©Ian Panelo/Canva

Oggi sono nervosetta, lo ammetto. Da domani dovrebbe scattare l’obbligo dell’uso delle mascherine anche all’aperto e la notizia mi preoccupa, perché già immagino le tonnellate di mascherine chirurgiche in più che finiranno in discarica o, peggio, direttamente in strada.

Io mi domando: non bastano i mozziconi di sigaretta, gli incarti dei panini e i bicchieri dei fast food, carte e cartacce che ogni giorno vedo abbandonati nei giardini e sui marciapiedi?
Non sono sufficienti le tonnellate di prodotti usa e getta (tra cui assorbenti e plastica monouso) che ogni giorno utilizziamo e che spesso non sono nemmeno riciclabili?

Siamo completamente nel panico per un virus ma non ce ne importa nulla di essere sommersi dai rifiuti.

Sono parecchio arrabbiata, perché ultimamente sempre più politici si riempiono la bocca di green, no waste e plastic free e poi quasi a nessuno viene in mente di suggerire l’uso delle mascherine lavabili, anzi, spesso consigliano le mascherine monouso.

Allora, dato che evidentemente chi ha in mano le redini di questo paese non ci arriva, arriviamoci noi: compriamo le mascherine lavabili.

Si trovano in farmacia, in erboristeria, online, fatte a mano, colorate, in cotone, in canapa, fantasia, tinta unita, col filtro, certificate: ce ne sono davvero di tutti i tipi.

Ora vado ad annusare un po’ di olio essenziale di lavanda, così mi calmo.

Un paio di idee per ridurre i propri rifiuti:

Deodorante per la casa fai da te

Se vuoi preparare un deodorante per la casa ecologico in pochi minuti e in modo semplice, ecco come si fa.

Questo deodorante per la casa è molto utile per profumare efficacemente ambienti piccoli come bagni e corridoi.

Deodorante per la casa, ricetta e procedimento

Occorrente
> 100 mL di acqua
> 100 gocce di oli essenziali
> 400 gocce di solubol

versione ancora più semplice
> 100 mL di alcool alimentare
> 100 gocce di olio essenziale

Oltre agli ingredienti ti serviranno anche una bottiglia di vetro e qualche bastoncino di legno.

Procedimento
Preparare il deodorante per la casa è davvero facile: basta aggiungere gli oli essenziali all’alcol (o al solubol) e poi all’acqua versando il tutto in una piccola bottiglia di vetro.
Puoi riciclare il contenitore e i bastoncini in legno di un deodorante che hai terminato, oppure usare un barattolo in vetro e cinque o sei bastoncini per gli spiedini.

Gli oli essenziali per profumare la casa
Per preparare il deodorante si possono usare da uno a tre oli essenziali; io ho usato 25 gocce di olio essenziale di limone, 25 di arancio dolce e 50 di pompelmo.
Puoi provare anche arancio e cannella, geranio e lavanda, salvia, rosmarino e eucalipto: sbizzarrisciti.

Come si vede in foto, gli oli essenziali tendono a risalire in parte in superficie, anche se ho utilizzato il solubol che dovrebbe appunto fungere da solubilizzante; la buona notizia è che comunque il deodorante funziona e il profumo si sente molto (lo tengo in bagno, dove ho anche la lettiera dei gatti).

 

Vi ricordate della mia eco-fatica “senza rifiuti”? Durante il mese di novembre ho accumulato davvero di tutto, con la promessa di riutilizzare in modo creativo ciò che avevo salvato dalla spazzatura. La decisione di chiudere Effecinque ha poi ucciso la mia vena creativa già moribonda di suo, ma durante questi giorni di vacanza mi sono messa di impegno ed ecco qua i risultati.

Ho creato varie versioni di sali da bagno da regalare a Natale, riutilizzando i vasetti in vetro di sugo e marmellate, che ho poi decorato con avanzi di stoffa (dal corso di taglio e cucito che ho frequentato mesi fa), fette d’arancia essiccate sul calorifero (ogni volta che spremo un’arancia ne tengo da parte una fetta sottile) e nastrini di rafia che avevo in casa per non so quale motivo, forse per l’orto sul balcone. Se non si hanno più i coperchi, i vasi in vetro possono essere riempiti con gli avanzi delle candele sciolti a bagnomaria inserendo un cordino di cotone.

I barattoli di cartone che contenevano all’origine brodo bio e orzo, hanno subito un simil-decoupage: ho preparato una soluzione densa di colla vinilica e acqua e spennellato i barattoli; dopodiché ho incollato brutalmente ritagli di fumetti e parole crociate e ripassato con la soluzione collosa tutta la superficie. Veloce e facilissimo anche per le incapaci come me!

Infine ho preso di mira tutti i barattoli di alluminio della frutta secca. Per questi il lavoro è stato un po’ più complicato. Prima li ho colorati – alcuni a pennello con smalto all’acqua, altri con la bomboletta spray per nulla ecologica, devo ammetterlo – poi ho incollato fiori di feltro e bottoni cuciti uno sull’altro. A breve proverò a decorarne altri con scampoli di stoffa.

Ovviamente perché questi lavoretti siano il più possibile ad impatto e costo zero sarebbe meglio recuperare tutto il recuperabile, ad esempio:
– stoffe avanzate da qualche creazione di cucito creativo, ma anche recuperate da vecchie lenzuola o abiti non più indossabili da nessuno;
– bottoni recuperati da vecchi vestiti o che vi trovate in casa perché chissà da quale camicetta sono saltati via;
– colle e colori avanzati da altri lavori, rimasti sul fondo del barattolo o nella bomboletta dopo aver ridipinto la cancellata o la bicicletta;
– ritagli di giornale o, come nel mio caso, di fumetti in pessimo stato (quindi non regalabili o barattabili) e parole crociate iniziate e mai finite (io ad esempio faccio solo gli autodefiniti e salto tutti gli altri schemi);
– decorazioni comprate in momenti di acquisti compulsivi e dimenticate in un cassetto (è il caso dei miei fiori in feltro).

Con i miei lavoretti ho salvato un bel po’ di materiale dalla discarica e ho creato dei contenitori finalmente utili per nascondere dalla vista piccoli oggetti che in genere restano sparpagliati ovunque.

In questi giorni sono veramente troppo impegnata, tra le mie autoproduzioni e la chiusura dell’attività (ebbene sì, chiudiamo la nostra amata Effecinque; ironico come proprio nel mese in cui mi sto impegnando a non buttare via nulla, stia buttando nell’immondizia i miei sogni), però non mi sono dimenticata della mia eco-fatica e anche se non ho più pubblicato nulla, ho pesato la mia spazzatura indifferenziata in queste due settimane. Risultato: mezzo chilo scarso a settimana, lettiera dei gatti inclusa (di segatura). Posso dirmi soddisfatta, dato che fino a pochi mesi fa i miei rifiuti pesavano più o meno il doppio.

Non so di preciso come ho fatto a dimezzare la mia raccolta indifferenziata in otto mesi; credo dipenda da una serie di abitudini che si sono consolidate in questo tempo, prima tra tutte l’eliminazione – o comunque grande riduzione – dell’usa e getta. Inoltre produco da me cosmetici, saponi, liquori, marmellate e altro, quindi molti imballaggi non entrano nemmeno in casa mia e quei pochi che disgraziatamente ci arrivano finiscono riciclati per contenere le varie produzioni o per fare da stampo ai saponi. Spesso salvo innocenti barattoli dalle spazzature altrui, perché comprando pochissime cose confezionate, mi trovo in difficoltà. Mi piacerebbe poter dare altre idee a chi passa di qui, come ha fatto Claudia che ha riciclato le capsule del caffè, facendole diventare delle belle campanelline per l’albero di Natale, ma al momento non ho abbastanza tempo e spazio tra i miei pensieri per dare sfogo alla mia latente creatività.

Spero che la mia eco-fatica non venga vanificata dalla chiusura di Effecinque: abbiamo nella struttura praticamente mezza Ikea e dobbiamo liberare il posto entro fine anno, ce la faremo a vendere tutto? Lo spero vivamente, altrimenti oltre alla tristezza di vedere i nostri sogni infranti, si aggiungerebbe anche il senso di colpa nel dover portare tutto in discarica (no, non ho un box o una cantina e no, non posso affittarne uno). Incrociate le dita per questo decluttering non proprio felice.

PS: la foto è di Matteo.

Ho trascorso qualche giorno a domandarmi da dove comincio? Da dove conviene iniziare per eliminare il superfluo? Come mi organizzo? Meglio fare un elenco di tutte le cose di cui voglio sbarazzarmi o passare al setaccio stanza per stanza? Alla fine, ho optato per quest’ultima soluzione e l’impresa di decluttering è iniziata dalla camera da letto e, più precisamente, dall’armadio. Lo saprete bene, noi donne abbiamo armadi strapieni, pronte ad abbigliarci in un modo o in un altro a seconda delle occasioni e, puntualmente, non abbiamo mai nulla da mettere. Nel mio caso poi, indosso sempre i soliti vestiti, quelli con cui mi trovo più comoda; tutti gli altri occupano solo spazio e non hanno mai (o quasi mai) visto la luce. Io però li ho sempre tenuti, quei poveri abiti inutilizzati perché non si sa mai; anche quelli che non mi stanno, perché se ingrasso? se dimagrisco? Bisogna essere pronte a tutto. In realtà poi, sappiamo come va a finire e cioè che all’occorrenza compriamo roba nuova, non riesumiamo di certo quegli abiti che sono rimasti in naftalina per anni. Sarebbe un po’ come telefonare ad un corteggiatore storico quando si ha voglia di innamorarsi: non ce n’è, se non è andato bene fino a quel momento, non andrà bene mai.

Armata di forza e coraggio, ho rovesciato sul letto tutto quello che era contenuto nel guardaroba e ho diviso tutto in: da tenere, da barattare, da dare alla Caritas e – ecco la categoria peggiore  – in forse. In una giornata la Caritas si è aggiudicata ben quattro sacchi – colmi e pesantissimi – di vestiti estivi e invernali, borse, cinture e accessori vari mentre per il baratto ho fotografato e sistemato tutto in una valigia; ora devo trovare il tempo di pubblicare gli annunci su Zerorelativo (ma cosa chiedo in cambio? Non voglio accumulare altre cose, sennò che decluttering è?). Resta la categoria in forse, che consiste in quei capi semi inutilizzati a cui voglio dare un’ultima possibilità; li tengo ancora qualche mese, poi deciderò cosa farne.

Il risultato lo vedete nella fotina, dove ci sono il prima e il dopo dell’impresa. Ora però resta un problema: devo continuare il decluttering in camera da letto e i miei prossimi obiettivi sarebbero dovuti essere stepper e cyclette, strumenti del demonio che non ho praticamente mai usato e che utilizzo – indovinate un po’ – come attaccapanni. Il fatto è che la cernita dei vestiti ha significato provare questo e quello, per decidere cosa andava tenuto e cosa no. Ebbene, questo si è tradotto in una prova scientifica del mio aumento di peso, quindi forse sarebbe meglio iniziare a fare un po’ di sana attività fisica, per fare un decluttering anche sull’accumulo di chili superflui. Che faccio, passo ad un’altra stanza?

PS: lieta di aver ispirato l’istituzione del mese del decluttering :)