spero che le cose per te migliorino…io ho detto che non avrei fatto a meno di tante cose e ho dovuto farne a meno lo stesso…non è che questo mi renda molto felice però…ho un marito e una figlia fantastici…che mi danno gioia e forza…e spero che le cose migliorino…per me…per te…per chi è in difficoltà…speriamo…

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