Sembra incredibile ma l’inverno è ormai alle porte. Quest’anno per me è letteralmente volato e il freddo mi ha preso alla sprovvista: è così anche per te?

Direi che è arrivato il momento di prepararci a questo lungo inverno e sfruttare al massimo il potere delle piante per aumentare le nostre difese immunitarie e prevenire i malanni di stagione.

Se vuoi sapere come le piante possono difenderti da tosse, raffreddore e febbre ho preparato un mini corso gratuito online: in tre schede, tutti i migliori rimedi per prevenire (e curare) i sintomi influenzali.

Il corso sarà breve ma intenso e ti arriverà via email da mercoledì 28 ottobre a venerdì 30 ottobre.

Vuoi partecipare?

Ti basta inviare una mail a info[at]ideetascabili.it entro martedì 27 ottobre per ricevere gratuitamente le schede sulla tua casella di posta elettronica.

Ti aspetto :)

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©Ian Panelo/Canva

Oggi sono nervosetta, lo ammetto. Da domani dovrebbe scattare l’obbligo dell’uso delle mascherine anche all’aperto e la notizia mi preoccupa, perché già immagino le tonnellate di mascherine chirurgiche in più che finiranno in discarica o, peggio, direttamente in strada.

Io mi domando: non bastano i mozziconi di sigaretta, gli incarti dei panini e i bicchieri dei fast food, carte e cartacce che ogni giorno vedo abbandonati nei giardini e sui marciapiedi?
Non sono sufficienti le tonnellate di prodotti usa e getta (tra cui assorbenti e plastica monouso) che ogni giorno utilizziamo e che spesso non sono nemmeno riciclabili?

Siamo completamente nel panico per un virus ma non ce ne importa nulla di essere sommersi dai rifiuti.

Sono parecchio arrabbiata, perché ultimamente sempre più politici si riempiono la bocca di green, no waste e plastic free e poi quasi a nessuno viene in mente di suggerire l’uso delle mascherine lavabili, anzi, spesso consigliano le mascherine monouso.

Allora, dato che evidentemente chi ha in mano le redini di questo paese non ci arriva, arriviamoci noi: compriamo le mascherine lavabili.

Si trovano in farmacia, in erboristeria, online, fatte a mano, colorate, in cotone, in canapa, fantasia, tinta unita, col filtro, certificate: ce ne sono davvero di tutti i tipi.

Ora vado ad annusare un po’ di olio essenziale di lavanda, così mi calmo.

Un paio di idee per ridurre i propri rifiuti:

Quest’anno ho preparato i pomodorini essiccati sott’olio (oltre alla passata di pomodori), perché mi hanno regalato una quantità esagerata di datterini dell’orto. Ecco qui la ricetta facile, indolore e alla portata di tutti.

Ingredienti

> pomodorini (datterini o ciliegini)
> olio extravergine di oliva
> basilico o origano o entrambi
> sale, aglio, capperi

Procedimento

Lava i pomodorini, asciugali e tagliali a metà. Sistemali sulle griglie dell’essiccatore (il mio è simile a questo) con la parte tagliata rivolta verso l’alto.

Regola la temperatura tra i 40 e i 50°C e lascia essiccare i pomodorini per 3 o 4 giorni: dovranno essere secchi ma ancora abbastanza morbidi. Quando saranno pronti, risciacquali brevemente in acqua e aceto e asciugali.

 

Pomodorini essiccati

Sterilizza i barattoli in forno a 110°C per 20 minuti, poi lascia intiepidire i barattoli nel forno per qualche minuti.

Sistema i pomodorini essiccati nei barattoli, procedendo a strati: uno strato di pomodorini essiccati, un po’ di sale, un cappero, uno spicchietto d’aglio e un po’ di basilico o di origano (o tutti e due) o altre piante aromatiche a scelta.

Continua così fino a riempire il barattolo, disponendo ogni strato di pomodorini essiccati nel senso opposto al precedente. Ricopri il tutto con olio extravergine di oliva e chiudi il barattolo.

Come consumare i pomodorini essiccati

I pomodorini essiccati possono essere mangiati su crostini di pane, aggiunti a sughi e salse (in questo secondo caso, meglio tritarli), messi nei panini, aggiunti alle insalate. Sono buoni, dolci e saporiti. L’olio puoi riciclarlo, anzi, devi riciclarlo, per condire l’insalata e altri piatti a freddo.

 

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Finalmente ho provato lo shampoo solido di Ethical Grace, per la precisione lo shampoo solido alla Maca delle Ande, e ho deciso di raccontarti come mi sono trovata.
Prima di parlarti dei pro e contro di questo prodotto vorrei spiegarti cos’è lo shampoo solido e perché ho scelto proprio quello di Ethical Grace.
Una premessa importante: non ho ricevuto nessun tipo di compenso o vantaggio per scrivere questo pezzo :)

Cos’è lo shampoo solido e come si usa
Perché ho scelto lo shampoo solido Ethical Grace
Pro e contro dello shampoo solido: la recensione
Shampoo solido Ethical Grace: ingredienti, prezzo, dove acquistarlo

Cos’è lo shampoo solido e come si usa

Lo shampoo solido somiglia a un sapone ma non è un sapone! E’ uno shampoo a tutti gli effetti formulato in modo simile a quello liquido cui siamo abituate: contiene tensioattivi con funzione detergente, sostanze funzionali per migliorare l’aspetto dei capelli, oli essenziali o fragranze per profumare (e arricchire la formulazione, nel caso delle essenze).

Quello che differenzia lo shampoo solido da quello liquido è, sostanzialmente, la mancanza di acqua: questo consente di avere un prodotto compatto e concentrato che non ha bisogno di essere confezionato in un flacone di plastica e che non necessita dell’aggiunta di conservanti.

Al momento dell’uso, è sufficiente bagnare le mani e il panetto di shampoo, sfregare il panetto direttamente sui capelli e poi massaggiare, esattamente come avviene per lo shampoo liquido. Alla fine si risciacqua et voilà.

Perché ho scelto lo shampoo solido Ethical Grace

Innanzitutto, cercavo uno shampoo solido che fosse  formulato esattamente come uno shampoo e non come un sapone. Il sapone infatti è prodotto attraverso un processo chimico – detto appunto di saponificazione – in cui la soda caustica reagisce con l’olio dando un prodotto (il sapone) con pH basico.

Lavando i capelli con il sapone si tende a somigliare a scope di saggina, perché il pH alcalino fa sì che le squame presenti sul capello non si richiudano: le squame sollevate danno un aspetto opaco e crespo ai capelli.

Dato che somigliare a una scopa di saggina non rientra tra i miei obiettivi, cercavo uno shampoo solido che fosse formulato con tensioattivi solidi, non attraverso il processo di saponificazione.

Ma perché acquistare uno shampoo in panetto e non accontentarsi del caro vecchio shampoo liquido? Be’, per limitare la mia produzione di rifiuti di plastica, ovviamente.

Oggi esistono diverse realtà che producono e vendono shampoo solido. Io ho scelto Ethical Grace perché: è una piccola azienda artigiana italiana, le formulazioni sono completamente vegetali e lo shampoo è confezionato in un semplicissimo involucro di carta.

Pro e contro dello shampoo solido: la recensione

Ed eccoci finalmente alla recensione. Dopo diversi lavaggi con questo shampoo posso dire di trovarmi davvero bene, nonostante fossi abbastanza scettica su questo tipo di prodotto.

Non avendolo mai provato prima, temevo non facesse abbastanza schiuma, che non pulisse abbastanza, che lasciasse i capelli crespi o che fosse scomodo da usare. D’altra parte, se formuliamo shampoo liquidi da una vita, ci sarà pur un motivo, no? Be’, a quanto pare no.

Mi sono dovuta ricredere su tutta la linea. Lo shampoo fa molta schiuma e deterge esattamente come uno shampoo liquido, lasciando i capelli puliti, morbidi e lucidi (mi sembra che perfino la forma dei capelli migliori, ma questo potrebbe essere frutto della mia fantasia). Quello di Ethical grace è anche comodo da usare, perché ha un cordino con cui è possibile appenderlo.

Insomma, dopo questa esperienza credo che mi convertirò allo shampoo solido: ho perfino comprato gli ingredienti per provare a prepararlo in casa.

Shampoo solido Ethical Grace: ingredienti, prezzo, dove acquistarlo

Shampoo solido Ethical Grace

Lo shampoo alla maca dell Ande di Ethical Grace contiene una miscela di tensioattivi di origine vegetale, olio di ricino e di cartamo, radice di maca in polvere, proteine del grano e oli essenziali di zenzero, pompelmo, petitgrain e rosmarino.

Si tratta quindi di un prodotto formulato con ingredienti completamente vegetali, privo di coloranti, conservanti e profumi di sintesi.

Si può acquistare direttamente sul sito di Ethical Grace o da un rivenditore: io ad esempio l’ho comprato in erboristeria, all’Oca irriverente.
Il prezzo sul sito è di 12,90 euro, ma i negozi possono proporre prezzi leggermente diversi.

Un panetto di shampoo dura in media 60 lavaggi, quindi decisamente di più rispetto al classico flacone di shampoo liquido.

Se anche tu sei scettica come lo ero io, spero con questo post di averti convinta a dare una possibilità allo shampoo solido :)

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Da qualche tempo ha fatto la sua comparsa sul mercato la carne vegetale, o carne finta. Di cosa si tratta? Perché abbiamo bisogno di creare prodotti simili alla carne ma privi di ingredienti animali? E soprattutto, è buona questa carne vegetale?

Ho provato i tre principali burger di carne finta e ora vi racconto tutto ciò che c’è da sapere su questi prodotti: cosa sono, quanto costano, dove si trovano e di cosa sanno. Lettura consigliata a vegetariani e vegani, onnivori curiosi ed estremisti che si nutrono di sole bacche di goji e semi. Enjoy :)

(Premessa importante: non ho ricevuto nessun compenso o vantaggio per aver scritto questo post).

Cos’è la carne vegetale
Perché abbiamo bisogno di questi prodotti
Rebel whopper di Burger King
Beyond burger di Beyond meat
Next level burger di Lidl
Confronto e conclusioni

Cos’è la carne vegetale

La carne vegetale o carne finta è un prodotto ottenuto miscelando proteine di origine vegetale, generalmente estratte dai legumi, con grassi, additivi di varia natura e aromi.

Non parliamo dei soliti burger di verdurine e cereali, ma di prodotti alternativi alla carne, frutto della tecnologia alimentare grazie alla quale si è riusciti a realizzare un surrogato che somiglia alla carne per aspetto, sapore e valori nutrizionali.

Riuscire a produrre un alimento così simile alla carne ma completamente vegetale non è proprio un gioco da ragazzi, per questo la carne finta ha prezzi abbastanza alti.

Questi prodotti mi incuriosiscono molto per diversi aspetti e sono rimasta affascinata e stupita quando ho assaggiato il primo burger di carne finta, perché avendo studiato un po’ di tecnologia alimentare all’università posso intuire la ricerca, il lavoro, i fallimenti che hanno portato a immettere sul mercato un prodotto che sembra carne, sa di carne ma non è carne. Incredibile.

Dopo averli assaggiati (o anche prima), la domanda però mi è sorta spontanea: perché abbiamo bisogno di mangiare carne che non è carne?

Perché abbiamo bisogno di questi prodotti

Per rispondere a questa domanda, perché abbiamo bisogno di questi prodotti, potrebbero volerci due blog, ma cercherò di sfruttare il mio dono della sintesi.

Cosa caspita ce ne facciamo di prodotti che somigliano alla carne e non sono carne? Per chi sono pensati? Io non mangio carne da circa vent’anni e non sono né morta né vagamente deperita. In base alla mia esperienza, posso dire che eliminare la carne dalla propria alimentazione non è così traumatico, non porta ad avere chissà quali crisi mistiche davanti al frigorifero (oddio, cosa mangio? Dove prenderò le proteine oggi? E il ferro? E la B12?) e, con qualche accortezza, nemmeno a carenze gravi (il medico fino a oggi non ha trovato nulla di preoccupante nei miei esami del sangue).

Certo, ammetto che a volte si possa sentire la mancanza del cibo spazzatura e ci sono giorni in cui un hamburger unto ci starebbe proprio. Diciamo che sono più i giorni in cui ci starebbe un mojito sulla spiaggia con i piedi in ammollo, e anche a questa gravissima mancanza si sopravvive.

Detto ciò, dubito che la carne vegetale sia pensata per i vegetariani e vegani, soprattutto per quelli di vecchia data, o quantomeno non solo per loro.

I miei neuroni ipotizzano che questi nuovi prodotti siano destinati soprattutto agli onnivori, per cercare di convincerli a ridurre il consumo di carne.

Come dire, non basta che i medici ci facciano una testa così dicendoci che la carne rossa fa male e che un consumo eccessivo di alimenti di origine animale aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e i tumori.

Non è nemmeno sufficiente che gli scienziati tirino fuori dal cilindro uno studio nuovo a giorni alterni in cui ci pregano di diminuire il consumo di carne per salvarci la pelle (perché gli allevamenti intensivi inquinano, siamo in emergenza climatica, ci stiamo velocemente schiantando contro il muro dell’estinzione eccetera).

Figuriamoci poi a cosa potrebbe servire farci vedere gli animali negli allevamenti intensivi, sottoposti a prigionia, crudeltà, maltrattamenti continui: neanche una lacrimuccia, perché vuoi mettere quanto è buona la bistecca?

Perché non c’è crisi climatica, estinzione della razza umana, etica o salute che tenga di fronte alla bontà della bistecca. E allora, avranno pensato ai piani alti del palazzo vegan, prendiamoli per la gola.

Creiamo un prodotto buono, nutrizionalmente simile alla carne ma leggermente meno insalubre e con un minor impatto ambientale, mettiamolo di fianco alle bistecche nel banco frigo del supermercato e incrociamo le dita.
Al massimo se lo mangeranno i vegetariani, che comunque sono quasi il 9% della popolazione italiana e il trend è pure in crescita. Ecco qui com’è nata e perché, secondo me, la carne finta.

E alla fine com’è questa carne vegetale? Ho assaggiato il Rebel whopper di Burger King, il Next Level di Lidl e il Beyond burger di Beyond Meat e, soprattutto, li ho fatti assaggiare a un super carnivoro convinto: di seguito le recensioni.

Rebel whopper di Burger King

Partiamo dal Rebel whopper venduto da Burger King, a un prezzo di 3,90 euro. Non so da quanto tempo faccia parte dell’offerta del noto fast food perché non sono mai stata una loro cliente, io l’ho scoperto da pochissimo e non ho potuto fare a meno di andare ad assaggiarlo immediatamente per curiosità e per far alzare la domanda (perché no, i fast food non chiuderanno magicamente domani, ma potrebbero convertirsi a una produzione più etica e sostenibile).

Il Rebel whopper è un panino preparato con carne finta, pomodoro, cipolla, maionese, ketchup, lattuga e cetrioli. Il panino in sé non è dunque vegano ma solo vegetariano, mentre per quanto riguarda la vegetale all’interno, non è dato saperlo, nel senso che non ho trovato la lista degli ingredienti.

Il burger di carne vegetale di Burger King è sottile, marroncino, molto simile a un hamburger classico. Non so di cosa sappia preso da solo, ma all’interno del panino è piuttosto buono e ricorda decisamente quello della carne. A mio avviso, i cetrioli rovinano tutto, ma questo è un mio problema e avrei potuto ordinarlo senza.

Nel complesso non è male, sia per quanto riguarda il sapore panino sia per il prezzo, decisamente economico e “da fast food”.

Il principale aspetto positivo, a mio avviso, è che trattandosi di un’alternativa vegetale offerta in un mare di panini con carne vera, potrebbe essere assaggiato anche da chi normalmente mangia carne, soprattutto giovani, o non far sentire emarginato e triste il vegetariano/vegano di turno che va da Burger King con gli amici onnivori.

Beyond burger di Beyond meat

Il Beyond burger è approdato di recente nella mia città e ho avuto modo di mangiarlo diverse volte grazie a un comodo servizio di consegna a domicilio che mi ha salvato qualche pausa pranzo (lavoro da casa al momento).

L’ho assaggiato in un panino al latte farcito con ketchup, insalata, pomodoro, cipolla caramellata e fontina, quindi non vegano ma vegetariano.

Questo burger di carne vegetale è fenomenale: alto, gustoso, bello nell’aspetto e fantastico per quanto riguarda il sapore.
Unico neo, il prezzo. Un panino costa 9,90 euro e acquistando solo il Beyond burger online, il prezzo non varia di molto.

Per quanto riguarda gli ingredienti del Beyond burger, sono tutti vegetali. Eccoli: proteine del pisello, olio di canola, olio di cocco, acqua, estratto di lievito, maltodestrine, aroma naturale, gomma arabica, olio di girasole, sale, acido succinico, acido acetico, amido modificato, fibra di bamboo, meticellulosa, amido di  patata, estratto barbabietola, acido ascorbico, estratto annato, acido citrico, glicerina vegetale.

Certamente non una botta di salute, ma sicuramente molto molto buono.

Next level burger di Lidl

Nuovo arrivato sugli scaffali Lidl Italia, il Next level burger è stato lanciato sul nosto mercato proprio ieri e io, puntualissima mi sono precipitata a comprarlo subito dopo il lavoro.

Questo è il primo burger di carne vegetale che cucino a casa. Una volta aperta la confezione, noto che l’odore ricorda molto quella della carne. Anche la consistenza molliccia e l’aspetto rosa contribuiscono all’illusione, così come l’aroma che sprigiona durante la breve cottura.

L’ho usato per farcire un panino simile ai precedenti, con pomodoro, lattuga e maionese. È buono? Decisamente sì, forse non a livello del Beyond al quale comunque somiglia moltissimo per aspetto, sapore e formulazione.

Gli ingredienti del Next level burger sono infatti simili a quelli del Beyond, con qualche variante. Eccoli: acqua, funghi champignon in salamoia, grasso di cocco, proteine di pisello, olio di colza, proteine di soia, farina di soia, spezie, emulsionante (metilcellulosa), sale, aromi, amido di piselli, estratto di lievito, fibra vegetale, succo concentrato di barbabietola rossa, conservanti (sorbato di potassio e acetati di sodio) e aroma di affumicatura.

Quello che è ben diverso è invece il prezzo. Il Next level burger è sicuramente molto più economico:  2,99 euro per due burger, per un peso totale di 227 grammi (13,17 euro al chilo).

Un aspetto decisamente positivo è la reperibilità, dato che Lidl è presente praticamente ovunque. Ho apprezzato la scelta di collocare il prodotto nel banco frigo della carne, proprio di fianco alle bistecche e non nel solito angolino di prodotti veg/bio/green/natural che un onnivoro salta senza pietà.

Confronto e conclusioni

Il vincitore indiscusso per quanto riguarda il gusto è senza ombra di dubbio il Beyond burger, davvero strabuono.

Tenendo però conto dei diversi fattori, includendo quindi anche la disponibilità e il prezzo vince il Next Level di Lidl: facilmente reperibile, prezzo abbordabile, gusto decisamente buono.

Il Rebel whopper non mi ha invece convinta, forse per colpa del famoso cetriolo che trovo davvero terribile. Apprezzo comunque che un fast food offra un’alternativa vegetariana che non sia il solito triste polpettone di quinoa, verdure e legumi.

In ogni caso mi duole ricordare che si tratta di alimenti trasformati e che come qualsiasi alimento trasformato non rappresentino esattamente un cibo sano e genuino.

Se riuscissero nell’intento di ridurre il consumo di carne sarebbe fantastico, ma il consumo di questo genere di alimenti deve essere comunque moderato.

E ora dimmi, tu li hai assaggiati?

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