Da diverso tempo leggo minimo blog ed è lì che ho scoperto il minimalismo e il decluttering. Qualche mese fa, leggendo questo post, ricordo di aver pensato a come sarebbe stata la mia vita in una casa più piccola, a quali oggetti e mobili possono essere considerati indispensabili, a cosa avrei potuto eliminare o meno. Io sono un’accumulatrice, una che non butta via nulla, una che si attacca alle cose come una calamita: il risultato sono ottanta metri quadrati di delirio, casa mia.

Durante il mese del decluttering ho eliminato solo la cyclette e qualche sacco di vestiti; il resto è ancora tutto qui, a ricordarmi che non sono per nulla minimalista, anzi. Io creo confusione appena mi muovo, accatasto oggetti e abiti ovunque, sono disordinata e disorganizzata e non so trovare un posto per ogni cosa di modo da avere ogni cosa al suo posto.
Molto probabilmente le cose cambieranno a breve perché – è quasi ufficiale – ci trasferiremo in un mini appartamento di poco più di trenta metri quadri. Il motivo di questa scelta, della rinuncia a circa cinquanta metri quadrati di spazio, cose e vita, è semplicissimo: risparmiare. Risparmiare sull’affitto, sulle bollette e anche sulla benzina, dato che la futura casetta si trova in una città e non più in un paesello di provincia, il che si traduce nell’utilizzare poco o niente l’auto, forse addirittura non possederne nemmeno una; abbiamo messo in vendita quella di Matteo e sospeso l’assicurazione della mia, che giace in un box in attesa di sentenza.

Avere così tanto spazio in meno mi costringerà ad eliminare più della metà delle cose che possiedo e tenere solo ciò che mi serve realmente e non vi nascondo che queste ultime due settimane sono state davvero complicate. L’errore numero uno che sto commettendo è quello di cercare di far entrare tutto – ma proprio tutto – in meno della metà dello spazio. Rendersi conto che il tuo mobile preferito non trova posto da nessuna parte, che dovrai rinunciare alla tua collezione di bicchieri, che non si può avere una libreria, è molto più difficile di quanto possa sembrare e quindi sto delirando su soluzioni estreme tipo: “e se mettessimo la scrivania contro la libreria?” (rendendo inaccessibili i libri, ovviamente) oppure “e se il divano lo sistemassimo sotto la finestra?” (così che la finestra non possa mai più essere aperta) e così via. I miei progetti da arredatrice prevedono una casa invivibile, colma di mobili e oggetti e senza spazio per muoversi. Dovrei entrare nell’ottica del minimalismo e concentrarmi sull’utilità reale delle cose, ma non è come dirlo.

Per il momento abbiamo venduto la Wii e regalato qualche scatola di utensili da cucina doppi o addirittura tripli. La cucina ha bisogno di altri due o tre giri di decluttering, poi sarà la volta degli armadi, delle scarpiere, delle librerie ed infine dei mobili stessi. Quando avrò finito la mia opera di sfoltimento, credo che conterò ciò che è rimasto; arriverò anch’io a possedere solo 100 cose?

Voi non potete saperlo, ma il mese di febbraio dovrebbe prevedere per me la rinuncia dell’auto. Come scrissi già da qualche parte, non sono esattamente un’amante delle automobili e odio guidare. Matteo da qualche tempo ha scelto di andare al lavoro in treno: risparmia, ci mette meno, arriva al lavoro più rilassato perché non deve perdere la pazienza nell’ardua ricerca di un parcheggio e ha ricominciato a leggere.
C’è stato un periodo in cui abbiamo preso in considerazione l’idea di rinunciare del tutto a possedere una macchina. Avevamo valutato che, in relazione all’uso che ne facciamo, avremmo potuto tranquillamente farne a meno. Abbiamo amici e conoscenti che vivono in grandi città, non hanno un’auto e vivono sereni; quando hanno necessità di spostarsi in luoghi difficilmente raggiungibili se non in macchina, ne noleggiano una attraverso il car-sharing. La questione si è arenata quando abbiamo realizzato che non viviamo in una grande città e qui il car-sharing non esiste.

Non mi sono voluta arrendere del tutto, e così questo mese ho deciso di contare solo sulle mie gambe e sui mezzi pubblici, ma dopo una settimana ho già fallito. In questi giorni di neve infatti è praticamente impossibile arrivare a destinazione: i treni accumulano ritardi di centinaia di minuti. Sempre a causa della neve e delle temperature polari, diventa impensabile fare la spesa in bicicletta o a piedi, a meno che non si debbano percorrere piccoli tratti. In più, in questo periodo andiamo regolarmente a trovare il mio quasi-padre ricoverato in un ospedale nelle vicinanze; la stazione dista due chilometri dall’ospedale e voi non volete che ci trasformiamo in pupazzi di neve lungo il tragitto, vero? Senza considerare che tra andata e ritorno impiegheremmo circa due ore per percorrere dodici miseri chilometri, mentre in macchina solo venti minuti, e si sa che il tempo è denaro.

Lo so, sembro pigra, ma se si abita in una ridente cittadina che conta quindicimila abitanti, rinunciare all’auto a volte risulta una missione impossibile. Qui ho la fortuna di avere la stazione ferroviaria, cosa che mi ha fatto risparmiare soldi e benzina per recarmi al lavoro per quasi dieci anni, ma se una sera volessi bere una birra con un’amica, non saprei come tornare a casa. Potrei decidere di rispettare il coprifuoco delle ferrovie; l’ultimo treno è alle 23.00, nemmeno Cenerentola rientrava alle undici di sera. Inoltre, il treno arriva nei centri più grandi e tutta la costellazione di paesini del circondario è “servita” da pullman i cui orari e fermate sono spesso tenuti segreti. Ricordo che tempo fa, mentre attendevo che passasse un bus alla pensilina di un paesello di meno di duemila abitanti, si sono fermati i carabinieri per chiedermi “signorina, cosa sta facendo qui?”. Non si capacitavano del fatto che qualcuno aspettasse davvero un pullman lì; la loro perplessità era fondata, dato che il pullman non è mai arrivato.

Detto questo, continuo a non volermi arrendere e conto nel disgelo per tentare la mia eco-fatica in condizioni ottimali, con treni in orario (o quasi) e luoghi raggiungibili a piedi senza attrezzatura da alta quota. Qualcuno di voi ha rinunciato del tutto all’auto?