Da qualche tempo ha fatto la sua comparsa sul mercato la carne vegetale, o carne finta. Di cosa si tratta? Perché abbiamo bisogno di creare prodotti simili alla carne ma privi di ingredienti animali? E soprattutto, è buona questa carne vegetale?

Ho provato i tre principali burger di carne finta e ora vi racconto tutto ciò che c’è da sapere su questi prodotti: cosa sono, quanto costano, dove si trovano e di cosa sanno. Lettura consigliata a vegetariani e vegani, onnivori curiosi ed estremisti che si nutrono di sole bacche di goji e semi. Enjoy :)

(Premessa importante: non ho ricevuto nessun compenso o vantaggio per aver scritto questo post).

Cos’è la carne vegetale
Perché abbiamo bisogno di questi prodotti
Rebel whopper di Burger King
Beyond burger di Beyond meat
Next level burger di Lidl
Confronto e conclusioni

Cos’è la carne vegetale

La carne vegetale o carne finta è un prodotto ottenuto miscelando proteine di origine vegetale, generalmente estratte dai legumi, con grassi, additivi di varia natura e aromi.

Non parliamo dei soliti burger di verdurine e cereali, ma di prodotti alternativi alla carne, frutto della tecnologia alimentare grazie alla quale si è riusciti a realizzare un surrogato che somiglia alla carne per aspetto, sapore e valori nutrizionali.

Riuscire a produrre un alimento così simile alla carne ma completamente vegetale non è proprio un gioco da ragazzi, per questo la carne finta ha prezzi abbastanza alti.

Questi prodotti mi incuriosiscono molto per diversi aspetti e sono rimasta affascinata e stupita quando ho assaggiato il primo burger di carne finta, perché avendo studiato un po’ di tecnologia alimentare all’università posso intuire la ricerca, il lavoro, i fallimenti che hanno portato a immettere sul mercato un prodotto che sembra carne, sa di carne ma non è carne. Incredibile.

Dopo averli assaggiati (o anche prima), la domanda però mi è sorta spontanea: perché abbiamo bisogno di mangiare carne che non è carne?

Perché abbiamo bisogno di questi prodotti

Per rispondere a questa domanda, perché abbiamo bisogno di questi prodotti, potrebbero volerci due blog, ma cercherò di sfruttare il mio dono della sintesi.

Cosa caspita ce ne facciamo di prodotti che somigliano alla carne e non sono carne? Per chi sono pensati? Io non mangio carne da circa vent’anni e non sono né morta né vagamente deperita. In base alla mia esperienza, posso dire che eliminare la carne dalla propria alimentazione non è così traumatico, non porta ad avere chissà quali crisi mistiche davanti al frigorifero (oddio, cosa mangio? Dove prenderò le proteine oggi? E il ferro? E la B12?) e, con qualche accortezza, nemmeno a carenze gravi (il medico fino a oggi non ha trovato nulla di preoccupante nei miei esami del sangue).

Certo, ammetto che a volte si possa sentire la mancanza del cibo spazzatura e ci sono giorni in cui un hamburger unto ci starebbe proprio. Diciamo che sono più i giorni in cui ci starebbe un mojito sulla spiaggia con i piedi in ammollo, e anche a questa gravissima mancanza si sopravvive.

Detto ciò, dubito che la carne vegetale sia pensata per i vegetariani e vegani, soprattutto per quelli di vecchia data, o quantomeno non solo per loro.

I miei neuroni ipotizzano che questi nuovi prodotti siano destinati soprattutto agli onnivori, per cercare di convincerli a ridurre il consumo di carne.

Come dire, non basta che i medici ci facciano una testa così dicendoci che la carne rossa fa male e che un consumo eccessivo di alimenti di origine animale aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e i tumori.

Non è nemmeno sufficiente che gli scienziati tirino fuori dal cilindro uno studio nuovo a giorni alterni in cui ci pregano di diminuire il consumo di carne per salvarci la pelle (perché gli allevamenti intensivi inquinano, siamo in emergenza climatica, ci stiamo velocemente schiantando contro il muro dell’estinzione eccetera).

Figuriamoci poi a cosa potrebbe servire farci vedere gli animali negli allevamenti intensivi, sottoposti a prigionia, crudeltà, maltrattamenti continui: neanche una lacrimuccia, perché vuoi mettere quanto è buona la bistecca?

Perché non c’è crisi climatica, estinzione della razza umana, etica o salute che tenga di fronte alla bontà della bistecca. E allora, avranno pensato ai piani alti del palazzo vegan, prendiamoli per la gola.

Creiamo un prodotto buono, nutrizionalmente simile alla carne ma leggermente meno insalubre e con un minor impatto ambientale, mettiamolo di fianco alle bistecche nel banco frigo del supermercato e incrociamo le dita.
Al massimo se lo mangeranno i vegetariani, che comunque sono quasi il 9% della popolazione italiana e il trend è pure in crescita. Ecco qui com’è nata e perché, secondo me, la carne finta.

E alla fine com’è questa carne vegetale? Ho assaggiato il Rebel whopper di Burger King, il Next Level di Lidl e il Beyond burger di Beyond Meat e, soprattutto, li ho fatti assaggiare a un super carnivoro convinto: di seguito le recensioni.

Rebel whopper di Burger King

Partiamo dal Rebel whopper venduto da Burger King, a un prezzo di 3,90 euro. Non so da quanto tempo faccia parte dell’offerta del noto fast food perché non sono mai stata una loro cliente, io l’ho scoperto da pochissimo e non ho potuto fare a meno di andare ad assaggiarlo immediatamente per curiosità e per far alzare la domanda (perché no, i fast food non chiuderanno magicamente domani, ma potrebbero convertirsi a una produzione più etica e sostenibile).

Il Rebel whopper è un panino preparato con carne finta, pomodoro, cipolla, maionese, ketchup, lattuga e cetrioli. Il panino in sé non è dunque vegano ma solo vegetariano, mentre per quanto riguarda la vegetale all’interno, non è dato saperlo, nel senso che non ho trovato la lista degli ingredienti.

Il burger di carne vegetale di Burger King è sottile, marroncino, molto simile a un hamburger classico. Non so di cosa sappia preso da solo, ma all’interno del panino è piuttosto buono e ricorda decisamente quello della carne. A mio avviso, i cetrioli rovinano tutto, ma questo è un mio problema e avrei potuto ordinarlo senza.

Nel complesso non è male, sia per quanto riguarda il sapore panino sia per il prezzo, decisamente economico e “da fast food”.

Il principale aspetto positivo, a mio avviso, è che trattandosi di un’alternativa vegetale offerta in un mare di panini con carne vera, potrebbe essere assaggiato anche da chi normalmente mangia carne, soprattutto giovani, o non far sentire emarginato e triste il vegetariano/vegano di turno che va da Burger King con gli amici onnivori.

Beyond burger di Beyond meat

Il Beyond burger è approdato di recente nella mia città e ho avuto modo di mangiarlo diverse volte grazie a un comodo servizio di consegna a domicilio che mi ha salvato qualche pausa pranzo (lavoro da casa al momento).

L’ho assaggiato in un panino al latte farcito con ketchup, insalata, pomodoro, cipolla caramellata e fontina, quindi non vegano ma vegetariano.

Questo burger di carne vegetale è fenomenale: alto, gustoso, bello nell’aspetto e fantastico per quanto riguarda il sapore.
Unico neo, il prezzo. Un panino costa 9,90 euro e acquistando solo il Beyond burger online, il prezzo non varia di molto.

Per quanto riguarda gli ingredienti del Beyond burger, sono tutti vegetali. Eccoli: proteine del pisello, olio di canola, olio di cocco, acqua, estratto di lievito, maltodestrine, aroma naturale, gomma arabica, olio di girasole, sale, acido succinico, acido acetico, amido modificato, fibra di bamboo, meticellulosa, amido di  patata, estratto barbabietola, acido ascorbico, estratto annato, acido citrico, glicerina vegetale.

Certamente non una botta di salute, ma sicuramente molto molto buono.

Next level burger di Lidl

Nuovo arrivato sugli scaffali Lidl Italia, il Next level burger è stato lanciato sul nosto mercato proprio ieri e io, puntualissima mi sono precipitata a comprarlo subito dopo il lavoro.

Questo è il primo burger di carne vegetale che cucino a casa. Una volta aperta la confezione, noto che l’odore ricorda molto quella della carne. Anche la consistenza molliccia e l’aspetto rosa contribuiscono all’illusione, così come l’aroma che sprigiona durante la breve cottura.

L’ho usato per farcire un panino simile ai precedenti, con pomodoro, lattuga e maionese. È buono? Decisamente sì, forse non a livello del Beyond al quale comunque somiglia moltissimo per aspetto, sapore e formulazione.

Gli ingredienti del Next level burger sono infatti simili a quelli del Beyond, con qualche variante. Eccoli: acqua, funghi champignon in salamoia, grasso di cocco, proteine di pisello, olio di colza, proteine di soia, farina di soia, spezie, emulsionante (metilcellulosa), sale, aromi, amido di piselli, estratto di lievito, fibra vegetale, succo concentrato di barbabietola rossa, conservanti (sorbato di potassio e acetati di sodio) e aroma di affumicatura.

Quello che è ben diverso è invece il prezzo. Il Next level burger è sicuramente molto più economico:  2,99 euro per due burger, per un peso totale di 227 grammi (13,17 euro al chilo).

Un aspetto decisamente positivo è la reperibilità, dato che Lidl è presente praticamente ovunque. Ho apprezzato la scelta di collocare il prodotto nel banco frigo della carne, proprio di fianco alle bistecche e non nel solito angolino di prodotti veg/bio/green/natural che un onnivoro salta senza pietà.

Confronto e conclusioni

Il vincitore indiscusso per quanto riguarda il gusto è senza ombra di dubbio il Beyond burger, davvero strabuono.

Tenendo però conto dei diversi fattori, includendo quindi anche la disponibilità e il prezzo vince il Next Level di Lidl: facilmente reperibile, prezzo abbordabile, gusto decisamente buono.

Il Rebel whopper non mi ha invece convinta, forse per colpa del famoso cetriolo che trovo davvero terribile. Apprezzo comunque che un fast food offra un’alternativa vegetariana che non sia il solito triste polpettone di quinoa, verdure e legumi.

In ogni caso mi duole ricordare che si tratta di alimenti trasformati e che come qualsiasi alimento trasformato non rappresentino esattamente un cibo sano e genuino.

Se riuscissero nell’intento di ridurre il consumo di carne sarebbe fantastico, ma il consumo di questo genere di alimenti deve essere comunque moderato.

E ora dimmi, tu li hai assaggiati?

Se ti interessa la cucina vegana, puoi dare un’occhiata anche a:

Mancano un paio di settimane a Ferragosto, periodo in cui forse anche tu sarai spalmata in spiaggia. La prova costume ti sta mordendo le caviglie, e se non hai curato la tua linea dallo scorso gennaio per livellare i rotolini, ora ti sentirai spacciata.

Perciò magari sarai tentata di correre ai ripari e comprare qualche beverone iperproteico e ipocalorico per un dimagrimento fast&furious.

Ma questi pasti sostituitivi funzionano? Sono buoni? Sono efficaci? Fanno dimagrire più di una sana alimentazione? Li ho provati per te e ora ti racconto tutto quello che vorresti sapere a riguardo. Chiaramente il mio singolo caso “non fa scienza”, ma può darti qualche spunto di riflessione.

Beveroni per dimagrire: la mia esperienza

Premetto che sono da sempre molto scettica sui beveroni e che la mia non vuole essere una pubblicità né in negativo né in positivo: per questo non ti dirò nemmeno la marca dei beveroni che ho provato.

Ho acquistato questi pasti sostituitivi da 200 kcal l’uno, dolci e salati, da mangiare a colazione e a cena per due settimane. Il pranzo è libero e si può mangiare ciò che si vuole (con moderazione, non il porco fritto, ovviamente). Alla dieta ho abbinato la mia solita passeggiata quotidiana (40 minuti al giorno) più qualche esercizio a casa tre volte a settimana (addominali, step eccetera).

Per quanto riguarda i prezzi, posso dirti che con i soldi spesi avrei pagato tranquillamente la visita dalla nutrizionista, più i controlli successivi e, più o meno, ho speso una cifra tre volte superiore a quella che spendo comprando cibo vero.

Ma parliamo del sapore di questi pasti ipocalorici. I beveroni dolci del mattino erano accettabili, forse con un retrogusto di cartone e un po’ troppi grumi, ma accettabili.
I pasti sostitutivi della sera erano mangiabili, nonostante l’aspetto terribile (sembrava mi avesse vomitato il gatto nel piatto, ti lascio una foto per farti capire di cosa parlo).

Sicuramente è una dieta comoda, perché il tutto si prepara in pochi minuti e senza dover pensare a nulla (cosa mangio, quanto ne mangio, come peso questa cosa eccetera), però triste e monotona (stessi sapori per quindici giorni, aspetto terribile, sapore abbastanza “di chimico”) e, soprattutto, non ti insegna cosa mangiare.

L’aspetto peggiore dell’esperienza è stata la FAME: una fame allucinante dopo due ore dal beverone del mattino e a metà pomeriggio. Bevi l’acqua, fatti una tisana, mangia un cetriolo (odio i cetrioli), ma comunque hai fame. Parliamo di 400 kcal tra colazione e cena, più forse 400-500 kcal a pranzo: con 900 kcal al giorno, è ovvio avere fame (fortunatamente non si corre il rischio di avere carenze di vitamine e minerali perché sono aggiunti alle formulazioni, anche se ne andrebbe valutata la biodisponibilità).

In ogni caso, durante i primi sette giorni mi sentivo sgonfia, leggera e piena di energia anche se molto irritabile a causa della fame; al decimo giorno ho iniziato a sentirmi gonfia, stanca e sfufa di mangiare sempre le solite cose.

Risultati: ho perso circa 1,5 kg, 2,5 cm di giro vita, un centimetro di circonfereza fianchi. Tutto ciò è successo nei primi sette giorni, per la seconda settimana è rimasto tutto invariato, anche se non ho mai sgarrato.

La settimana successiva sono stata al mare per otto giorni in cui ho mangiato in maniera normale e senza esagerare e mi sono mossa moltissimo. Sorpresa: al mio rientro mi sono pesata e ho scoperto di aver recuperato il misero chilo e mezzo perso.

Conclusioni: come già detto, il programma con i pasti sostitutivi è indubbiamente comodo e semplice da seguire. È facile evitare gli sgarri e (forse) non si rischiano carenze nutrizionali nonostante il basso apporto di calorie ma è una dieta abbastanza triste (di seguito, un’altra foto a documentare la tristezza), monotona, “finta”, dispendiosa. I risultati non mi sembrano né eclatanti né duraturi, direi.

Alimentazione sana per dimagrire

Ti sembrerà strano, ma dimagrire è davvero semplicissimo e non è nemmeno costoso. Per dimagrire infatti devi fare solo due cose, molto facili: mangiare meglio (e probabilmente meno, ma questo dipende), muoverti di più. Queste sono le uniche cose che davvero funzionano a breve e a lungo termine per perdere peso.

Però, mangiare meno quanto? Mangiare cosa? Con quale frequenza? E quanto si dimagrisce? Elaborare una dieta può essere complicato e non basta consultare i LARN per sapere cosa e quanto mangiare; ci si può però rivolgere a una/un nutrizionista.

Un buon regime alimentare, fatto su misura per te da una/un nutrizionista ti consentirà di sapere quanto, cosa e con quale frequenza mangiare. Una visita da una/un nutrizionista ha un costo variabile ma abbordabile e ti consente di rispondere a tutte le tue domande in fatto di cibo. Soprattutto ti permette di avere un programma su misura per le tue esigenze e, se è ben fatto, non ti farà avere fame e ti insegnerà a mangiare (cosa importantissima per non riprendere peso).

Quanto dimagrirai, dipende da diverse cose, a cominciare dal tuo fabbisogno energetico. Brevemente: una dieta ipocalorica non dovrebbe scendere al di sotto delle 1200 kcal al giorno perché sotto questo valore è probabile che non si assumano abbastanza micronutrienti (vitamine, minerali); per guadagnare o perdere un chilo di peso sono necessarie – semplificando – circa 7000 kcal (in più o in meno); se il tuo fabbisogno energetico è di 1700 kcal al giorno e sotto le 1200 kcal non puoi scendere, la tua dieta ti farà risparmiare al massimo 500 kcal al giorno, quindi perderai circa mezzo chilo a settimana; in ogni caso, è sconsigliabile perdere più di un chilo a settimana. Tutto chiaro? Ottimo.

Alimentazione sana vs pasti sostitutivi per dimagrire

Come ti ho appena detto, per perdere peso occorre mangiare meno e meglio e spendere più calorie attraverso l’attività fisica, tutto qui. Nonostante sulla carta sia molto semplice, nei fatti perdere anche solo 2-3 chili può voler dire dover fare un po’ di movimento quotidiano in più e rinunciare a qualche cena con gli amici, al bicchiere di vino e al dolce a fine pasto.

Non esistono diete miracolose in cui mangi ciò che vuoi e dimagrisci velocemente e nemmeno i programmi con i beveroni ti permettondo di mangiare quello che ti pare: nel tuo pasto libero dovrai comunque stare attenta a porzioni, condimenti e qualità dei cibi.

Considerando pro e contro di una dieta sana e bilanciata e di un programma con pasti sostituitivi (quindi il costo, la comodità, il gusto, la varietà degli alimenti, la sostenibilità e l’etica degli ingredienti eccetera) è di gran lunga meglio la prima opzione: sono convinta che il cibo vero sia insostituibile e che il fascino dei beveroni stia dovuto al marketing che promette risultati veloci e senza sforzi, anzi quasi divertendosi.

Ricapitolando: se devi dimagrire, devi stare attenta a ciò che mangi, muoverti di più e avere pazienza. Fine. Non esistono scorciatoie.

Quindi se non ti sei mossa per tempo e hai ancora i tuoi bei rotolini, mi dispiace: anche quest’anno passerai la prova costume l’anno prossimo. In ogni caso buone vacanze :)

Ghiaccioli fai da teRicetta facilissima e veloce dei ghiaccioli fai da te gusto cola, rimedio efficace per sopravvivere a queste giornate di caldo infernale.

Per preparare questi ghiaccioli serve lo sciroppo di guaranà.
Il guaranà (Paulinia cupana) è una liana legnosa originaria dell’Amazzonia. I semi, essiccati e torrefatti, vengono pestati e mescolati con acqua per ottenere una pasta. La pasta viene poi lavorata in cilindri che contengono amido, caffeina e tracce di teobromina. L’estratto è usato poi per preparare bevande e integratori stimolanti per combattere stanchezza e affaticamento fisico o mentale e che possono essere utilizzati anche per curare le dissenterie leggere o come coadiuvanti nelle diete dimagranti.
Con lo sciroppo di guaranà si possono preparare bevande, bibite analcoliche o alcoliche, granite: io lo uso per fare questi ghiaccioli, che non credo abbiano proprietà ma sono molto buoni :)

Ingredienti
> Sciroppo di guaranà
> Acqua

Procedimento
Prendi sei formine per i ghiaccioli, riempine cinque con acqua e una con lo sciroppo di guaranà: io uso lo sciroppo al guaranà di Altromercato. Trasferisci in una caraffa, mescola e riempi le formine. Metti in congelatore e dopo circa otto ore avrai i tuoi ghiaccioli alla cola; meglio ancora se li dimentichi in congelatore per una notte.
Sperimenta anche la ricetta per preparare i ghiaccioli alla frutta.

Scaloppine di seitan al limoneDopo anni di esperimenti con il seitan, eccoti due ricette collaudate e veramente buone per preparare le scaloppine vegan.
Una cosa importantissima perché il seitan sia buono è, manco a dirlo, il seitan stesso. Se lo sai fare in casa usa quello autoprodotto da te, altrimenti ti consiglio il Soyalab oppure Fonte della vita. Sono le uniche marche tra quelle che ho assaggiato che vendono seitan lavorato a mano e privo di quella consistenza gommosa e/o spugnosa, che personalmente trovo insopportabile.
Le dosi delle ricette sono per quattro persone con una fame normale oppure per due persone affamate.

Scaloppine vegan ai funghi

Ingredienti
> 250 g di seitan
> 250 g di funghi prataioli (champignon)
> 2 cucchiai di olio evo
> mezza cipolla
> due/tre cucchiai di salsa di soia
> tre cucchiai di farina di riso
> mezzo bicchiere di birra

Procedimento
Fai dorare la cipolla tagliata a fette sottili nell’olio. Aggiungi i funghi puliti e tagliati a fette e lasciati rosolare per qualche minuto. Aggiungi il seitan tagliato a fette e passato nella farina di riso. Dopo un paio di minuti aggiungi la birra e falla evaporare un po’. Unisci la salsa di soia cuoci per circa un quarto d’ora a fuoco medio basso con il coperchio. Quando i funghi saranno cotti, togli il coperchio e fai evaporare un po’ l’acqua dei funghi, lasciando un po’ di intingolo denso.

Se non sei a dieta, ti propongo anche una versione più pesante: nel soffritto aggiungi carote e sedano sminuzzati e a fine cottura mezza confezione di panna vegetale (di soia o di riso, circa 100 g).

Scaloppine vegan al limone

Ingredienti
> 250 g di seitan
> due cucchiai d’olio
> mezza cipolla
> la buccia di mezzo limone
> un cucchiaio di succo di limone
> due/tre cucchiai di salsa di soia
> tre cucchiai di farina di riso

Procedimento
Il procedimento è lo stesso della ricetta precedente ma i tempi di cottura sono ridotti. Insieme alla cipolla fai rosolare anche la buccia di limone grattugiata. Per rendere più agevole l’operazione, conserva il limone in congelatore e grattugia la buccia quando è congelato. Oltre alla cipolla e alla buccia del limone puoi aggiungere erbe essiccate o fresche tritate (salvia, rosmarino, maggiorana).
Aggiungi il seitantagliato a fette e passato nella farina di riso. Dopo qualche minuto unisci il succo del limone spremuto e la salsa di soia. Lascia sul fuoco per circa cinque minuti, finché non si sarà formato un intingolo denso.

Queste sono le ricette che utilizzo maggiormente per preparare il seitan. Puoi provarlo anche nella versione vegan del kebab :)

Sono da sempre amante del vino, assolutamente non esperta ma sicuramente grande consumatrice. Da vegetariana, quando ho letto  che alcuni vini vengono chiarificati con ingredienti di origine animale, tra cui la gelatina, ho temuto di dover smettere di bere per questioni di coerenza e ho capito che avrei dovuto trovare una soluzione per poter conciliare l’amore per il vino e l’amore per gli animali.

A Natale mi è stato regalato il libro sui vini naturali e artigianali in italia (Vino Critico, a cura di Officina Enoica, Edizioni Altraeconomia e qualche giorno fa mi sono presa la briga di contattare quasi tutti i produttori che vengono citati nel libro per chiedere delucidazioni relative al processo di chiarificazione dei vini.
Inizialmente l’intento era quello di stilare un elenco di produttori che non utilizzassero ingredienti di origine animale per chiarificare il vino e di pubblicare l’elenco sul blog, una sorta di rubrica per vegetariani e vegani che amano bere.

Cos’è la chiarificazione del vino e a cosa serve
La chiarificazione avviene soprattutto sui vini bianchi e viene effettuata per eliminare eventuali intorbidimenti del vino e renderlo quindi limpido: il vino infatti può risultare velato a causa della presenza sostanze proteiche, colloidi di diversa natura provenienti dall’uva e dalla fermentazione, lieviti e altri microorganismi che hanno permesso la fermentazione.
Tra i produttori di vini naturali qualcuno non fa la chiarificazione perché – dice – usando uve di qualità non ce n’è bisogno; altri lasciano decantare il vino sfruttando il tempo e il freddo; altri ancora chiarificano solo quando necessario aggiungendo piccolissime quantità di bentonite, un’argilla. Nessuna traccia di ingredienti di origine animale.

Cosa contiene il vino oltre all’uva
Parlando con i vignaioli ho però scoperto che la chiarificazione del vino è un po’ l’ultimo dei problemi. Un gentile vignaiolo mi ha fatto un quadro sintetico sui trattamenti che subisce il vino e mi ha spiegato che nelle grosse aziende l’uso di diserbanti, anticrittogamici, insetticidi e sostanze ormonali sono diventati trattamenti di routine modificando in modo pericoloso gli ecosistemi, indebolendo le piante e inaridendo i terreni agricoli. In cantina si aggiungono poi, oltre ai chiarificanti (che possono essere minerali o animali), lieviti selezionati liofilizzati, nutrimenti per i lieviti, correttivi (acidificanti, disacidificanti, aromatizzanti, enzimi per modificare il colore) e altre sostanze per modificare e correggere il vino a seconda delle esigenze del mercato.
A quanto pare il vino è l’unico alimento esentato dall’inserire in etichetta tutti gli ingredienti e nemmeno quando si beve vino biologico si può dire di star bevendo un vino naturale, come indicato dall’immagine qui sotto che mette a confronto vino convenzionale, vino biologico, vino biodinamico e vino naturale (e tu che stai a guardare se il vino contiene o non contiene solfiti).

bottiglie-ingredienti
Il vino naturale
Quando ho chiesto ai vignaioli che producono vino naturale cosa contenesse il loro vino, la maggior parte di loro ha risposto: uva.
Dato che per la nostra salute e per quella dell’ambiente è importante tutelare le terre e tutelare i prodotti che da quelle terre si ottengono, eccovi un elenco (parziale, perché molti indirizzi di posta elettronica a cui ho scritto non erano più validi) dei vignaioli che producono vino naturale in Italia e che hanno gentilmente risposto alle mie email:

Un vino naturale ha un prezzo non inferiore ai 4-5 euro, se acquistato direttamente dalle cantine. Chi volesse saperne di più può leggere la Guida al vino critico 2015 e consultare il sito Sorgente del vino, dove è possibile anche acquistare online.