Ghiaccioli fai da teRicetta facilissima e veloce dei ghiaccioli fai da te gusto cola, rimedio efficace per sopravvivere a queste giornate di caldo infernale.

Per preparare questi ghiaccioli serve lo sciroppo di guaranà.
Il guaranà (Paulinia cupana) è una liana legnosa originaria dell’Amazzonia. I semi, essiccati e torrefatti, vengono pestati e mescolati con acqua per ottenere una pasta. La pasta viene poi lavorata in cilindri che contengono amido, caffeina e tracce di teobromina. L’estratto è usato poi per preparare bevande e integratori stimolanti per combattere stanchezza e affaticamento fisico o mentale e che possono essere utilizzati anche per curare le dissenterie leggere o come coadiuvanti nelle diete dimagranti.
Con lo sciroppo di guaranà si possono preparare bevande, bibite analcoliche o alcoliche, granite: io lo uso per fare questi ghiaccioli, che non credo abbiano proprietà ma sono molto buoni :)

Ingredienti
> Sciroppo di guaranà
> Acqua

Procedimento
Prendi sei formine per i ghiaccioli, riempine cinque con acqua e una con lo sciroppo di guaranà: io uso lo sciroppo al guaranà di Altromercato. Trasferisci in una caraffa, mescola e riempi le formine. Metti in congelatore e dopo circa otto ore avrai i tuoi ghiaccioli alla cola; meglio ancora se li dimentichi in congelatore per una notte.
Sperimenta anche la ricetta per preparare i ghiaccioli alla frutta.

Scaloppine di seitan al limoneDopo anni di esperimenti con il seitan, eccoti due ricette collaudate e veramente buone per preparare le scaloppine vegan.
Una cosa importantissima perché il seitan sia buono è, manco a dirlo, il seitan stesso. Se lo sai fare in casa usa quello autoprodotto da te, altrimenti ti consiglio il Soyalab oppure Fonte della vita. Sono le uniche marche tra quelle che ho assaggiato che vendono seitan lavorato a mano e privo di quella consistenza gommosa e/o spugnosa, che personalmente trovo insopportabile.
Le dosi delle ricette sono per quattro persone con una fame normale oppure per due persone affamate.

Scaloppine vegan ai funghi

Ingredienti
> 250 g di seitan
> 250 g di funghi prataioli (champignon)
> 2 cucchiai di olio evo
> mezza cipolla
> due/tre cucchiai di salsa di soia
> tre cucchiai di farina di riso
> mezzo bicchiere di birra

Procedimento
Fai dorare la cipolla tagliata a fette sottili nell’olio. Aggiungi i funghi puliti e tagliati a fette e lasciati rosolare per qualche minuto. Aggiungi il seitan tagliato a fette e passato nella farina di riso. Dopo un paio di minuti aggiungi la birra e falla evaporare un po’. Unisci la salsa di soia cuoci per circa un quarto d’ora a fuoco medio basso con il coperchio. Quando i funghi saranno cotti, togli il coperchio e fai evaporare un po’ l’acqua dei funghi, lasciando un po’ di intingolo denso.

Se non sei a dieta, ti propongo anche una versione più pesante: nel soffritto aggiungi carote e sedano sminuzzati e a fine cottura mezza confezione di panna vegetale (di soia o di riso, circa 100 g).

Scaloppine vegan al limone

Ingredienti
> 250 g di seitan
> due cucchiai d’olio
> mezza cipolla
> la buccia di mezzo limone
> un cucchiaio di succo di limone
> due/tre cucchiai di salsa di soia
> tre cucchiai di farina di riso

Procedimento
Il procedimento è lo stesso della ricetta precedente ma i tempi di cottura sono ridotti. Insieme alla cipolla fai rosolare anche la buccia di limone grattugiata. Per rendere più agevole l’operazione, conserva il limone in congelatore e grattugia la buccia quando è congelato. Oltre alla cipolla e alla buccia del limone puoi aggiungere erbe essiccate o fresche tritate (salvia, rosmarino, maggiorana).
Aggiungi il seitantagliato a fette e passato nella farina di riso. Dopo qualche minuto unisci il succo del limone spremuto e la salsa di soia. Lascia sul fuoco per circa cinque minuti, finché non si sarà formato un intingolo denso.

Queste sono le ricette che utilizzo maggiormente per preparare il seitan. Puoi provarlo anche nella versione vegan del kebab :)

Sono da sempre amante del vino, assolutamente non esperta ma sicuramente grande consumatrice. Da vegetariana, quando ho letto  che alcuni vini vengono chiarificati con ingredienti di origine animale, tra cui la gelatina, ho temuto di dover smettere di bere per questioni di coerenza e ho capito che avrei dovuto trovare una soluzione per poter conciliare l’amore per il vino e l’amore per gli animali.

A Natale mi è stato regalato il libro sui vini naturali e artigianali in italia (Vino Critico, a cura di Officina Enoica, Edizioni Altraeconomia e qualche giorno fa mi sono presa la briga di contattare quasi tutti i produttori che vengono citati nel libro per chiedere delucidazioni relative al processo di chiarificazione dei vini.
Inizialmente l’intento era quello di stilare un elenco di produttori che non utilizzassero ingredienti di origine animale per chiarificare il vino e di pubblicare l’elenco sul blog, una sorta di rubrica per vegetariani e vegani che amano bere.

Cos’è la chiarificazione del vino e a cosa serve
La chiarificazione avviene soprattutto sui vini bianchi e viene effettuata per eliminare eventuali intorbidimenti del vino e renderlo quindi limpido: il vino infatti può risultare velato a causa della presenza sostanze proteiche, colloidi di diversa natura provenienti dall’uva e dalla fermentazione, lieviti e altri microorganismi che hanno permesso la fermentazione.
Tra i produttori di vini naturali qualcuno non fa la chiarificazione perché – dice – usando uve di qualità non ce n’è bisogno; altri lasciano decantare il vino sfruttando il tempo e il freddo; altri ancora chiarificano solo quando necessario aggiungendo piccolissime quantità di bentonite, un’argilla. Nessuna traccia di ingredienti di origine animale.

Cosa contiene il vino oltre all’uva
Parlando con i vignaioli ho però scoperto che la chiarificazione del vino è un po’ l’ultimo dei problemi. Un gentile vignaiolo mi ha fatto un quadro sintetico sui trattamenti che subisce il vino e mi ha spiegato che nelle grosse aziende l’uso di diserbanti, anticrittogamici, insetticidi e sostanze ormonali sono diventati trattamenti di routine modificando in modo pericoloso gli ecosistemi, indebolendo le piante e inaridendo i terreni agricoli. In cantina si aggiungono poi, oltre ai chiarificanti (che possono essere minerali o animali), lieviti selezionati liofilizzati, nutrimenti per i lieviti, correttivi (acidificanti, disacidificanti, aromatizzanti, enzimi per modificare il colore) e altre sostanze per modificare e correggere il vino a seconda delle esigenze del mercato.
A quanto pare il vino è l’unico alimento esentato dall’inserire in etichetta tutti gli ingredienti e nemmeno quando si beve vino biologico si può dire di star bevendo un vino naturale, come indicato dall’immagine qui sotto che mette a confronto vino convenzionale, vino biologico, vino biodinamico e vino naturale (e tu che stai a guardare se il vino contiene o non contiene solfiti).

bottiglie-ingredienti
Il vino naturale
Quando ho chiesto ai vignaioli che producono vino naturale cosa contenesse il loro vino, la maggior parte di loro ha risposto: uva.
Dato che per la nostra salute e per quella dell’ambiente è importante tutelare le terre e tutelare i prodotti che da quelle terre si ottengono, eccovi un elenco (parziale, perché molti indirizzi di posta elettronica a cui ho scritto non erano più validi) dei vignaioli che producono vino naturale in Italia e che hanno gentilmente risposto alle mie email:

Un vino naturale ha un prezzo non inferiore ai 4-5 euro, se acquistato direttamente dalle cantine. Chi volesse saperne di più può leggere la Guida al vino critico 2015 e consultare il sito Sorgente del vino, dove è possibile anche acquistare online.

 

PICT0210Dopo il pesto al basilico, oggi ho sperimentato quello alla rucola: ingredienti simili, sapore più deciso, procedimento identico, stessa facilità. Forse è addirittura più economico.

Ingredienti

50 grammi di rucola
5 cucchiai di olio evo
1 cucchiaio di pinoli
1 cucchiaio di lievito alimentare in scaglie (se non siete vegan usate il parmigiano)
2 spicchi d’aglio
una presa di sale
Con queste dosi si condiscono due piatti di pasta abbondanti.

Procedimento

Inserite tutti gli ingredienti in un contenitore alto e stretto e frullateli con il frullatore ad immersione. Aggiungete un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta prima di condire. Prevedo un’estate a base di pesti di tutti i tipi :)

Falafel, polpette di ceci Dopo il vegbab, potevano mancare i falafel? No, non potevano. La ricetta è di Clarissa e, fidatevi, sono i migliori falafel di sempre.

La ricetta dei falafel, le polpette di ceci

Ingredienti
> 250 g di ceci secchi
> una cipolla piccola e due spicchi d’aglio
> due cucchiaini di coriandolo in polvere
> un cucchiaino di semi di cumino
> prezzemolo tritato, sale e pepe
> olio per friggere

Procedimento
Metti i ceci in ammollo in acqua per dodici ore, dopodiché scolali, sciacquali e frullali nel robot da cucina con gli altri ingredienti, escluso, ovviamente, l’olio per friggere.
Trasfersci l’impasto in una ciotola, se necessario frullalo ulteriormente con il minipimer finché non risulta abbastanza omogeneo e lascia riposare in frigorifero per trenta minuti-un’ora.
Forma delle palline: se hai l’impressione che si sfaldino, aggiungi poca acqua; se invece l’impasto ti sembra troppo umido, aggiungi uno o due cucchiai di farina.
Friggi in olio bollente per pochi minuti su entrambi i lati. Quando togli i falafel dall’olio, lasciali per qualche minuto sulla carta assorbente, dopodiché servili. Se preferisci una cottura più leggera, puoi cuocerli in forno.
Puoi mangiarli con un contorno leggero, condirli con la maionese vegetale autoprodotta oppure usarli per farcire i panini.

Sono buonissimi :)

PICT0112Per rimanere in tema autoproduzione, dopo gli snack per i gatti, condivido una ricetta (questa volta per umani) facile, veloce e economica per preparare il latte di riso, da usare soprattutto come base per varie salse e condimenti veg.

Ingredienti
60 g di riso
1 litro d’acqua

Procedimento
Far bollire l’acqua, aggiungere il riso e lasciarlo scuocere a fuoco basso. Spegnere la fiamma, coprire e far raffreddare. Una volta freddo, aggiungere una presa di sale e frullare con il minipimer, dopodiché imbottigliare il latte filtrandolo con un colino e conservare in frigorifero per tre o quattro giorni. Se il latte è venuto troppo denso lo si può allungare con ulteriore acqua.
Varianti: si può anche lasciare in ammollo il riso in acqua per 24 ore prima di cuocerlo; in questo caso l’acqua dell’ammollo dovrà essere usata per cuocere il riso (altrimenti il latte verrà acquoso). Qualcuno suggerisce di lavare il riso crudo prima di cuocerlo per togliere l’amido. Provate!

Il latte di riso ottenuto può essere bevuto così com’è (o dolcificato) a colazione, ma non è il massimo della bontà; meglio usarlo per preparare maionese, besciamella, al posto della panna e in tutte le preparazioni in sostituzione del latte vaccino.

Per preparare la maionese vegetale servono:
un bicchiere di latte di riso
un cucchiaio di succo di limone o aceto di mele
olio di girasole (possibilmente biologico) e sale
Basta aggiungere l’olio al latte frullando con il minipimer finché non raggiunge la consistenza desiderata, poi salare e aggiungere succo di limone o aceto a piacere (può servirne più o meno di un cucchiaio, dipende dai gusti). Il sapore è molto simile a quello della maionese vera.

Per la besciamella occorrono invece:
50 g di burro vegetale (burro di soia o margarina)
50 g di farina 00
500 ml di latte di riso
Si scioglie il burro in un pentolino, si aggiunge la farina, si mescola bene e si aggiunge il latte freddo. Si porta a bollore mescolando energicamente con una frusta (così non fa i grumi) e quando bolle si toglie dal fuoco, si aggiungono sale ed eventuali spezie (noce moscata, curcuma eccetera).
Si possono preparare dosi maggiori o minori mantenendo le proporzioni tra burro, farina e latte o ottenere una besciamella più densa diminuendo la quantità di latte.

Per ottenere una crema simile alla panna, in genere basta aggiungere al latte di riso un cucchiaino di amido di mais o fecola di patate, che fa addensare il latte.

Che ne dite, provate? :)

Venerdì ho comprato in offerta una cassetta da 2 kg di fragole; coincidenza vuole che nella mia dispensa ci fosse una bustina di Konfitura* acquistata diverso tempo fa, rimasta lì in attesa che mi venisse l’ispirazione per provarla in una marmellata e che nella mia testolina ci fosse in programma la realizzazione di una crostata vegan che ho visto su Cucina Naturale. L’occasione fa Tascabile volenterosa, quindi sabato sera mi sono messa ai fornelli e in un’ora ho preparato la torta (portata poi alla mamma in occasione della sua festa, ieri) e la marmellata (che mi accompagnerà per le prossime colazioni). Vi lascio le ricette, così se trovate in offerta le fragole, sapete come smaltirle.

torta fragole

Ingredienti per la crostata
200 g di farina semintegrale
100 g di zucchero di canna (metà per la base, metà per la copertura)
100 g di pistacchi tritati finemente
6 cucchiai di olio di girasole
1 cucchiaino di lievito per dolci
poca acqua
600 g di fragole
la scorza di un limone grattugiata (non buttate il limone, serve per la marmellata)
una teglia da 26/28 cm di diametro

Procedimento
Mescolare la farina con metà dello zucchero, il lievito e i pistacchi tritati (tranne due cucchiai da tenere da parte per decorare); aggiungere l’olio e impastare. Aggiungere poca acqua finché si ottiene un impasto che rimanga insieme, dopodiché formare un impasto e lasciarlo riposare coperto per trenta minuti.
Dopo il tempo di riposo, stendere un foglio di carta forno e lavorare con il mattarello la pasta sul foglio; quando si è ottenuto un cerchio abbastanza preciso, si sposta la carta direttamente nella teglia (così non va oliata e soprattutto non si rischia di rompere l’impasto mentre lo si trasferisce). Bucherellare il fondo della pasta con una forchetta e infornare a 180°C per 20 minuti.
Mentre la pasta cuoce, pulire e tagliare a pezzetti le fragole, tenendone da parte sette grandi per la decorazione. Aggiungere la scorza di limone e frullare con il minipimer fino ad ottenere una purea omogenea.
Sciogliere in un pentolino lo zucchero rimasto (50 g) in 200 ml di acqua; scaldare sul fuoco e prima che si arrivi a bollore, aggiungere l’agar agar e scioglierla sul fuoco basso per 3 minuti, mescolando.
Aggiungere lo sciroppo di zucchero alla purea di fragole, mescolare e lasciar raffreddare. Quando la base della torta sarà cotta e fredda, versarci sopra la purea gelificata di fragole e livellarla. Prima di servire, decorare con le fragole tagliate a metà e la granella di pistacchi.

marmellata (copia)Ingredienti per la marmellata
500 g di fragole
100 g di zucchero di canna
una bustina di gelificante Konfitura (16 g)
il succo di un limone
3 vasetti da 150 ml con coperchio

Procedimento
Lavare e tagliare le fragole a pezzi piccoli (passaggio noiosissimo); sistemarle in una pentola e aggiungere la bustina di Konfitura, mescolando con un cucchiaio. Unire lo zucchero e il succo di limone e scaldare con il fuoco al minimo. Cuocere per 3 minuti da quando inizia a bollire, dopodiché togliere dal fuoco e versare immediatamente la marmellata nei vasetti sterilizzati. Chiudere i vasetti e girarli a testa in giù fino al raffreddamento. Prima di toglierla dal fuoco si può frullare leggermente la marmellata con il minipimer, se ci si accorge che i pezzi di frutta sono troppo grandi.

*Il Konfitura l’ho trovato da Naturasì a meno di un euro, è un gelificante vegan che contiene fecola di patate, agar agar e pectina, tutto da agricoltura biologica. Ho deciso di provarlo perché permette di realizzare la marmellata in pochi minuti e oltre a risparmiare tantissimo tempo, credo si preservino maggiormente le qualità della frutta; inoltre serve molto meno zucchero. Se volete procedere nel modo classico, qui trovate la ricetta per realizzare la marmellata senza gelificanti.
Il resto delle fragole, potete usarle per realizzare i ghiaccioli o mangiarle al naturale :)