woofConoscete wwoof? È un movimento attraverso il quale si può viaggiare (quasi) gratis in Italia e all’estero ospitati all’interno di aziende agricole e fattorie in cambio del proprio lavoro. Avete mai fatto questo tipo di esperienza?
Dato che le vacanze sono sempre più vicine (almeno per qualcuno), riporto di seguito un articolo di Francesco Molan che trovate nel numero di giugno di Vivere Sostenibile (edizione basso Piemonte) e che spiega meglio di cosa si tratta.


WWOOF, in Piemonte oltre 70 fattorie iscritte
di Francesco Molan
Nato dal sogno di una segretaria londinese di passare qualche fine settimana a contatto con la vita rurale, il movimento WWOOF – acronimo di World Wide Opportunities on Organic Farms – si è diffuso in più di 50 paesi del mondo, tra cui l’Italia, dove opera tramite l’Associazione di promozione sociale WWOOF Italia.
Quest’organizzazione mette in contatto le fattorie che praticano agricoltura naturale (aziende agricole o semplici privati, con o senza certificazione), con chi abbia piacere ad offrire il proprio aiuto in cambio di vitto e alloggio, appagando il desiderio di molti (giovani e non) di riavvicinarsi alla campagna, di viverne la quotidianità e di apprendere nozioni agricole; inoltre risponde all’esigenza delle fattorie biologiche di ricevere supporto nei lavori agricoli.
Nella società di oggi, imperniata sull’individualismo urbano, questo movimento rappresenta una piccola rivoluzione di tolleranza, rispetto e condivisione. WWOfing significa anche viaggiare per imparare una nuova lingua, o per trovare, in seguito, una nuova occupazione. Le vie del WWOOF sono infinite! Sperimentando relazioni umane, si va al di là dei consuetudinari rapporti di parentela o amicizia. E poi, il fatto che non vi sia scambio di denaro, non significa che non vi siano regole da rispettare.
In Piemonte vi è un coordinamento molto attivo: oltre 70 le fattorie iscritte nella regione, un numero in continua crescita. A fine Gennaio si è svolta la seconda riunione regionale dell’associazione, tenuta nella splendida cornice della Fattoria Roico, a Montiglio Monferrato (AT). Oltre 80 persone – tra soci ospitanti, soci viaggiatori, simpatizzanti e amici – si sono incontrate per conoscersi, ritrovarsi e condividere il proprio anno di WWOOF. È stata l’occasione anche per conoscere i nuovi progetti finanziati dall’associazione, tra i quali l’offerta di formazione sulla Trazione Animale e la mappatura del primo sentiero WWOOF, tra Morsasco (AL) e Vesima (GE).
Insomma, se hai un orto, un frutteto o un allevamento biologico, oppure vuoi prenderti un po’ di tempo per viaggiare lontano dalla città, tieni in considerazione questa opportunità: farai delle conoscenze curiose, aprirai la mente a nuove culture ed, intorno al tavolo, l’atmosfera sarà più gioiosa ed appagante.

Sul numero di Giugno di Vivere Sostenibile trovate anche i contatti dei coordinatori wwoof Piemonte, nel caso vi interessasse provare l’esperienza in questa regione.

Cos’è Vivere Sostenibile
Vivere sostenibile è un progetto divulgativo nato dall’idea, dalla volontà e dalla passione di un gruppo di persone che sono alla ricerca di un nuovo modello di vita, più consapevole e rispettoso dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda. Il progetto editoriale, cartaceo e web, è nato a Bologna alla fine del 2013 e da giugno di quest’anno è stato esteso in Piemonte, nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo. Potete ritirare le copie gratuitamente in diversi punti di distribuzione oltre che presso biblioteche, negozi bio, mercati contadini, associazioni culturali e gruppi d’acquisto solidali. Al suo interno trovate numerose sezioni che trattano di alimentazione consapevole​, scelte sostenibili, ​benessere, agricultura, ​turismo sostenibile e animali.

Cliccando qui potete scaricare e leggere il numero di Giugno di Vivere Sostenibile (edizione del Basso Piemonte).

Questo è già il terzo anno in cui parlo sul blog di Natale ecologico e sobrio e già l’anno scorso avevo detto tutto quello che c’è da dire in merito; quello che non vi ho detto è che l’anno scorso ho deciso di annullare il Natale e non ci siamo scambiati regali di nessun tipo. Premetto che ormai da tempo i miei doni vengono fatti a mia madre, a Matteo e alla mia migliore amica, quindi nessun pensierino inutile e poco gradito a parenti o pseudo amici che vedo una volta l’anno. In ogni caso, Matteo me lo rinfaccia ancora oggi, l’annullamento. Così quest’anno ho accettato un compromesso: sì ai doni, ma a patto che non ci si regali niente di nuovo o inutile.

Per compensare l’eccesso di sfarzo, non abbiamo addobbato l’immancabile albero (ma in realtà la causa dell’annullamento dell’albero è Bubba, micio terminator di nove mesi). Peccato non avere carta in esubero, altrimenti mi sarei cimentata nella costruzione di questo o quest’altro alberello, con tanto di tutorial per le meno abili come me.

Torniamo ai regali. Qualche tempo fa, girava su Facebook questo messaggio: “Proponiamoci di autoprodurre i regali di Natale con fantasia, pensando all’utilità reale e alla bellezza; se ne acquistiamo facciamo in modo che i nostri soldi arrivino a persone che conosciamo o che ci ispirano fiducia e non ai grandi centri commerciali e alle multinazionali; cosi facendo eviteremo di trasformare il Natale in una “sagra delle merci”.
Quindi regalerò cosmetici fatti da me, saponi fatti da me, liquori e marmellate fatti da me e, per chi non ne può più del fatto da me, oggetti ottenuti in baratto su Zerorelativo.
Chi non sa far nulla da sé, può dare una sbirciata sul gruppo che ho creato circa un mese fa “Mercatino delle autoproduzioni per i regali di Natale” dove la domanda e l’offerta di un Natale diverso di incontrano (ah, se volete regalarmi quella bellissima borsa in feltro verde, non mi offendo eh).

Il mio sarà anche un Natale vegan, così come dovrà esserlo il cenone dell’ultimo dell’anno; qui c’è un bell’elenco diviso per Regioni per trovare un ristorante vegetariano o vegano dove festeggiare.

Al nostro ritorno per Bubba sembrava non fossimo mai partiti: dopo aver mangiato e fatto le bizze lungo il corridoio, mi si è appollaiato in braccio facendo le fusa come se niente fosse. Per noi, il rientro è stato più traumatico. Come dimenticare il silenzio di cui abbiamo goduto per dieci lunghi giorni? E il panorama dall’amaca e dal dondolo davanti casa? E le verdure dell’orto che Karim e Massimo ci hanno gentilmente regalato per tutta la vacanza? E il loro olio, il miele, il vino? Quelli non li scorderò per un po’, perché me li sono portati a casa e appena finiranno le scorte, me li farò spedire. Non saranno a chilometro zero però sono biologici, buoni e prodotti da due ragazzi davvero in gamba.

Sono state vacanze green, nonostante l’uso massiccio dell’auto. Abbiamo mangiato biologico e a chilometro zero anche fuori casa, durante i nostri aperitivi alla libreria caffè Le Sorgenti – dove ho anche trovato “Rifiuti Zero” di Marinella Correggia, libro che aspettavo da tempo di incontrare sul mio cammino – e le cene nelle osterie, in particolare alla Tana dell’Orso, dove cucinano le verdure del loro orto condite con il loro olio e dove l’energia proviene dai pannelli solari installati sul tetto. Naturalissime anche le terme libere di Saturnia e di San Casciano, che abbiamo visitato nei giorni di brutto tempo e il fantastico bosco del sasseto, “costruito” dal Marchese Cahen nel XIX secolo ed oggi lasciato al caos, incontaminato e selvaggio, regolato solo dall’equilibrio della natura.

Per sentirci ancora un po’ in vacanza, ieri sera siamo stati a Vernasca, sui colli piacentini, al festival degli artisti di strada. Bei panorami, begli spettacoli, buon cibo a chilometro zero delle aziende della zona e tante bancarelle di artigianato locale, tra cui molti prodotti ottenuti dal recupero di materiali. Peccato per tutto l’usa e getta buttato nei bidoni senza alcun accenno alla raccolta differenziata, i menu troppo pieni di carne e i bambini che distruggevano piante per divertimento, con i genitori a due passi indifferenti.

A proposito di usa e getta, il mese è finito ed è ora di tirare le somme. Sono stata bravina, ho sgarrato poche volte soprattutto per distrazione, ma non è andata così male. La difficoltà principale rimane fuori casa; nei ristoranti molto spesso la tovaglietta e i tovaglioli sono di carta; se si compra un trancio di pizza da asporto la carta si spreca tra vassoietti, tovagliolini e incarto; quando l’acqua nella borraccia si scalda e non si trovano fontane, prima di morire di sete si finisce col comprare acqua in bottiglie di plastica. Gli esempi sono infiniti e se ci si impone di non utilizzare prodotti monouso, ci si rende conto che l’usa e getta è ovunque e che è davvero difficile eliminarlo del tutto. Ad un certo punto finisce la possibilità di scelta individuale ed entrano in gioco le scelte collettive: certe pratiche andrebbero vietate dall’alto, dato che mi è impossibile andare in un ristorante con la mia tovaglia o viaggiare con un piatto di ceramica in borsa. Potrei farlo per provocazione, come quella volta che sulla tovaglietta monouso di un ristorante ho scritto “usare tovaglie e tovaglioli di stoffa fa risparmiare risorse ambientali”, ma chissà se il mio messaggio sarà stato letto o preso in considerazione.

 

Siamo arrivati ieri e mi sento già a casa. Non è difficilissimo sentirsi a casa in un posto del genere, me ne rendo conto. L’appartamento è splendido e qualcuno dovrebbe spiegarmi perché casa mia è solo vecchia, mentre questa è vecchia ma affascinante. L’accoglienza è stata ottima: Karim – uno dei fratelli che gestisce l’azienda e l’agriturismo – ci ha regalato olio e miele biologici e un cesto di verdure del loro orto. Tutto a metri zero. Monica mi aveva già parlato della bontà dell’olio che fanno qui alle Roghete, ma non mi aveva detto che il loro miele provoca dipendenza; posso dirlo con assoluta certezza perché generalmente io odio il miele, mentre solo oggi credo di averne mangiato mezzo barattolo spalmato sul pane, non è da me.

Per il resto della spesa, qui vicino abbiamo trovato un emporio biologico dove vendono praticamente tutto quello che compro a casa, quindi mi sono ambientata. Sono contenta di aver visto, sia a Bolsena che ad Acquapendente, che i franchising non sono ancora riusciti ad insidiarsi nei centri storici. Così al posto dei negozi di mutande in serie ai quali siamo più che abituati, qui si trovano le botteghe di una volta. Ho spiato da una vetrina di un negozio di abbigliamento una signora che cuciva a mano. Incredibile. In più, vedo manifesti un po’ ovunque di festival sulla sostenibilità: o sapevano tutti che sarei venuta in vacanza qui, oppure da queste parti sono molto più attenti all’ambiente di quanto lo siano dove vivo io.

La tranquillità che regna qui è indescrivibile. Mentre digito sulla tastiera sento il vento muovere le frasche e il canto delle cicale. O forse sono grilli, non saprei; dato che sono abituata al rumore del traffico forse riuscirei a distinguere una Ford da una Mercedes, ma non una cicala da un grillo. Oggi siamo andati a fare una passeggiata tra gli ulivi e i nostri passi risuonavano quasi fastidiosi in mezzo a tutto il silenzio. Il profumo delle erbe spontanee batteva qualsiasi miscela di olio essenziale e l’aria era così pulita e fresca da pizzicare il naso; respirando a pieni polmoni perfino i pensieri venivano spazzati via.

Mi manca spesso Bubba ma ho già fatto amicizia con Boris, un giovane gatto che vive qui. L’ho visto fare cose che i miei gatti cittadini si sognano di notte, tra cui arrampicarsi agli alberi e volare da un tetto all’altro. A volte me lo trovo sulla finestra e mi domando come caspita abbia fatto ad arrivarci, considerato che i miei mici hanno difficoltà con il basculante del balcone. Laika lo guarda come se non riuscisse a capire se è davvero un gatto o se somigli solo ad un gatto. Un po’ come guarda i vari insetti che si trova davanti, tra cui scorpioni e vespe grosse cinque volte una normale vespa.

Credo che questa sia la vacanza più sostenibile della mia vita. L’unica pecca è che siamo venuti qui in macchina, ma è praticamente impossibile arrivare in cima al colle a piedi, in bici, o con qualsiasi mezzo amico dell’ambiente. Chissà se il mio mese senza usa e getta potrà in qualche modo compensare le emissioni del viaggio e degli spostamenti.

PS: sarete contenti di sapere che Laika non è stata male in macchina, quindi ho risparmiato una traversina al Pianeta.

Se tu non vai alla vacanza, la vacanza viene a te, c’è poco da fare. Il capitolo ferie era già archiviato ed eravamo più che rassegnati all’idea di passare tutta l’estate qui, boccheggiando nell’afa. Qualche giorno fa, la svolta: mi scrive Monica, una ragazza che legge il mio blog proprietaria di un’Azienda Agricola biologica nella riserva naturale del Rufeno dove fanno olio, miele, vino. Oltre all’azienda agricola, lei e suoi fratelli gestiscono anche un agriturismo, pensa un po’ che coicidenza, e hanno un appartamento che non solo è libero a luglio ma in cui accettano anche animali. Va bene, cara vacanza, arriviamo.

Ceretta fatta, disdico l’appuntamento col dentista e porto Bubba dal veterinario per il richiamo del vaccino. Racconto al veterinario che porterò il micino in vacanza e lui? Mi smonta tutto l’entusiasmo. Dice che sì, possiamo anche portarlo con noi ma sarebbe meglio risparmargli il trauma del viaggio e lasciarlo in pace a casa con gli altri gattoni. Al nostro rientro assicura che ci riconoscerà e che sarà dolce e affettuoso come ora, non cambierà nulla. Così domani si parte, senza il mio piccolo Bubba.

Si parte anche senza usa e getta. Ho messo in valigia tutto il kit: tovaglioli, fazzoletti, spugnette struccanti, borracce, bicchieri. Ovviamente porto anche gli assorbenti lavabili (giustamente devono venirmi proprio in vacanza) e i panni in microfibra per evitare di usare carta assorbente. Praticamente sto partendo con mezza casa al seguito, però non sprecherò inutilmente carta e plastica durante il  mio soggiorno. Considerato che saremo in appartamento, niente biancheria di carta da albergo. In più, mangeremo spesso a casa, quindi niente inutili imballaggi per i pranzi da asporto. Se Laika eviterà di stare male durante il viaggio, risparmierò perfino la traversina. E il blog, lo abbandono così? No, mi porto la chiavetta, sperando che funzioni.