Finalmente ho provato lo shampoo solido di Ethical Grace, per la precisione lo shampoo solido alla Maca delle Ande, e ho deciso di raccontarti come mi sono trovata.
Prima di parlarti dei pro e contro di questo prodotto vorrei spiegarti cos’è lo shampoo solido e perché ho scelto proprio quello di Ethical Grace.
Una premessa importante: non ho ricevuto nessun tipo di compenso o vantaggio per scrivere questo pezzo :)

Cos’è lo shampoo solido e come si usa
Perché ho scelto lo shampoo solido Ethical Grace
Pro e contro dello shampoo solido: la recensione
Shampoo solido Ethical Grace: ingredienti, prezzo, dove acquistarlo

Cos’è lo shampoo solido e come si usa

Lo shampoo solido somiglia a un sapone ma non è un sapone! E’ uno shampoo a tutti gli effetti formulato in modo simile a quello liquido cui siamo abituate: contiene tensioattivi con funzione detergente, sostanze funzionali per migliorare l’aspetto dei capelli, oli essenziali o fragranze per profumare (e arricchire la formulazione, nel caso delle essenze).

Quello che differenzia lo shampoo solido da quello liquido è, sostanzialmente, la mancanza di acqua: questo consente di avere un prodotto compatto e concentrato che non ha bisogno di essere confezionato in un flacone di plastica e che non necessita dell’aggiunta di conservanti.

Al momento dell’uso, è sufficiente bagnare le mani e il panetto di shampoo, sfregare il panetto direttamente sui capelli e poi massaggiare, esattamente come avviene per lo shampoo liquido. Alla fine si risciacqua et voilà.

Perché ho scelto lo shampoo solido Ethical Grace

Innanzitutto, cercavo uno shampoo solido che fosse  formulato esattamente come uno shampoo e non come un sapone. Il sapone infatti è prodotto attraverso un processo chimico – detto appunto di saponificazione – in cui la soda caustica reagisce con l’olio dando un prodotto (il sapone) con pH basico.

Lavando i capelli con il sapone si tende a somigliare a scope di saggina, perché il pH alcalino fa sì che le squame presenti sul capello non si richiudano: le squame sollevate danno un aspetto opaco e crespo ai capelli.

Dato che somigliare a una scopa di saggina non rientra tra i miei obiettivi, cercavo uno shampoo solido che fosse formulato con tensioattivi solidi, non attraverso il processo di saponificazione.

Ma perché acquistare uno shampoo in panetto e non accontentarsi del caro vecchio shampoo liquido? Be’, per limitare la mia produzione di rifiuti di plastica, ovviamente.

Oggi esistono diverse realtà che producono e vendono shampoo solido. Io ho scelto Ethical Grace perché: è una piccola azienda artigiana italiana, le formulazioni sono completamente vegetali e lo shampoo è confezionato in un semplicissimo involucro di carta.

Pro e contro dello shampoo solido: la recensione

Ed eccoci finalmente alla recensione. Dopo diversi lavaggi con questo shampoo posso dire di trovarmi davvero bene, nonostante fossi abbastanza scettica su questo tipo di prodotto.

Non avendolo mai provato prima, temevo non facesse abbastanza schiuma, che non pulisse abbastanza, che lasciasse i capelli crespi o che fosse scomodo da usare. D’altra parte, se formuliamo shampoo liquidi da una vita, ci sarà pur un motivo, no? Be’, a quanto pare no.

Mi sono dovuta ricredere su tutta la linea. Lo shampoo fa molta schiuma e deterge esattamente come uno shampoo liquido, lasciando i capelli puliti, morbidi e lucidi (mi sembra che perfino la forma dei capelli migliori, ma questo potrebbe essere frutto della mia fantasia). Quello di Ethical grace è anche comodo da usare, perché ha un cordino con cui è possibile appenderlo.

Insomma, dopo questa esperienza credo che mi convertirò allo shampoo solido: ho perfino comprato gli ingredienti per provare a prepararlo in casa.

Shampoo solido Ethical Grace: ingredienti, prezzo, dove acquistarlo

Shampoo solido Ethical Grace

Lo shampoo alla maca dell Ande di Ethical Grace contiene una miscela di tensioattivi di origine vegetale, olio di ricino e di cartamo, radice di maca in polvere, proteine del grano e oli essenziali di zenzero, pompelmo, petitgrain e rosmarino.

Si tratta quindi di un prodotto formulato con ingredienti completamente vegetali, privo di coloranti, conservanti e profumi di sintesi.

Si può acquistare direttamente sul sito di Ethical Grace o da un rivenditore: io ad esempio l’ho comprato in erboristeria, all’Oca irriverente.
Il prezzo sul sito è di 12,90 euro, ma i negozi possono proporre prezzi leggermente diversi.

Un panetto di shampoo dura in media 60 lavaggi, quindi decisamente di più rispetto al classico flacone di shampoo liquido.

Se anche tu sei scettica come lo ero io, spero con questo post di averti convinta a dare una possibilità allo shampoo solido :)

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Da qualche tempo ha fatto la sua comparsa sul mercato la carne vegetale, o carne finta. Di cosa si tratta? Perché abbiamo bisogno di creare prodotti simili alla carne ma privi di ingredienti animali? E soprattutto, è buona questa carne vegetale?

Ho provato i tre principali burger di carne finta e ora vi racconto tutto ciò che c’è da sapere su questi prodotti: cosa sono, quanto costano, dove si trovano e di cosa sanno. Lettura consigliata a vegetariani e vegani, onnivori curiosi ed estremisti che si nutrono di sole bacche di goji e semi. Enjoy :)

(Premessa importante: non ho ricevuto nessun compenso o vantaggio per aver scritto questo post).

Cos’è la carne vegetale
Perché abbiamo bisogno di questi prodotti
Rebel whopper di Burger King
Beyond burger di Beyond meat
Next level burger di Lidl
Confronto e conclusioni

Cos’è la carne vegetale

La carne vegetale o carne finta è un prodotto ottenuto miscelando proteine di origine vegetale, generalmente estratte dai legumi, con grassi, additivi di varia natura e aromi.

Non parliamo dei soliti burger di verdurine e cereali, ma di prodotti alternativi alla carne, frutto della tecnologia alimentare grazie alla quale si è riusciti a realizzare un surrogato che somiglia alla carne per aspetto, sapore e valori nutrizionali.

Riuscire a produrre un alimento così simile alla carne ma completamente vegetale non è proprio un gioco da ragazzi, per questo la carne finta ha prezzi abbastanza alti.

Questi prodotti mi incuriosiscono molto per diversi aspetti e sono rimasta affascinata e stupita quando ho assaggiato il primo burger di carne finta, perché avendo studiato un po’ di tecnologia alimentare all’università posso intuire la ricerca, il lavoro, i fallimenti che hanno portato a immettere sul mercato un prodotto che sembra carne, sa di carne ma non è carne. Incredibile.

Dopo averli assaggiati (o anche prima), la domanda però mi è sorta spontanea: perché abbiamo bisogno di mangiare carne che non è carne?

Perché abbiamo bisogno di questi prodotti

Per rispondere a questa domanda, perché abbiamo bisogno di questi prodotti, potrebbero volerci due blog, ma cercherò di sfruttare il mio dono della sintesi.

Cosa caspita ce ne facciamo di prodotti che somigliano alla carne e non sono carne? Per chi sono pensati? Io non mangio carne da circa vent’anni e non sono né morta né vagamente deperita. In base alla mia esperienza, posso dire che eliminare la carne dalla propria alimentazione non è così traumatico, non porta ad avere chissà quali crisi mistiche davanti al frigorifero (oddio, cosa mangio? Dove prenderò le proteine oggi? E il ferro? E la B12?) e, con qualche accortezza, nemmeno a carenze gravi (il medico fino a oggi non ha trovato nulla di preoccupante nei miei esami del sangue).

Certo, ammetto che a volte si possa sentire la mancanza del cibo spazzatura e ci sono giorni in cui un hamburger unto ci starebbe proprio. Diciamo che sono più i giorni in cui ci starebbe un mojito sulla spiaggia con i piedi in ammollo, e anche a questa gravissima mancanza si sopravvive.

Detto ciò, dubito che la carne vegetale sia pensata per i vegetariani e vegani, soprattutto per quelli di vecchia data, o quantomeno non solo per loro.

I miei neuroni ipotizzano che questi nuovi prodotti siano destinati soprattutto agli onnivori, per cercare di convincerli a ridurre il consumo di carne.

Come dire, non basta che i medici ci facciano una testa così dicendoci che la carne rossa fa male e che un consumo eccessivo di alimenti di origine animale aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e i tumori.

Non è nemmeno sufficiente che gli scienziati tirino fuori dal cilindro uno studio nuovo a giorni alterni in cui ci pregano di diminuire il consumo di carne per salvarci la pelle (perché gli allevamenti intensivi inquinano, siamo in emergenza climatica, ci stiamo velocemente schiantando contro il muro dell’estinzione eccetera).

Figuriamoci poi a cosa potrebbe servire farci vedere gli animali negli allevamenti intensivi, sottoposti a prigionia, crudeltà, maltrattamenti continui: neanche una lacrimuccia, perché vuoi mettere quanto è buona la bistecca?

Perché non c’è crisi climatica, estinzione della razza umana, etica o salute che tenga di fronte alla bontà della bistecca. E allora, avranno pensato ai piani alti del palazzo vegan, prendiamoli per la gola.

Creiamo un prodotto buono, nutrizionalmente simile alla carne ma leggermente meno insalubre e con un minor impatto ambientale, mettiamolo di fianco alle bistecche nel banco frigo del supermercato e incrociamo le dita.
Al massimo se lo mangeranno i vegetariani, che comunque sono quasi il 9% della popolazione italiana e il trend è pure in crescita. Ecco qui com’è nata e perché, secondo me, la carne finta.

E alla fine com’è questa carne vegetale? Ho assaggiato il Rebel whopper di Burger King, il Next Level di Lidl e il Beyond burger di Beyond Meat e, soprattutto, li ho fatti assaggiare a un super carnivoro convinto: di seguito le recensioni.

Rebel whopper di Burger King

Partiamo dal Rebel whopper venduto da Burger King, a un prezzo di 3,90 euro. Non so da quanto tempo faccia parte dell’offerta del noto fast food perché non sono mai stata una loro cliente, io l’ho scoperto da pochissimo e non ho potuto fare a meno di andare ad assaggiarlo immediatamente per curiosità e per far alzare la domanda (perché no, i fast food non chiuderanno magicamente domani, ma potrebbero convertirsi a una produzione più etica e sostenibile).

Il Rebel whopper è un panino preparato con carne finta, pomodoro, cipolla, maionese, ketchup, lattuga e cetrioli. Il panino in sé non è dunque vegano ma solo vegetariano, mentre per quanto riguarda la vegetale all’interno, non è dato saperlo, nel senso che non ho trovato la lista degli ingredienti.

Il burger di carne vegetale di Burger King è sottile, marroncino, molto simile a un hamburger classico. Non so di cosa sappia preso da solo, ma all’interno del panino è piuttosto buono e ricorda decisamente quello della carne. A mio avviso, i cetrioli rovinano tutto, ma questo è un mio problema e avrei potuto ordinarlo senza.

Nel complesso non è male, sia per quanto riguarda il sapore panino sia per il prezzo, decisamente economico e “da fast food”.

Il principale aspetto positivo, a mio avviso, è che trattandosi di un’alternativa vegetale offerta in un mare di panini con carne vera, potrebbe essere assaggiato anche da chi normalmente mangia carne, soprattutto giovani, o non far sentire emarginato e triste il vegetariano/vegano di turno che va da Burger King con gli amici onnivori.

Beyond burger di Beyond meat

Il Beyond burger è approdato di recente nella mia città e ho avuto modo di mangiarlo diverse volte grazie a un comodo servizio di consegna a domicilio che mi ha salvato qualche pausa pranzo (lavoro da casa al momento).

L’ho assaggiato in un panino al latte farcito con ketchup, insalata, pomodoro, cipolla caramellata e fontina, quindi non vegano ma vegetariano.

Questo burger di carne vegetale è fenomenale: alto, gustoso, bello nell’aspetto e fantastico per quanto riguarda il sapore.
Unico neo, il prezzo. Un panino costa 9,90 euro e acquistando solo il Beyond burger online, il prezzo non varia di molto.

Per quanto riguarda gli ingredienti del Beyond burger, sono tutti vegetali. Eccoli: proteine del pisello, olio di canola, olio di cocco, acqua, estratto di lievito, maltodestrine, aroma naturale, gomma arabica, olio di girasole, sale, acido succinico, acido acetico, amido modificato, fibra di bamboo, meticellulosa, amido di  patata, estratto barbabietola, acido ascorbico, estratto annato, acido citrico, glicerina vegetale.

Certamente non una botta di salute, ma sicuramente molto molto buono.

Next level burger di Lidl

Nuovo arrivato sugli scaffali Lidl Italia, il Next level burger è stato lanciato sul nosto mercato proprio ieri e io, puntualissima mi sono precipitata a comprarlo subito dopo il lavoro.

Questo è il primo burger di carne vegetale che cucino a casa. Una volta aperta la confezione, noto che l’odore ricorda molto quella della carne. Anche la consistenza molliccia e l’aspetto rosa contribuiscono all’illusione, così come l’aroma che sprigiona durante la breve cottura.

L’ho usato per farcire un panino simile ai precedenti, con pomodoro, lattuga e maionese. È buono? Decisamente sì, forse non a livello del Beyond al quale comunque somiglia moltissimo per aspetto, sapore e formulazione.

Gli ingredienti del Next level burger sono infatti simili a quelli del Beyond, con qualche variante. Eccoli: acqua, funghi champignon in salamoia, grasso di cocco, proteine di pisello, olio di colza, proteine di soia, farina di soia, spezie, emulsionante (metilcellulosa), sale, aromi, amido di piselli, estratto di lievito, fibra vegetale, succo concentrato di barbabietola rossa, conservanti (sorbato di potassio e acetati di sodio) e aroma di affumicatura.

Quello che è ben diverso è invece il prezzo. Il Next level burger è sicuramente molto più economico:  2,99 euro per due burger, per un peso totale di 227 grammi (13,17 euro al chilo).

Un aspetto decisamente positivo è la reperibilità, dato che Lidl è presente praticamente ovunque. Ho apprezzato la scelta di collocare il prodotto nel banco frigo della carne, proprio di fianco alle bistecche e non nel solito angolino di prodotti veg/bio/green/natural che un onnivoro salta senza pietà.

Confronto e conclusioni

Il vincitore indiscusso per quanto riguarda il gusto è senza ombra di dubbio il Beyond burger, davvero strabuono.

Tenendo però conto dei diversi fattori, includendo quindi anche la disponibilità e il prezzo vince il Next Level di Lidl: facilmente reperibile, prezzo abbordabile, gusto decisamente buono.

Il Rebel whopper non mi ha invece convinta, forse per colpa del famoso cetriolo che trovo davvero terribile. Apprezzo comunque che un fast food offra un’alternativa vegetariana che non sia il solito triste polpettone di quinoa, verdure e legumi.

In ogni caso mi duole ricordare che si tratta di alimenti trasformati e che come qualsiasi alimento trasformato non rappresentino esattamente un cibo sano e genuino.

Se riuscissero nell’intento di ridurre il consumo di carne sarebbe fantastico, ma il consumo di questo genere di alimenti deve essere comunque moderato.

E ora dimmi, tu li hai assaggiati?

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Mancano un paio di settimane a Ferragosto, periodo in cui forse anche tu sarai spalmata in spiaggia. La prova costume ti sta mordendo le caviglie, e se non hai curato la tua linea dallo scorso gennaio per livellare i rotolini, ora ti sentirai spacciata.

Perciò magari sarai tentata di correre ai ripari e comprare qualche beverone iperproteico e ipocalorico per un dimagrimento fast&furious.

Ma questi pasti sostituitivi funzionano? Sono buoni? Sono efficaci? Fanno dimagrire più di una sana alimentazione? Li ho provati per te e ora ti racconto tutto quello che vorresti sapere a riguardo. Chiaramente il mio singolo caso “non fa scienza”, ma può darti qualche spunto di riflessione.

Beveroni per dimagrire: la mia esperienza

Premetto che sono da sempre molto scettica sui beveroni e che la mia non vuole essere una pubblicità né in negativo né in positivo: per questo non ti dirò nemmeno la marca dei beveroni che ho provato.

Ho acquistato questi pasti sostituitivi da 200 kcal l’uno, dolci e salati, da mangiare a colazione e a cena per due settimane. Il pranzo è libero e si può mangiare ciò che si vuole (con moderazione, non il porco fritto, ovviamente). Alla dieta ho abbinato la mia solita passeggiata quotidiana (40 minuti al giorno) più qualche esercizio a casa tre volte a settimana (addominali, step eccetera).

Per quanto riguarda i prezzi, posso dirti che con i soldi spesi avrei pagato tranquillamente la visita dalla nutrizionista, più i controlli successivi e, più o meno, ho speso una cifra tre volte superiore a quella che spendo comprando cibo vero.

Ma parliamo del sapore di questi pasti ipocalorici. I beveroni dolci del mattino erano accettabili, forse con un retrogusto di cartone e un po’ troppi grumi, ma accettabili.
I pasti sostitutivi della sera erano mangiabili, nonostante l’aspetto terribile (sembrava mi avesse vomitato il gatto nel piatto, ti lascio una foto per farti capire di cosa parlo).

Sicuramente è una dieta comoda, perché il tutto si prepara in pochi minuti e senza dover pensare a nulla (cosa mangio, quanto ne mangio, come peso questa cosa eccetera), però triste e monotona (stessi sapori per quindici giorni, aspetto terribile, sapore abbastanza “di chimico”) e, soprattutto, non ti insegna cosa mangiare.

L’aspetto peggiore dell’esperienza è stata la FAME: una fame allucinante dopo due ore dal beverone del mattino e a metà pomeriggio. Bevi l’acqua, fatti una tisana, mangia un cetriolo (odio i cetrioli), ma comunque hai fame. Parliamo di 400 kcal tra colazione e cena, più forse 400-500 kcal a pranzo: con 900 kcal al giorno, è ovvio avere fame (fortunatamente non si corre il rischio di avere carenze di vitamine e minerali perché sono aggiunti alle formulazioni, anche se ne andrebbe valutata la biodisponibilità).

In ogni caso, durante i primi sette giorni mi sentivo sgonfia, leggera e piena di energia anche se molto irritabile a causa della fame; al decimo giorno ho iniziato a sentirmi gonfia, stanca e sfufa di mangiare sempre le solite cose.

Risultati: ho perso circa 1,5 kg, 2,5 cm di giro vita, un centimetro di circonfereza fianchi. Tutto ciò è successo nei primi sette giorni, per la seconda settimana è rimasto tutto invariato, anche se non ho mai sgarrato.

La settimana successiva sono stata al mare per otto giorni in cui ho mangiato in maniera normale e senza esagerare e mi sono mossa moltissimo. Sorpresa: al mio rientro mi sono pesata e ho scoperto di aver recuperato il misero chilo e mezzo perso.

Conclusioni: come già detto, il programma con i pasti sostitutivi è indubbiamente comodo e semplice da seguire. È facile evitare gli sgarri e (forse) non si rischiano carenze nutrizionali nonostante il basso apporto di calorie ma è una dieta abbastanza triste (di seguito, un’altra foto a documentare la tristezza), monotona, “finta”, dispendiosa. I risultati non mi sembrano né eclatanti né duraturi, direi.

Alimentazione sana per dimagrire

Ti sembrerà strano, ma dimagrire è davvero semplicissimo e non è nemmeno costoso. Per dimagrire infatti devi fare solo due cose, molto facili: mangiare meglio (e probabilmente meno, ma questo dipende), muoverti di più. Queste sono le uniche cose che davvero funzionano a breve e a lungo termine per perdere peso.

Però, mangiare meno quanto? Mangiare cosa? Con quale frequenza? E quanto si dimagrisce? Elaborare una dieta può essere complicato e non basta consultare i LARN per sapere cosa e quanto mangiare; ci si può però rivolgere a una/un nutrizionista.

Un buon regime alimentare, fatto su misura per te da una/un nutrizionista ti consentirà di sapere quanto, cosa e con quale frequenza mangiare. Una visita da una/un nutrizionista ha un costo variabile ma abbordabile e ti consente di rispondere a tutte le tue domande in fatto di cibo. Soprattutto ti permette di avere un programma su misura per le tue esigenze e, se è ben fatto, non ti farà avere fame e ti insegnerà a mangiare (cosa importantissima per non riprendere peso).

Quanto dimagrirai, dipende da diverse cose, a cominciare dal tuo fabbisogno energetico. Brevemente: una dieta ipocalorica non dovrebbe scendere al di sotto delle 1200 kcal al giorno perché sotto questo valore è probabile che non si assumano abbastanza micronutrienti (vitamine, minerali); per guadagnare o perdere un chilo di peso sono necessarie – semplificando – circa 7000 kcal (in più o in meno); se il tuo fabbisogno energetico è di 1700 kcal al giorno e sotto le 1200 kcal non puoi scendere, la tua dieta ti farà risparmiare al massimo 500 kcal al giorno, quindi perderai circa mezzo chilo a settimana; in ogni caso, è sconsigliabile perdere più di un chilo a settimana. Tutto chiaro? Ottimo.

Alimentazione sana vs pasti sostitutivi per dimagrire

Come ti ho appena detto, per perdere peso occorre mangiare meno e meglio e spendere più calorie attraverso l’attività fisica, tutto qui. Nonostante sulla carta sia molto semplice, nei fatti perdere anche solo 2-3 chili può voler dire dover fare un po’ di movimento quotidiano in più e rinunciare a qualche cena con gli amici, al bicchiere di vino e al dolce a fine pasto.

Non esistono diete miracolose in cui mangi ciò che vuoi e dimagrisci velocemente e nemmeno i programmi con i beveroni ti permettondo di mangiare quello che ti pare: nel tuo pasto libero dovrai comunque stare attenta a porzioni, condimenti e qualità dei cibi.

Considerando pro e contro di una dieta sana e bilanciata e di un programma con pasti sostituitivi (quindi il costo, la comodità, il gusto, la varietà degli alimenti, la sostenibilità e l’etica degli ingredienti eccetera) è di gran lunga meglio la prima opzione: sono convinta che il cibo vero sia insostituibile e che il fascino dei beveroni stia dovuto al marketing che promette risultati veloci e senza sforzi, anzi quasi divertendosi.

Ricapitolando: se devi dimagrire, devi stare attenta a ciò che mangi, muoverti di più e avere pazienza. Fine. Non esistono scorciatoie.

Quindi se non ti sei mossa per tempo e hai ancora i tuoi bei rotolini, mi dispiace: anche quest’anno passerai la prova costume l’anno prossimo. In ogni caso buone vacanze :)

Questo mese per la rubrica Artiste di natura ti parlo di ben tre artiste: tre sorelle, o meglio, TreeSurelle. Si chiamano Miriam, Valeria e Debora, sono della provincia di Pescara e creano cose bellissime utilizzando semi, legno e altri materiali naturali.

Io le ho conosciute un paio di mesi fa con il loro banchetto in un borgo abruzzese e mi sono letteralmente innamorata delle loro creazioni. Come sai vado in brodo di giuggiole quando vedo la natura protagonista e non semplice sfondo della nostra vita. È il motivo per cui una volta al mese ti parlo di un’artista che crea le proprie opere isprandosi o utilizzando la natura, nonché uno dei motivi per cui ho dato vita al Percorso selvatico, il corso fighissimo sul riconoscimento di piante spontanee.

Tornando alle TreeSurelle, Miriam mi ha raccontato che l’amore per il legno è stato trasmesso loro dal papà falegname; da lui e dalla mamma sarta devono aver ereditato anche i geni della creatività e della manualità.
Negli anni hanno imparato a lavorare il legno in modo professionale e oggi si dedicano alla creazione di gioielli in cui le meraviglie della natura sono in primo piano: un nodo di abete, una venatura particolare, il cappellino di una ghianda o il seme di un frutto diventano protagonisti delle loro opere.

Oggi ti faccio vedere le cose che mi hanno colpita di più e ciò che ho acquistato io: tutto ciò che fanno è stupendo, quindi ho dovuto selezionare moltissimo.

Dato che adoro gli orecchini, iniziamo da questi fatti con ghiande e pietre, che avrei voluto acquistare per potermi sentire sempre in un bosco.

Avrei comprato anche questi, ricavati da sezioni di rametti di alberi. In foto puoi vedere quelli creati a partire da rami di pino, ma ne realizzano con diversi alberi tra cui la quercia.

Le materie prime usate da TreeSurelle provengono principalmente dai boschi e dalle potature stagionali. I legni utilizzati quindi sono solo quelli presenti sul territorio nazionale, fatta eccezione per alcuni legni esotici come il palissandro, scarti di produzione o rimanenze di magazzino della falegnameria del papà.

TreeSurelle evitano di usare legni non nazionali per non alimentare il traffico di alberi protetti e perché preferiscono utilizzare ciò che “avanza” dell’albero in un’ottica di rispetto della natura ed ecosostenibilità del loro prodotto.

Oltre alle ghiande e ai rametti in sezione, sono rimasta molto affascinata anche dai piccolissimi orecchini a forma di coccinella, muso di volpe e gufo. Li creano intagliando i semi di alloro. Non so se ti rendi conto della pazienza necessaria a fare un lavoro del genere (pazienza ampiamente ricompensata dal risultato, direi).

In foto puoi vedere un riassunto dei passaggi che trasformano un seme di alloro in un muso di gufo (o di una civetta, forse).

Infine arriviamo al pezzo top, quello che ho scelto per me e che farà perdere definitivamente la testa anche a te. Sono sicura che anche tu lo comprerai entro mezz’ora perché è un oggetto stupendo, è utile e perché quando lo indosso mi riempiono di domande, tra cui la più gettonata è “dove si compra?”.

 

Hai già capito cos’è? Questo oggetto fighissimo è un porta essenze: puoi riempirlo con fiori secchi e oli essenziali per diffondere un ottimo profumo ma anche per una rapida aromaterapia a portata di mano (e di naso).

Il mio l’ho riempito con fiori essiccati di lavanda e qualche goccia di olio essenziale di lavanda e limone e lo indosso quando ho bisogno di rilassarmi rimanendo concentrata. Il porta essenze con questa miscela potrebbe esserti molto utile se soffri di ansia durante gli esami o quando devi parlare in pubblico, ad esempio.

Secondo me ora vuoi sapere dove puoi acquistarlo, quindi ti lascio curiosare la pagina Facebook di TreeSurelle e il loro profilo Instagram.

Se vuoi conoscere le TreeSurelle nella realtà vera, seguile sui loro canali social per sapere le date dei prossimi mercatini: saranno ad esempio presenti con le loro bellissime creazioni a Santo Stefano in Sessanio, borgo in provincia de L’Aquila e potrai trovarle lì fino alla fine di agosto.

La rubrica Artiste di natura invece ad agosto va in vacanza, ma torna a settembre.

Oggi ti spiego come fare il tempeh in 10 mosse. Immagino tu sappia che il tempeh è un alimento proteico e salutare che si ricava dalla soia gialla fermentata.
Probabilmente hai già assaggiato quello in commercio e sì, non è un granché, sa vagamente di castagne, non ha una consistenza esaltante ed è abbastanza caro.

Il tempeh fatto in casa invece ha un sapore più delicato e gradevole e risulta quindi più versatile in cucina. Inoltre ha una consistenza migliore ed è molto, molto più economico. Certo, preparare il tempeh in casa è un po’ sbatti, ma nemmeno così tanto, vedrai (la cosa più noiosa è controllare la temperatura, perché se non stai attenta uccidi il fungo che consente la fermentazione e il tempeh non riesce).

Come fare il tempeh in 10 mosse

Ingredienti e occorrente
> 1 kg di soia gialla decorticata
> 2-3 cucchiaini di starter
> 1 cucchiaio di aceto
> 5 sacchetti di plastica con chiusura
> termometro da cucina
> termometro per ambienti

Procedimento
1. Risciacqua la soia e sistemala in una pentola con l’acqua, porta a bollore e fai cuocere per 30-40 minuti. La soia sarà pronta quando riuscirai a spezzarla sotto i denti: non deve essere molto cotta (quindi non appiccicosa) ma nemmeno troppo dura.
2. Scola molto bene la soia e falla raffreddare (ci vorrà un po’ di tempo).
3. Quando arriverà a 40°C circa (serve il termometro da cucina) aggiungi l’aceto e mescola bene.
4. Aggiungi lo starter e mescola molto bene e a lungo per distribuirlo in modo omogeneo.
5. Sistema la soia nei sacchetti dandogli una forma regolare a panetto.
6. Disponi i sacchetti sulla teglia del forno e fai dei piccoli fori distanti un centimetro tra loro sulla parte superiore e ai lati, usando uno stuzzicandenti.
7. Lascia i sacchetti nel forno spento, leggermente aperto e con la luce accesa e sistema un termometro dentro il forno. Per le prime 10 ore, la temperatura dovrà essere di 30-35°C, mentre per le ore successive dovrà essere un po’ più bassa (30-32°C). Puoi regolare la temperatura aprendo più o meno lo sportello del forno o accendendo e spegnendo la luce. L’estate è il momento migliore per preparare il tempeh perché la temperatura ambientale è ideale, a patto che tu non accenda il condizionatore.
8. Lascia proliferare il fungo per circa 36 ore: inizialmente i fagioli saranno tutti divisi; con il passare delle ore vedrai comparire una muffetta bianca, i fagioli inizieranno a unirsi e panetti diventeranno più rigidi; al termine i fagioli saranno un tutt’uno, ricoperti da una muffetta bianca e uniforme e i panetti saranno rigidi.
9. Tira fuori i panetti dai sacchetti (purtroppo dovrai rompere i sacchetti per farlo, quindi non potrai riutilizzarli). Se noti delle parti viscide e marroni, eliminale e buttale: in genere si formano agli angoli, dove l’aria circola meno. Se invece vedi dei puntini grigio fumo in corrispondenza dei buchi, nessn problema: sono le spore del fungo e, se sei molto figa, puoi recuperarle e usarle il giorno stesso come nuovo starter.
10. A questo punto puoi cucinare il tuo tempeh o congelarlo e consumarlo più avanti.

Come cucinare il tempeh

Il tempeh ha un sapore gradevole ma non particolarmente forte, quindi puoi cucinarlo in molti modi diversi. Una delle mie ricette preferite: tagliato a cubetti e dorato in padella con un cucchiaino di olio di cocco e con aggiunta di un cucchiaio di salsa shoyou a fine cottura.
Se preferisci puoi aggiungerlo alle insalate, sempre tagliato a cubetti, oppure tagliarlo a fette e cucinarlo in padella tipo scaloppina o alla pizzaiola: dai pure sfogo alla tua fantasia e buon appetito.

2016-10-12-11-19-38-697

Dato che la prova costume è alle porte, ho deciso di mettermi a dieta. Ora non faccio che pensare al cibo, dunque oggi condivido una ricetta di una confettura di prugne e zenzero squisita che ho preparato l’anno scorso.

Quest’anno invece le prugne me le mangio così come sono e lo zenzero solo in tisana, senza zucchero. Tu che puoi (se puoi) prova questa fantastica confettura. Dopo la ricetta ti spiego anche che differenza c’è tra marmellata e confettura e ti dico due parole sulle proprietà e sull’uso dello zenzero.

Confettura di prugne e zenzero, la ricetta

Ingredienti
> 600 g di prugne
> 200 g di zucchero
> mezzo cucchiaino di zenzero in polvere
> il succo di un limone

Procedimento

Lava le prugne, togli in nocciolo, tagliale a pezzi grossolani, poi pesale e sistemale in una ciotola. Aggiungi 1/3 di zucchero, il succo di limone e lo zenzero, copri la ciotola con un piatto o un coperchio e lascia macerare per almeno trenta minuti.
Trascorso il tempo di macerazione, metti tutto in una pentola (io ho usato una casseruola larga con bordo alto) e cuoci per quaranta minuti circa, mescolando. Quando il composto sarà denso*, versalo nei barattoli precedentemente sterilizzati in acqua bollente; chiudi i barattoli, capovolgili e lasciali raffreddare (faranno il sottovuoto).

*Come capire quando la confettura è pronta? Versa mezzo cucchiaino di confettura su un piatto e inclinalo: se scivola facilmente, non è ancora pronta; se scivola lentamente, ci sei (se non scivola, l’hai cotta troppo).

Confettura e marmellata, che differenza c’è?

La differenza tra confettura e marmellata dipende dal tipo di frutta che si utilizza per prepararla: la marmellata viene fatta con polpa, purea, succo o estratti acquosi ottenuti dalla scorza degli agrumi; la confettura è fatta con frutta diversa dagli agrumi.
La confettura deve contenere più di 350 grammi di frutta per ogni chilogrammo di prodotto finito, mentre per la confettura extra la quantità di frutta sale a 450 grammi per chilo. Così, per curiosità.

Se vuoi provare altre ricette qui trovi quella della confettura alle fragole (che chiamavo ancora marmellata perché non avevo studiato :D) e qui quella ai frutti di bosco, che potrai preparare più avanti.

Proprietà e uso dello zenzero

Lo zenzero è il rizoma dello Zingiber officinalis, pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae. Contiente oli essenziali e una resina costituita da gingeroli e shogaoli, oltre ad amido, zuccheri, acidi organici e sali minerali. Lo zenzero è utilizzato contro la nausea, per migliorare i processi digestivi e come antinfiammatorio. (Se ti interessano le erbe e le loro proprietà, c’è il percorso selvatico, lo sai vero?)
Ovviamente nelle quantità presenti nella confettura serve solamente a dare una nota piccante: per avere benefici per la salute, lo zenzero andrebbe assunto regolarmente e a dosaggi più elevati sotto forma di tisana o estratto.
In cucina si utilizza il rizoma intero fresco oppure essiccato in polvere: il rizoma fresco si conserva in frigorifero per qualche settimana e al momento dell’uso va sbucciato e grattugiato, mentre quello in polvere si conserva a temperatura ambiente per diversi mesi e si utilizza come una qualsiasi spezia in polvere.

Se provi la ricetta, pensami :)

Terzo appuntamento con le artiste di natura ma questo mese – sorpresa! – l’artista di natura è un uomo. Si chiama Paolo, è di Torino e la sua attività è Filosofia vegetale.

Paolo si occupa principalmente di progettazione di piccoli giardini e terrazzi, ma come potrai intuire dal nome del suo brand, Paolo non si limita ad allestire spazi verdi, altrimenti non te ne parlerei.

 

Il giardino come strumento per il benessere

Il lavoro di Paolo è un intreccio in cui si incontrano consapevolezza, benessere, felicità, tenute insieme da un filo rigorosamente verde: la natura è dunque un mezzo, il giardino diventa uno strumento per guardarsi dentro, oltre che per circondarsi di bellezza.

Chi decide di lavorare con Paolo inizia compilando un questionario che serve anche e soprattutto sé, per comprendere i propri desideri più profondi. Questa comprensione porta chiaramente a una maggiore consapevolezza e già questo è un primo passo verso la strada della felicità.

Successivamente si scelgono le piante, che saranno in armonia con le emozioni del cliente: Paolo individua specie e cultivar che “risuonino“ con l’animo di chi ne fruirà, con un occhio di riguardo verso la sostenibilità ambientale (le piante provengono da produttori locali per favorire l’economia del luogo, prediligendo i vivaisti attenti all’ambiente). Ovviamente le specie sono concordate con il cliente poiché il risultato finale dovrà soddisfare il desiderio di bellezza e di benessere della persona.

Dopo la realizzazione del giardino o terrazzo, Paolo continua a seguire i propri clienti insegnando loro come prendersi cura delle proprie piante; questo consente alla persona di essere indipendente, di sporcarsi le mani e di relazionarsi direttamente con la natura.

L’importanza del contatto con la natura

La relazione uomo-pianta è un concetto che ritorna anche nei laboratori e workshop in cui Paolo parla proprio della relazione tra essere umano e natura definendolo come un bisogno fondamentale per il proprio benessere. Un esempio è il laboratorio “Piante e gratitudine” che Paolo ha tenuto all’Accademia della Felicità, a Milano.

Che circondarsi di piante possa migliorare la qualità della vita non è una novità: esistono ormai tanti studi che associano il contatto con la natura a riduzione dello stress, diminuzione del rischio di sviluppare numerose patologie e a un miglioramento della qualità della vita.

Come sai, io adoro le piante (strano per un’erborista, vero?) e anch’io come Paolo sono convinta che il rapporto con la natura sia fondamentale per stare bene. Per la mia esperienza, posso dire che niente riesce a rilassarmi e allontanare i pensieri negativi come il mettere le mani nella terra o fare una passeggiata nel bosco.

Quando poi ho iniziato a studiare le piante per gli esami di botanica e fisiologia vegetale le ho trovate a dir poco affascinanti: i loro meccanismi di difesa, i loro sistemi di comunicazione, la loro resilienza mi hanno meravigliata e ho trovato nuove ispirazioni dalle loro strategie.

 

Probabilmente a Paolo è successa la stessa cosa quando, dopo una formazione umanistica e un lavoro decennale in teatro con giovanissimi, anziani e disabili, si è “trovato” a lavorare in un’azienda di allestimento del verde. Deve essere stato folgorato dal verde come è successo a me e così ha deciso di dare alcuni gli esami di botanica presso la facoltà di agraria, ha studiato individualmente, ha fatto moltissima pratica e finalmente ha dato vita a Filosofia vegetale.

Oggi Paolo, oltre a frequentare corsi di aggiornamento e approfondimento rispetto a progettazione e gestione del verde, sta terminando il percorso di Master presso l’Accademia della Felicità a Milano, per offrire servizi sempre più specifici e personalizzati in un’ottica di benessere e felicità.

Se vuoi approfondire la conoscenza con Paolo e con la sua Filosofia vegetale puoi leggere il suo blog e seguirlo su Instagram e Facebook.

Se hai voglia di avvicinarti al mondo vegetale e fare una passeggiata virtuale con me alla scoperta delle piante spontanee, qui trovi il mio Percorso selvatico per te che è una bellissima occasione per conoscere meglio la natura che ti circonda (vedrai che poi passerai dal virtuale al reale, ne sono certa).

Come sempre, ci tengo a precisarti che questi miei post non sono marchette: non prendo un compenso e non usufruisco di sconti per scriverli. Mi piace condividere realtà belle, innovative, creative e virtuose.