La scorsa primavera ero nel pieno del trasloco, vivevo il “dramma” della riduzione del mio spazio e il pensiero dell’orto sul balcone non mi ha proprio sfiorata. Quest’anno ci riprovo, ma non disponendo più dello spazio necessario per allestire un orto sul balcone, sto tentando nuove frontiere della coltivazione: l’orto sul davanzale.
Chiaramente si fa quel che si può, quindi abbiamo: un basilico più morto che vivo, una florida melissa, un prezzemolo ambizioso, un rosmarino slanciato, una salvia avvenente, un’erba cipollina niente male e un’erba gatta rassegnata al suo triste destino (i miei gatti non la lasceranno sopravvivere per più di una settimana).
Purtroppo già a giugno sarà tutto bruciato, perché qui batte impietosamente il sole da mattina a sera, ma godiamoci questa bella primavera senza pensare al domani.
Maledetta me che non ho colto l’occasione di far domanda per gli orti urbani (me ne pentirò a lungo, lo so), perché mettere le mani nella terra è una delle cose che più mi rilassa, forse l’unica.

L’orto si sta riprendendo, ripeto, l’orto si sta riprendendo. Non si è salvato tutto, quello che è morto è morto (salvia, lattuga, basilico) ma quello che è sopravvissuto sta reagendo bene alle cure. L’intruglio d’aglio e la pozione alla propoli pare abbiano funzionato: non ci sono più tracce di afidi, bruchi e funghi. Un peperoncino è diventato rosso dall’emozione e l’origano è fiorito. Fiera del mio successo, sto riempiendo la casa di piante e piantine, ché non si vive di solo orto.

Avevo già iniziato un annetto fa, copiando un’idea da un catalogo Ikea e oggi la mia parete piantumata è l’angolo della casa che preferisco. Ora però sono entrata in una vera e propria fase di gardening compulsivo unito al riuso e sto piantando verde in ogni recipiente atto a contenere terra e piante. Ho iniziato riutilizzando delle belle tazze sbeccate che attendevano una mia decisione sulla loro sorte al buio in un billy; poi ho preso di mira una casseruola e un pentolino antiaderenti che non antiaderivano più da tempo. Non contenta, sto ragionando su un comodino. Comodino? Esatto, un vecchio e malconcio comodino da seminare, come fanno i ragazzi di “Da morto a orto“; loro recuperano appunto vecchi mobili e li rinverdiscono, nel senso letterale della parola.

Perché non potrei farlo anch’io? Be’, magari perché non so nulla di restauro, non ho una buonissima manualità ed infine non ho un pollice proprio verde, forse verdino; dettagli insomma, che di certo non mi fermeranno. Potrei arenare il mio progetto solo riflettendo sul fatto che, una volta terminato il lavoro, quel comodino non saprei proprio dove metterlo, ma forse anche questo è solo un piccolo particolare.

La salvia è ufficialmente deceduta, così come anche lattuga, timo, cerfoglio, aneto e coriandolo. Addio. Resistono le altre piante aromatiche e i peperoncini, nonostante i ripetuti attacchi degli afidi. Fragole e pomodori hanno gran parte delle foglie bucherellate. Credevo fosse opera delle lumache ed ho riempito i vasi con gusci d’uovo tritati, poi ho scoperto che il danno è stato fatto dai bruchi e li ho cacciati.

Continuo a combattere questa battaglia contro i parassiti; ormai è diventata una questione di principio ma non sembra che io abbia molte probabilità di vincere. Non ho trovato le coccinelle nei prati e non me la sento di farle arrivare nella scatoletta da Bologna. L’olio essenziale di tea tree contro il fungo della salvia le ha dato il colpo di grazia, uccidendola per sempre. Ho trovato un po’ di speranza nelle parole di Greenme, che ha pubblicato questo articolo. Ho scelto come sempre la soluzione più facile tra quelle proposte, perché sono pigra come poche persone al mondo: tritare (nel frullatore) una testa d’aglio con qualche chiodo di garofano in due tazze d’acqua; lasciar riposare un giorno, filtrare, allungare con tre litri d’acqua e vaporizzare sulle piante. Fatto. La poltiglia che si ottiene dopo dodici ore è verde guacamole, puzzolente e densa; va filtrata utilizzando un panno di cotone e tappandosi il naso. Non voglio immaginare le maledizioni dei vicini costretti a sentire olezzo d’aglio ogni sera e non so ancora se il metodo funzioni. Al momento non si sono visti miglioramenti significativi ma teniamo duro. Se fossi un pidocchio, mi trasferireri su altri orti solo per fuggire al fetore (Sentiranno gli odori gli afidi? Mi auguro di sì, perché se vuoi mangiare le mie piante, devi farlo con sofferenza).

Non contenta, un paio di giorni dopo ho preparato una soluzione di propoli in acqua (100 gocce in un litro d’acqua) e l’ho usata sia per bagnare la terra sia per vaporizzare le foglie. La propoli disinfetta e aiuta la cicatrizzazione e la rigenerazione dei tessuti, inoltre aiuta la pianta a rinforzarsi e a difendersi da parassiti e funghi. Sarebbe meglio utilizzarla a scopo preventivo, ma dovrebbe funzionare anche per curare piante già malate.

Di certo non mi aspettavo che coltivare qualche piantina sul balcone potesse risultare così difficile; parlando con un’esperta qualche sera fa, ho scoperto che tutto potrebbe dipendere dal terriccio, che deve essere ottimo e avere delle caratteristiche ben precise per poter dare piante forti e resistenti. È la prima volta che coltivo, sbagliando si impara. Magari l’anno prossimo andrà meglio.

 

 

Mentre Claudia vive il miracolo delle piantine risorte, io cerco di far sopravvivere le mie, invase da pidocchi,  funghi e da non so quale altro essere che si è mangiato le mie fragole. Sono dispiaceri. Il cerfoglio è morto, stecchito, secco; il coriandolo sta per fare la stessa fine. Alla salvia sono rimaste poche foglie, tutte puntinate di bianco, che ho scoperto essere oidio. Le due fragole che tanto ho fotografato sono state divorate da qualcosa che non ho nemmeno visto e il balcone è letteralmente invaso da moscerini che banchettano con la melata. Anche le tenere foglioline di stevia, se la stanno passando davvero male. Per non parlare della lattuga, che sta appassendo prima del tempo.

Osservo il disastro con lo spruzzino in mano, impotente. Ho provato con il decotto d’aglio, il sapone di marsiglia, l’infuso di ortica, ma niente. Nessun rimedio fai da me è in grado di fermare l’istinto di sopravvivenza delle bestioline, evidentemente molto più forte di quello delle piante.  La natura in qualche modo sta facendo il suo corso, i pidocchi penseranno che il mio orto è lì per loro; ai moscerini non sembra vero poter fare scorpacciate simili. Sembrano dirmi: per te, ci sono i supermercati, le erbe aromatiche confezionate, l’insalata in sacchetto, le fragole in vaschetta, i pomodori di serra.

Mi domando come potremmo tornare davvero ad una vita rurale, se non siamo in grado di combattere dei piccoli, minuscoli pidocchi. Mi chiedo quanto ci sia di vero dietro all’etichetta “biologico”, ora che ho visto con i miei occhi quanto è difficile coltivare qualcosa senza che questo venga prima mangiato da altri. Mi interrogo sulle sorti dell’umanità: siamo ancora in grado di vivere senza pesticidi e prodotti chimici? Insomma, mi faccio un sacco di domande per non ammettere che sono una schiappa e che il mio pollice nero non si è smentito.

La verità è che non ho esperienza, che vivo in una campagna dove il cemento mi ha allontanata dalle tradizioni che si tramandano di padre in figlio; e così non ho saputo scegliere un terriccio adeguato, non ho valutato l’esposizione in cui collocare i vasi, non ho probabilmente rispettato i tempi della natura e non ho saputo prevenire la catastrofe che si sta compiendo. Domani andrò a caccia di coccinelle nei prati e tenterò l’ultima strada per la lotta agli afidi. Sarò ancora in tempo per rimediare?

 

 

Non posso più procastinare, è giunto il momento: devo tagliare le foglie di lattuga. Sono tantissime, giganti e alte, va fatto prima che si affloscino e appassiscano. Mi dispiace, sono così belle e in salute. Capita a tutti, vero, di provare rimorso verso le proprie piantine?
I pomodori stanno per fiorire, o almeno credo: non riconosco un bocciolo da una nuova foglia, è grave? Sì, lo è, ma sto imparando. Le fragole, due, stanno crescendo, sono ancora verdi ma ce la stanno mettendo tutta. C’è un piccolo frutto di peperoncino, verdissimo, che è spuntato mentre ero via per la Pasqua. Questa non è l’unica sorpresa che ho trovato al mio ritorno: uno dei due peperoncini, la menta e la melissa sono state letteralmente invase dai pidocchi.

Prima di capire che fossero pidocchi, ci ho messo un po’, ché se uno non li ha mai visti e cerca su Google tra gli afidi e la cocciniglia non c’è tutta questa differenza a occhio. Però poi ho letto che i pidocchi si concentrano sulle punte, sui germogli e sulle parti tenere e questa è stata un’informazione essenziale. Insieme ai pidocchi c’erano poi dei piccoli insettini alati (moscerini?) che probabilmente si nutrono della melata prodotta dagli afidi, come fanno le formiche. Li ho tolti con un batuffolo di cotone e con una buona dose di disgusto, poi ho spruzzato le foglie con acqua e peperoncino. Ebbene sì, li ho uccisi. Io, che d’estate mi lascio pungere dalle zanzare perché “poverine”, ho sterminato una colonia di pidocchi innocenti per salvare un peperoncino. Sono un mostro? Ora devo recuperare dell’ortica e preparare un decotto da vaporizzare su tutto l’orticello per prevenire altri attacchi oppure lanciarmi nella lotta biologica nel caso tornassero gli afidi, procurandomi delle coccinelle.
Ho chiamato i consorzi agrari della mia zona ma pare che vendano solo colonie per le serre e non so se è il caso di invadere il mio quartiere con un esercito di coccinelle. C’è un’azienda di Bologna che te ne spedisce a casa venticinque in una scatoletta, assicurando che arriveranno vive. Sono indecisa sul da farsi poiché, a parte i tempi di spedizione lunghi e il costo elevato, far divorare gli afidi dalle coccinelle portafortuna mi sembra crudele tanto quanto la sterminazione che ho adottato finora; forse è meglio puntare tutto sulla prevenzione.

Concludo con un aneddoto. Mentre eliminavo i pidocchi dalla menta ho staccato qualche fogliolina per errore. Così le ho messe da parte con l’idea di utilizzarle per una tisana. Qualche ora dopo, mi trovo a tavola a mangiare gnocchi di zucca biologici conditi con burro e salvia e con uno strano retrogusto di mojito. Chiedo a Matteo: “ma per caso ci hai messo la menta?”. “Ah, era menta? Credevo fosse salvia!”. Urge corso di riconoscimento delle erbe, che dovrebbe tenersi il 1° maggio alla scuola di pratiche sostenibili.