spruzzinoUltimamente sto sperimentando varie ricette per autoprodurre detersivi ecologici e presto tenterò la via dei cosmetici. Il mio alleato nelle pulizie di casa è l’aceto, più qualche altro ingrediente di facile reperibilità e utilizzabile anche per altri scopi, come l’acool alimentare e un paio di olii essenziali.

Per i pavimenti
Acqua molto calda e un bicchiere di aceto bianco (c’è chi dice che basti una tazzina, ma io ho due gatti e un cane, quindi abbondo);

Per le superfici lavabili della cucina
Preparo uno spruzzino con da 500 ml con 250 ml d’acqua e 250 ml di aceto bianco, come consiglia la Kika; gli spruzzini riempiti con ingredienti naturali, non aiutano solo l’ambiente, ma anche la nostra pelle. La mia dermatologa infatti, mi raccomanda sempre di stare molto attenta ai detergenti per la casa, poiché possono causare dermatiti, allergie e acne.

Per igienizzare il bagno e per i vetri
Preparo uno spruzzino con 200 ml d’alcool (lo stesso con cui preparo i liquori) in cui sciolgo 20 gocce d’olio di Tea Tree e poi allungo con 300 ml d’acqua. Prima di ogni utilizzo, agito bene. L’olio di Tea Tree ha innumerevoli proprietà e in casa mia non manca mai;

Per il calcare uso l’aceto bianco puro. Lo verso sulle superfici da pulire (o sulla spugna, se le superfici non sono piane) e passo la spugna dei piatti dalla parte “che gratta” (viene via subito, non serve nemmeno lasciarlo agire). Per il bollitore dell’acqua per il tè diluisco acqua e aceto e faccio bollire, poi passo la spugna e il calcare scompare. Ovviamente anche per la pulizia della macchinetta del caffè vale la stessa cosa: basta riempire il serbatoio con acqua e aceto e fare uno o due cicli alla macchina per pulirla.

Per la lavatrice
Non ho ancora trovato un prodotto che possa sostituire il detersivo, però utilizzo l’aceto al posto dell’ammorbidente, al quale aggiungo qualche goccia di olio essenziale alla lavanda, che pare sia battericida. L’olio di lavanda lo uso anche per profumare l’ambiente nel diffusore d’essenze e ne verso una goccia sui guanciali del letto per riposare meglio, dato che ha anche proprietà rilassanti;

Per i piatti
Ho provato l’intruglio al limone ma non funziona un granché. Mentre cerco altre ricette, continuo ad utilizzare un detersivo tradizionale ecologico e qualche accorgimento per usarne il meno possibile. Ad esempio, ho sostituito le mie padelle antiaderenti con quelle in ceramica, che non si ungono e si puliscono in un attimo. Inoltre prediligo contenitori in vetro a quelli in plastica per conservare cibi conditi, perché la plastica fatica molto di più a sgrassarsi.

Queste sono le ricette testate da me, in rete se ne trovano moltissime altre. Spero a breve di riuscire a sostituire il detersivo per la lavatrice e quello per i piatti con delle valide alternative e di imparare presto a produrre da me anche prodotti per l’igiene personale buoni per me e l’ambiente.

green_dinner_topOrganizzare una festa è generalmente poco sostenibile dal punto di vista ambientale, data la quantità di rifiuti prodotti a causa dell’usa e getta. Qualcosa però si può fare per limitare i danni e noi abbiamo provato ad organizzare un’inaugurazione stando attenti ad avere il minor impatto possibile.

Abbiamo fatto preparare del tè da un’erboristeria della città; il tè ovviamente è importato, quindi non certo a chilometro zero, però almeno era “bilanciato” (cioè, in parte zuccherato) e questo ha fatto crollare il consumo di bustine di zucchero (di canna, equosolidale e biologico, in ogni caso!). Per i biscottini, invece, abbiamo optato per una pasticceria artigianale a chilometro zero, che ha preparato dei piccoli dolcetti allo zenzero e cannella, per accompagnare tè verde al gelsomino e tè nero. Per il cocktail a base di infuso e spumante, abbiamo optato per una cantina a chilometro zero, scegliendo un Ortrugo Brut prodotto nella nostra zona.

Per l’allestimento, niente tovaglie di carta ma tovagliette americane, sottobicchieri coordinati e antipastiere in ceramica; tutte cose riutilizzabili a casa o per i prossimi eventi.

Niente fiori recisi: ci siamo infatti rivolti ad vivaio della città, gestito da una cooperativa sociale, e abbiamo acquistato delle piante in vaso. Avremmo potuto anche noleggiarle solo per l’evento, se ci fossero servite solo per quella giornata.

Non essendo possibile eliminare del tutto l’usa e getta, abbiamo scelto palette, bicchieri e bicchierini rigorosamente in Mater-bi, acquistati in una bottega equosolidale: abbiamo riempito in un pomeriggio un solo sacchetto biodegradabile di rifiuti compostabili.

Soddisfatti? Sì, decisamente :)

dscn2634Ho scoperto che fare è molto meglio che comprare. Assaggiare i biscotti appena sfornati ripaga della fatica fatta ad impastare, stendere, rimpastare e ristendere. La pizza fatta con le proprie mani è infinitamente migliore di quella consegnata a domicilio. Per non parlare della soddisfazione che si prova quando qualcuno assaggia i propri liquorini. Immagino che valga lo stesso per qualsiasi cosa autoprodotta, dal cibo alla bigiotteria, dalle sciarpe ai mobiletti. C’è anche chi, con un bel po’ di fantasia e manualità, riesce a modificare i mobili Ikea!

Quindi un bel proposito per l’anno appena cominciato potrebbe essere quello di imparare qualcosa di nuovo e iscriversi ad un corso di cucina vegetariana, o di taglio&cucito, oppure ad un workshop per imparare ad far da sè cosmetici o saponi naturali.

I corsi per imparare a far da sè si stanno diffondendo sempre più, complice la crisi che ci porta a trovare nuove strategie per risparmiare. Fare da sè non è più un mestiere da casalinghe frustrate o da nonne, ma diventa un elemento importante di quella che viene chiamata la decrescita felice; una risposta ai problemi economici, sociali e ambientali legati ai giorni nostri.

Quindi decidiamo in cosa siamo più portati, se siamo più bravi con il legno o con le ricette, con le stoffe o con i pennelli, e impegnamoci a diventare più abili attraverso un corso per il tempo libero.  Ci tornerà utile nella vita di tutti i giorni per farci risparmiare e per prenderci qualche piccola soddisfazione. E poi, ciò che produciamo con le nostre manine, si può ovviamente anche barattare in cambio d’altro :)

tuttoNatale è passato: quanti regali poco azzeccati avete ricevuto? Quanti cesti natalizi che rimarranno sigillati fino a Pasqua avete collezionato? Be’, non disperate, non siete costretti a lasciar scadere i panettoni o a chiudere in un cassetto i doni non graditi: potete barattarli per qualcosa che vi serve. Difficile? Non se lo fate in rete!

Zero relativo è una community di scambio, riuso e baratto online che esiste da ben quattro anni e dove si trova di tutto: alimentari, abbigliamento, articoli per bambini, casalinghi, artigianato.  Lo scopo sdi Zero relativo (per gli amici, ZR) è quello di “diffondere nuovi modelli di consumo orientati al benessere sociale e ambientale“.

Una volta iscritti al sito, si possono inserire da subito i propri annunci con foto, descrizione e condizioni di scambio e consegna (per posta, corriere o a mano nella propria città). Oltre a barattare, i beni e i servizi si possono anche regalare o prestare (il trapano o i trasportini per i gatti non servono tutto l’anno, ad esempio). Non è assolutamente ammesso offrire qualcosa in cambio di denaro e non si possono inserire annunci in cui si cerca un oggetto (per quello c’è l’apposita lista dei desideri da compilare). Il servizio è gratuito e gli unici costi da sostenere sono quelli di spedizione.

Se per la spedizione si sceglie il servizio Spedire Web, con poco meno di 7 euro, il corriere passa direttamente a casa vostra, o presso il vostro ufficio, a ritirare il pacco che dovete spedire e a voi non resta altro che aspettare di ricevere quello per cui lo avete scambiato. Per gli oggetti piccoli di solito si opta per la posta prioritaria o raccomandata, che costa meno del corriere. A meno che non si baratti qualcosa di valore, in genere non si scambia un solo oggetto alla volta, ma si fanno delle brevi trattative per arrivare a scambiare più oggetti con la stessa persona (scambi cumulativi o lotti): in questo modo si ammortizzano i costi di spedizione. Un’altra strada per risparmiare è quella di dividere i costi di spedizione con barter della propria zona che devono inviare pacchi alla stessa persona.

Ogni volta che si conclude uno scambio, si lascia un feedback verso il barter con cui si è barattato: questo dà modo agli altri utenti di valutare l’affidabilità e la serietà della persona con cui si vuole intraprendere una trattativa, limitando le possibili fregature.

Sebbene il sito sia online da ben quattro anni, io mi sono iscritta solo un paio di settimane fa, concludendo in pochi giorni la bellezza di cinque scambi: ho liberato la mia casa di oggetti che non utilizzavo più, in cambio di cose che mi servivano. Non solo ho risparmiato denaro, ma ho anche ridotto i rifiuti (prima o poi quello che non usiamo finisce in spazzatura) e ho conosciuto persone interessanti, che hanno di sicuro qualcosa in comune con me! Tutto questo senza muovermi da casa.
Buon baratto!

In genere, a meno che non si baratti qualcosa di valore, non si scambia un solo oggetto alla volta, ma si fanno delle brevi trattative per arrivare a scambiare più oggetti con la stessa persona (scambi cumulativi o lotti): in questo modo si ammortizzano i costi di spedizione. Un’altra strada per risparmiare è quella di dividere i costi di spedizione con barter della propria zona che devono inviare pacchi alla stessa persona.

kefir_lattell kefir di latte è una bevanda ricca di fermenti lattici e probiotici ottenuta dalla fermentazione del latte. A detta degli esperti, riequilibra la flora batterica intestinale, stimola il sistema immunitario, ha proprietà antibiotiche e difende l’organismo da microbi e funghi (come ad esempio la candida albicans). È molto difficile trovare il kefir già pronto, quindi in genere viene preparato in modo casalingo.

Per produrlo a casa propria, servono una manciata di fermenti, latte, un colino e due contenitori, di cui uno a chiusura ermetica.

I fermenti, diversi da quelli dello yogurt, si possono trovare in farmacia, nei negozi che trattano il biologico, oppure su internet, in vendita o in regalo. Appaiono come piccoli granuli bianchi e per ottenere da loro un buon kefir, basta metterli in un contenitore pulito (io utilizzo una grossa tazza per la colazione), aggiungere latte fresco intero e coprire  non ermeticamente, per evitare che la fermentazione faccia esplodere il tappo (io appoggio sulla tazza un piatto). Lasciate il contenitore a temperatura ambiente e dopo 24 ore, i fermenti avranno fatto il loro lavoro. Per dividerli dal kefir, versate tutto in un colino appoggiato su un vasetto di vetro e fate filtrare, aiutandovi con un cucchiaio. A seconda della quantità di latte che avrete adoperato, otterrete una bevanda liquida oppure un composto denso, simile allo yogurt. Il kefir ha un sapore decisamente acido; potete consumarlo così ma, se non vi piace, potete aggiungere dello zucchero, del fruttosio, del miele o qualche cucchiaino di marmellata. Chiudete il contenitore ermeticamente e riponetelo in frigorifero, dove si conserverà per circa una settimana.

Lavate con acqua fresca i fermenti rimasti nel colino e riponeteli di nuovo nel contenitore (precedentemente lavato) che utilizzate per la fermentazione; ricopriteli di latte e ricominciate dall’inizio. In questo modo, avrete ogni giorno  il vostro kefir fresco; se volete interrompere la produzione, potete congelare i fermenti e ricominciare ad utilizzarli quando ne avrete voglia. Esistono anche tutorial in rete, dove potete vedere nel dettaglio tutte le fasi della preparazione.

I fermenti cresceranno man mano che li adopererete; quelli in eccesso potete mangiarli, regalarli, venderli, congelarli o semplicemente buttarli (ma, nell’ultimo caso, sarebbe un peccato; molto meglio regalarli o congelarli).

Un’ultima cosa: produrre da soli il kefir, o lo yogurt in genere, ha almeno altri due aspetti importanti, oltre a quelli legati ai benefici sulla salute e al risparmio. Il primo è che il vostro yogurt sarà sicuramente un prodotto più buono e genuino rispetto a quello che potete trovare sugli scaffali dei supermercati. Il secondo riguarda l’eliminazione dei rifiuti: pensate a quanti vasetti di yogurt non vengono immessi nell’ambiente grazie all’autoproduzione.