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Il valore del tempo

DSCN0467Sabato scorso mi sono finalmente iscritta alla Banca del tempo. Spiego brevemente di cosa si tratta, per quei pochi che ancora non lo sapessero: la Banca del tempo è un’associazione presente in ormai moltissime città, i cui iscritti offrono a tutti i soci il loro tempo e ricevono in cambio tempo dagli altri. Ovviamente il tempo viene prestato per offrire una prestazione: assistenza informatica, baby sitter, consulenze legali, aiuto nelle pulizie domestiche, lezioni di inglese, riparazioni varie. La prestazione però non viene valutata in termini di qualità, ma solo di tempo; quindi io potrei offrire tre ore ad un socio per stirargli le camicie e potrei ricevere tre ore di consulenza legale da un altro socio. Ogni socio riceve all’atto dell’iscrizione un blocchetto di assegni con cui pagare le prestazioni ricevute. Mi ricollego (di nuovo) ad un post di Viaggio leggero: se avete perso il lavoro, riprendetevi il vostro tempo che, in questo caso, è davvero denaro.

A proposito di tempo, di lavoro e di denaro mi è venuto un pensiero bislacco. Ricordate il post in cui chiedevo quale lavoro svolgereste gratis? Nessuno si è mostrato favorevole all’idea di lavorare gratis, soprattutto chi è alle dipendenze, perché a nessuno piace sentirsi sfruttato da un datore di lavoro, ancor meno se questo è a capo di una grande azienda. Tento un’altra strada: fareste gratis quello che sapete fare meglio per aiutare chi sta vivendo un periodo di difficoltà? Non parlo di lavorare senza compenso per un’azienda che ricava profitto dal vostro operato, ma se sareste disposti a dedicare una quantità di ore del vostro lavoro a chi ha non può permettersi di pagarlo. Esiste una grande quantità di professioni “utili”, inaccessibili a molti in questo periodo; penso ai medici specialisti, ai dentisti, ma anche agli insegnanti, agli idraulici, agli elettricisti.

Mi rivolgo a queste categorie di persone e chiedo: dedichereste una determinata quantità di ore del vostro lavoro “senza profitto”? Ad esempio, se siete dentisti, potreste occupare il venerdì pomeriggio a visitare chi non può pagarsi un dentista privato e sta perdendo i denti nell’attesa dell’appuntamento presso il servizio pubblico; oppure insegnate inglese e potreste dedicare parte del vostro tempo libero dando lezioni gratuite ad un disoccupato che vuole una possibilità in più per trovare un impiego (ma che se aspetta i corsi gratuiti finanziati dalla Regione, può rassegnarsi al suo inglese maccheronico). Siamo oltre il volontariato, oltre la Banca del tempo e anche oltre la solidarietà: si tratta di agire in prima persona per creare un Paese con meno disuguaglianze, dove regni la giustizia sociale, senza delegare agli altri il compito. Lo fareste?

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Commenti

4 Responses to “Il valore del tempo”

  • Paola scrive:

    Si’, penso che lo farei, mi piacerebbe farlo, forse un giorno lo farò. Penso che arriverà un momento, non molto lontano, in cui dovremo farlo se vogliamo contrastare povertà e distruzione dello stato sociale intorno a noi (non sono molto ottimista sul futuro). Bellissimo post!

  • Pe scrive:

    Io sono una di quelle che nei commenti ha scritto che non lavorerebbe mai gratis, ma dedicare parte del mio tempo e delle mie competenze ad altri lo faccio già, ma senza pensarci troppo, rientra nella normalità, se un mio amico o conoscente ha bisogno di qualcosa e io posso aiutarlo, perché rifiutare? Non ne vedo il motivo. E poi, per mia esperienza personale, quando si regala qualcosa (tempo compreso) senza aspettarsi nulla in cambio si ottiene molto di più anche solo in termini di amicizie che si creano.

  • yliharma scrive:

    Se avessi tempo penso proprio che lo farei…ma attualmente diciamo che mi mancano i liquidi da versare :D

  • Alberto scrive:

    Bel post (e non lo dico per la citazione, di cui comunque ti ringrazio). E bella domanda/provocazione. Voi lo fareste? Io lo farei. L’ho già fatto. Per amici essenzialmente, dai quali effettivamente sono anche stato ripagato, sempre con moneta-tempo. E questo significa che il modello è efficace e replicabile. E che se un domani diventasse indispensabile, potrebbe tranquillamente essere applicato su ampia scala (come d’altra parte già avviene nelle piccole comunità). E questo mi fa sentire meglio.

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