logo EcoradioVi ricordate quando ho rinunciato al frigorifero per un mese? Sono passati già due anni dall’inizio del mio progetto di eco-rinunce, ma l’argomento pare desti ancora domande e curiosità. Ieri è andata in onda una mia intervista su Ecoradio, durante la trasmissione di Francesco Pompilio; abbiamo parlato delle mie dodici eco-fatiche e in particolare della prima, quella appunto del “senza frigorifero”.
Seguiranno altri interventi in cui racconterò le rimanenti undici eco-fatiche, ma non so dirvi ancora quando sarò di nuovo in onda; seguite Ecoradio, prima o poi mi sentirete.

 

Se vi siete persi la prima intervista, eccovi qui la registrazione: buon ascolto :)

Mentre taglio i pomodorini – non del mio orto, anzi, apriamo una parentesi sull’orto: nonostante il mio impegno nel combattere ogni tipo di parassita, non sta crescendo un supermercato ortofrutticolo nei mie vasi. Siamo a quota un pomodoro e due peperoncini più due fragole che però sono state mangiate dai bruchi che mi hanno preceduta – chiusa la parentesi, dicevo, mentre taglio i pomodorini sento uno strano rumore, insolito. Sobbalzo e per qualche millesimo di secondo non capisco cosa sia. Poi ricordo: due ore fa ho riacceso il frigorifero. Ebbene sì, ho resistito per due mesi e poi ci sono ricascata. Fa troppo caldo ed è diventato impossibile conservare qualunque cosa. Anche bere acqua calda non è bello. Non so se ho fatto la cosa giusta: nell’atto di reinserire la presa, ho colpito la spianatoia vicina, che è andata a sbattere contro non so cosa e che ha buttato giù altre cose. Risultato: ciotole rotte, disastro, cocci da raccogliere. Sono stata punita, è evidente. Inoltre, dopo averlo riacceso, coincidenza vuole che mi contatti proprio Guido Vaudetto per chiedermi, per l’appunto, come va la vita senza frigorifero. Domanda di riserva? Come va senza sigarette? Vabbè dillo che mi vuoi male.

Già, perché poi alla fine non ho mica smesso di fumare, non ce l’ho fatta. Potrei mentirvi e dirvi che è stato facile come bere un bicchier d’acqua, ma non lo farò: smettere di fumare non è facile per nulla (nemmeno se sai come farlo, oserei aggiungere).

Le mie eco fatiche non stanno andando proprio benissimo, è il caso di dirlo. Però non ho intenzione di arrendermi: alla fine dell’estate spegnerò di nuovo il frigorifero e la battaglia contro il fumo è sempre aperta. Per quest’ultima si tratta “solo” di scoprire il vero motivo per cui fumo e liberarmi da questa schiavitù/dipendenza sradicando l’odioso automatismo che mi porta ad accendermi una sigaretta dopo l’altra. Finalmente ora ho più tempo e riprenderò in mano il manuale scritto – e gentilmente regalatomi – da Nicola Menicacci, che di lavoro fa – anche – il coach. Vi farò sapere se otterrò risultati (ma li otterrò).

Guardiamo al futuro: smetterò di fumare, l’orto mi stupirà e questa caldissima estate passerà, facendomi tornare un’orgogliosa no frigo girl. Nel frattempo, ecco la mia eco-fatica di luglio: rinunciare all’usa e getta. Troppo facile? Quante cose usa&getta vi vengono in mente? Tovaglioli, fazzoletti, imballaggi dei cibi, assorbenti, dischetti levatrucco, e poi? Non credo sia poi così semplice rinunciare del tutto all’usa e getta; sicuramente ci saranno prodotti che nemmeno mi vengono in mente e che mi accorgerò di dover eliminare solo quando mi troverò ad usarli. Vale anche il recupero, quindi mi dovrò ingegnare per non buttare via quello che dovrebbe essere buttato subito dopo l’utilizzo perché l’obiettivo è quello di produrre meno rifiuti possibile.

 

 

C’è l’ho fatta: ho vissuto per ben trentuno giorni senza frigorifero e, dato che non sono morta né di stenti né a causa di quei cattivoni dei batteri, è il momento delle conclusioni finali. Dopo qualche difficoltà ho imparato ad organizzarmi con la spesa: grandi acquisti il sabato e capatina infrasettimanale al negozietto per i prodotti da consumare in giornata o per rimpinguare la dispensa. Comprando in piccole quantità capita che a metà settimana buona parte della spesa “fresca” sia finita; ma ci sono sempre pasta, riso, orzo, farro e kamut, quindi non c’è il rischio di morire di fame.

Ho mangiato moltissima verdura e ho scoperto che a temperatura ambiente alcuni ortaggi sono molto più buoni, soprattutto i pomodori e le zucchine. Anche le fragole e le ciliegie conservate fuori dal frigo risultano più saporite. Ho eliminato burro e latte, ma non le uova. Mi sono concessa addirittura qualche formaggio, comprato e consumato in giornata; la mia amica Martina mi ha raccomandato molta attenzione con i latticini, poiché i batteri che si formano sui formaggi a causa di una scorretta conservazione sono incolore e inodore, ma molto dannosi per la salute, meglio non rischiare. Ho trovato anche budini che si conservano a temperatura ambiente (Sterilgarda e Valsoia), quindi diciamo che mi sono fatta mancare poco e niente. L’acqua tiepida non è il massimo, ma non è nemmeno una grande tragedia; mi è capitato di berne un bel bicchiere freddo fuori casa e mi si è piantato sullo stomaco quindi mi sto quasi convincendo che bere acqua a temperatura ambiente sia meglio. La birra l’ho comprata all’ultimo minuto già fredda di frigo perché calda, sarete d’accordo, non si può bere.

Per quanto riguarda il risparmio in bolletta, appena arriverà vedrò quanto ho guadagnato in termini economici. Di sicuro ho già risparmiato, perché sono stata brava fin dall’inizio a calcolare le giuste quantità da comprare e da cucinare, quindi non ho buttato via nulla ed è la prima volta che mi capita da diverso tempo. Il mio frigorifero era infatti un habitat naturale di varie muffe che risiedevano lì, su cibi nascosti da altri cibi, avanzi dimenticati dietro alle confezioni più grandi, verdure acquistate in quantità industriali che non avevamo modo di consumare prima che la natura facesse il suo corso. Come sospettavo il frigorifero non mi aiutava a conservare, ma mi dava modo di accumulare troppo, diventando l’anticamera per la spazzatura.

Anche per questo, ho deciso di venderlo e per il momento si andrà avanti senza. A breve sceglierò uno dei due non-frigoriferi che mi hanno proposto Giacomo e i ragazzi del laboratorio TAC; forse un giorno deciderò di comprare un piccolo frigo da tavolo (rigorosamente usato) per i mesi più caldi, ma d’inverno credo che il balcone sia più che sufficiente a raffreddare i cibi. Quindi è ufficiale: si può rinunciare al frigorifero, almeno per nove/dieci mesi l’anno.

Sono contenta e soddisfatta di aver intrapreso questa “avventura”, perché mi ha dato modo di sperimentare nuovi ritmi e di rapportarmi in modo più consapevole al cibo. Inoltre ho avuto l’occasione di confrontarmi con chi mi legge e di conoscere, seppur solo virtualmente, Guido delle Frigo Free Family, Matteo e Andrea del laboratorio TAC, Giacomo Moor e la giornalista e scrittrice Marinella Correggia. Tutti mi hanno dato consigli, suggerimenti e incoraggiamento e Marinella ha ispirato la prossima eco fatica. Un’anticipazione? Oggi è la giornata mondiale senza tabacco, dico solo questo.

 

 

 

Manca poco alla fine dell’esperimento senza frigorifero e in questi giorni sto ragionando sulla sua sorte e sugli eventuali sostituti. Quella che vedete nell’immagine è la proposta di Giacomo Moor per la conservazione dei cibi a temperatura ambiente. Mi dice che verrà realizzata in multistrato marino che non ha bisogno di vernici,  assemblato con incastri e colle naturali, fatta eccezione per alcune parti dove si dovranno usare delle viti. A differenza della proposta dei ragazzi del laboratorio TAC, questa si sviluppa in orizzontale e Giacomo ha previsto un posto anche per le spezie e per le uova, pensando ad un bicchiere per verificare la scadenza di queste ultime (se l’uovo va a fondo nell’acqua significa che è scaduto, lo sapevate? Io no. Mi dicono nei commenti che è esattamente il contrario: l’uovo fresco sta sul fondo, se galleggia è scaduto. L’avevo detto che non lo sapevo!). Che ne pensate, vi piace?

Ora mi trovo nella spiacevole situazione di dover scegliere e per me è sempre stato un problema decidere tra due cose, sono un’eterna indecisa. Penso e ripenso alle misure, alla disposizione della cucina, allo stile. Immagino di spostare quel mobile, poi quell’altro, magari ridipingere la parete. È divertente ma impegnativo, richiede un grande lavoro mentale e di fantasia.

Ho riflettuto sul fatto che la soluzione verticale di Matteo e Andrea sarebbe più adattabile in caso di trasloco (abito in affitto, quindi non si sa mai dove mi porterà la vita). C’è anche l’aspetto dell’autocostruzione da prendere in considerazione, davvero interessante, di cui ho parlato nel precedente post. Però questa versione orizzontale forse sarebbe più pratica e non mi costringerebbe a prendere la scala per raggiungere le zucchine e inoltre risolverebbe la questione della contaminazione per caduta degli alimenti. Il mio compagno ha risolto tutto dicendomi “scegli tu”, quindi: mi date una mano voi? Voi quale soluzione scegliereste tra le due? (non vale rispondere ” tieniti il frigorifero”, sappiatelo).

 

 

 

Quando Roberta mi ha segnalato il progetto di Jihyun Ryou per la conservazione degli alimenti fuori dal frigorifero, non ho potuto fare a meno di pensare “voglio una soluzione così”. Peccato che io sia completamente priva di creatività e manualità e che anche Matteo non sia proprio un genio del fai da te. Mi sono arrangiata come potevo, ma il mio metodo è pessimo dal punto di vista estetico.

Ho sbirciato il catalogo on-line di Ikea, alla ricerca di qualcosa che potesse adattarsi in qualche modo alle mie esigenze, ma non ho trovato nulla che facesse al caso mio. Allora ho contattato Riciclandia, per chiedere loro una mano; mi hanno fatto tanti complimenti, e io li ho fatti a loro, però si occupano di altro e gli scarti che lavorano non sono adatti per i miei contenitori.

Guido, durante la nostra chiacchierata, tra le tante cose mi ha fatto notare che questi contenitori non sono necessari e che ne potrei fare a meno; lui però conserva ancora tutto nel frigo (spento), mentre io vorrei liberarmi di quell’enorme armadio che mi toglie spazio e luce in cucina. Inoltre non mi arrendo facilmente quando mi metto in testa una cosa, quindi ho continuato a cercare in Internet qualcuno che potesse realizzare per me qualcosa di bello e funzionale, da porporre anche a chi mi legge e magari sta pensando di spegnere il frigorifero come me.

Google risponde sempre ad ogni mio quesito e, gira che ti rigira, ho trovato Rilegno, il consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio del legno. Rilegno indice ogni anno un concorso “Legno d’ingegno” a cui possono partecipare i giovani designer con i loro progetti in legno recuperato o riciclato. Mi si sono illuminati gli occhi e ho subito inviato un’email al primo e al secondo classificato dell’ultimo concorso (l’indirizzo del terzo non l’ho trovato, Google non risponde proprio a tutto).

Andrea Capriotti e Matteo Giustozzi, del laboratorio TAC, mi hanno risposto subito con l’entusiasmo che mi auguravo e si sono offerti di lavorare alla mia idea. La bozza è quella che vedete nell’immagine e il loro intento è di svilupparla rendendo possibile la realizzazione “fai da te”, così che se qualche mio lettore volesse cimentarsi lo potrebbe fare senza troppe difficoltà. Purtroppo non potranno essere prodotti con legno riciclato perché “Un prodotto veramente sostenibile deve durare nel tempo, e deve essere valutato in tutto il suo ciclo di vita”. Condivido. Mi assicurano che in compenso verranno utilizzati legni morbidi, sui tre contenitori verrà passata una finitura di olio paglierino o lino cotto e successivamente un po’ di  cera d’api e verranno usate solo colle viniliche.

Ora sono in attesa del progetto di Giacomo Moor; con mia grandissima sorpresa, ho ricevuto risposta anche da lui. Ha definito la mia idea molto carina e divertente, oltre che sviluppabile. Mi piacciono questi giovani designer che non mi danno della pazza. Cosa mi proporrà lui nei prossimi giorni? Sono curiosissima.

Sarà drammatico dover scegliere tra i due progetti perché non si tratterà solo di decidere cos’è più bello o cos’è più o meno economico. Questi ragazzi – tutti – sono pieni di entusiasmo e voglia di fare, sono creativi e dalle loro parole percepisco la loro passione. Come farò a dire di no ad uno di loro?

 

Venerdì ho avuto il piacere di parlare a lungo con Guido Vaudetto dell’associazione Frigo Free Family e di porgli tutte le mie stupidissime domande sulla vita senza frigorifero. Io, no frigo girl alle prime armi, avevo davvero tanti dubbi da chiarire: ogni quanto fate la spesa? Cosa mangiate? Per quanto tempo si conserva il formaggio? E l’insalata? E come fate senza poter bere birra ghiacciata?

Lui e sua moglie hanno spento il frigo da ben sette anni, lavorano entrambi e mangiano tutto, non sono né vegani né vegetariani; rinunciano solo al latte e al burro d’estate. Acquistano frutta e verdura una volta a settimana e quando hanno voglia di mangiare carne o alimenti deperibili, vanno nel negozietto sotto casa e soddisfano il loro desiderio in giornata. I formaggi stagionati resistono a temperatura ambiente una o addirittura due settimane; quelli freschi e il gorgonzola un paio di giorni. Per le insalate, meglio scegliere quelle meno tenere; tutte le altre verdure resistono benissimo per una settimana, anche due. Idem per salse, salsine e marmellate; niente muffa per ben due settimane fuori dal frigorifero (a meno che non ne rimanga una piccola quantità nel vasetto). Quindi sfatiamo subito la convinzione di dover andare a fare la spesa ogni giorno.

Tutto quello che comprano, viene conservato nel loro frigorifero spento, che utilizzano come dispensa. Niente contenitori ermetici perché il segreto sta nel lasciar circolare l’aria. I formaggi quindi restano nella loro carta mentre le verdure si sistemano nei piatti coperti ma non sigillati. Un’altra accortezza è quella di acquistare frutta e verdura dal produttore anziché al super, perché è più fresca e non ha subito sbalzi termici.

Bevono tutto a temperatura ambiente; l’acqua la preferiscono addirittura tiepida, perché aiuta a digerire. Per quanto riguarda la birra, quando ne hanno voglia escono e fanno un po’ di vita sociale, che non fa mai male. Poi, mi dice, gli sfizi vanno vissuti come sfizi, non come abitudini. Mi dà un consiglio per tenere in fresco le bevande: infilare uno nell’altro due vasi di coccio di diverse dimensioni. Nell’intercapedine va messa della sabbia che va bagnata. Poi si infila una bottiglia, si coprono i vasi e si mettono in un luogo fresco. Lui non lo fa, ma in teoria questo sistema dovrebbe tenere fresca la bottiglia.

E i vantaggi del vivere senza frigorifero? Dando per scontato il risparmio, mi dice che non sprecano più nulla; dopo alcune difficoltà iniziali hanno imparato a comprare e cucinare il giusto, ad avere il senso del limite, a mangiare prima gli alimenti più deperibili e tenere per ultimi quelli che si conservano più a lungo. Hanno ridotto notevolmente gli imballaggi, mettono più fantasia nelle loro ricette, mangiano cibi più saporiti e gustosi. Aggiunge che si sentono più liberi.

Un’ultima domanda: coliche dovute alla conservazione sbagliata del cibo? Non pervenute. Non ci si ammala a rinunciare al frigorifero, è ufficiale. Guido è stato davvero gentile e disponibile, oltre che simpatico, e durante la nostra conversazione non ho mai avuto l’impressione di parlare con un fricchettone che vive fuori dal mondo senza rendersi conto che qui esiste la civiltà, anzi; credo sia una persona capace di mettersi in discussione senza dare per scontate cose solo perché sono così da che ne abbiamo memoria. Se volete provare anche voi: dividete la vostra spesa e conservatene una parte in frigo e una parte fuori. Dopo una settimana verificate se ci sono differenze, se ciò che avete messo in frigorifero è davvero più fresco. Poi fatemi sapere, perché io non posso farlo!

Non mi aspettavo che spegnere il frigorifero avrebbe acceso tanti animi. Sarò ingenua, ma non credevo né di essere meritevole di medaglie, né di essere colpevole di chissà quale torto verso il mondo. Eppure le reazioni sono state tantissime; qualcuno mi ha fatto i complimenti, qualcun altro ha giustamente fatto notare che sono affari miei e c’è anche stato chi mi ha definita non meritevole di cervello (o che addirittura mi ha consigliato di morire, per avere meno impatto). Trovate tutto nei commenti al precedente post, non mi sto inventando nulla. Tutto questo chiacchierare mi ha lasciata un po’ così, diciamo basita. Davvero spegnere il frigorifero può essere meritevole di discussione? Evidentemente sì.

In ogni caso, ecco come sta andando. Ho conservato i pomodori, le zucchine e i peperoni senza nessun problema a temperatura ambiente, utilizzando il solito metodo casalingo per mantenerli umidi. Guarda caso i pomodori – anche l’anguria, ma è presto per l’anguria – si dovrebbero conservare fuori dal frigorifero, altrimenti perdono gusto e proprietà: non lo sapevo, e voi? La zucchina resiste scientificamente un paio di giorni a temperatura ambiente, se non fa troppo caldo.

L’insalata ha retto molto meno; dopo un giorno infilata nell’acqua in un vaso a mò di mazzo di fiori ha iniziato a soffrire e ce la siamo dovuta mangiare tutta controvoglia. Il resto lo compriamo giorno per giorno ed è ovvio che servono tempo, voglia e possibilmente un negozio vicino. Al momento ho tutto quello che è necessario, anche se spesso mi trovo a non sapere cosa mettere in tavola. Per fortuna non fa così caldo da preoccuparsi per l’acqua, la birra e le bevande in generale.

Non sono ancora riuscita a parlare con le Frigo Free Family; la notizia era vecchia di due anni, forse l’associazione non esiste più e hanno deciso di comprare un side by side a testa per recuperare i sei anni senza frigorifero? Staranno soffrendo nei loro bagni a causa di chissà quale infezione batterica dovuta alla conservazione sbagliata degli alimenti? Che dite, non saremo un po’ troppo fissati con l’igiene? In realtà sono vivi e vegeti e farò una chiacchierata con loro venerdì mattina.

Ho scoperto grazie a Giulia (sempre nei commenti) l’esistenza della moscarola, che serviva a conservare i cibi prima dell’avvento del frigorifero. In pratica è un mobiletto di legno con delle parti chiuse da zanzariere (o grate fitte di listelli di legno) che garantisce il ricircolo d’aria e non permette a mosche e moscerini di entrare. Si teneva in un posto fresco nelle case di una volta – come una nicchia in un muro posto a nord o una cantina – e alcuni modelli si potevano anche appendere. Non ho una casa che gode di punti freschi, quindi non mi costruirò o procurerò una moscarola, però sto imparando cose nuove da questa esperienza stramba e questo è sempre un bene.

PS: l’immagine questa volta non è mia, l’ho presa da qui: venti foto, venti persone/famiglie e i loro rispettivi frigoriferi. Arriverò a mettere abiti nel mio?