11223905_10207576942524497_7471402473048836837_nOggi sono emozionata, perché sono arrivate le copie del mio ultimo libro fresche di stampa: La salvia tuttofare sarà in libreria dal 22 ottobre.
Ma cosa ci sarà da dire sulla salvia? Me lo sono chiesto anch’io quando l’editore mi ha proposto questo titolo e inizialmente ero un po’ perplessa all’idea di scrivere una monografia sulla salvia. Oggi posso dirlo: tanto, c’è davvero tanto da dire su questa meravigliosa pianta.

Innanzitutto esistono circa mille specie di salvia (ad esempio i semi di chia sono i semi della Salvia hispanica a cui ho dedicato ampio spazio nel libro) e le proprietà della salvia sono tantissime: si va dalla cura delle pelli impure al trattamento dei disturbi legati alla menopausa, dalla tosse ai dolori mestruali.
Inoltre dato il numero elevato di specie, tutte caratterizzate da belle fioriture anche invernali, esiste anche un uso ornamentale sconosciuto ai più. Questo libro, a differenza del primo, ha significato un bel lavoro di ricerca di informazioni, sperimentazioni culinarie e non, e collaborazione con altri esperti che mi hanno dato una grossa mano.

Quindi cosa troverete in questo libro? Un po’ di storia e qualche leggenda sulla salvia, informazioni botaniche, ricette per la salute, culinarie e cosmetiche, gli usi della salvia per la casa, indicazioni relative alla coltivazione e all’uso ornamentale.
Come qualcuno di voi saprà, sto studiando per diventare erborista, quindi la maggior parte di queste 160 pagine sono farina del mio sacco e arrivano fresche fresche dai miei studi, ma ho cercato comunque la collaborazione anche di altre persone per essere sicura di riportare informazioni corrette e precise. Oltre a leggere, studiare e documentarmi ho infatti chiesto l’aiuto di una collega di Università (Mariella, titolare dell’erboristeria L’oca irriverente di Piacenza) per gli utilizzi sulla salute, mentre per la parte cosmetica sono arrivati in mio soccorso i formulatori esperti in cosmesi consapevole de La Saponaria; per quanto riguarda gli utilizzi e le proprietà medicinali della salvia, mi ha aiutata moltissimo il mio attuale compagno (Davide, medico); ho poi inserito delle illustrazioni realizzate da un’altra collega di Università (Simona, alla quale auguro di realizzare un erbario, un giorno).
Le ricette sono tutte esclusivamente vegane perché libri con ricette “tradizionali” ce ne sono in quantità, mentre è difficile che si trovino piatti senza carne, pesce, uova, latte e derivati in volumi che non trattino in modo specifico di dieta vegan. Niente miele o propoli nemmeno nei rimedi per la salute e nei preparati cosmetici. Gli onnivori mi perdoneranno, i vegani apprezzeranno, o almeno spero.
Nel libro trovate anche il procedimento per realizzare il sapone a casa e le ricette delle preparazioni vegetali di base in cucina: seitan, latte di soia, tofu, panna vegetale e besciamella.

Credo di aver fatto un buon lavoro (ed è strano da parte mia ammetterlo); probabilmente mi saranno sfuggiti errori e imprecisioni, ma per la perfezione conto di sfruttare la prossima vita :)
Sono quasi convinta che nel leggere questo volume la salvia vi appassionerà come ha appassionato me mentre lo scrivevo. Ci vediamo il 22 ottobre in libreria: fatemi sapere i vostri pareri qui sul blog o sulla pagina Facebook!

Da qualche tempo Matteo si è appassionato alle alghe; le usa in cucina, per preparare il seitan istantaneo e finto sushi (vegetariano) e ha cercato diverse volte di convincermi sulla loro bontà, senza successo. Io infatti ho sempre guardato con sospetto e diffidenza questo alimento secco e puzzolente che spuntava dalla dispensa e in cuor mio credevo fortemente che le alghe dovessero rimanere riservate ai pesci.
Poi ieri ho letto il libro di Luca Fortuna (Le alghe, tra cucina, salute e bellezza – Ed. Xenia) ed in poco più di 120 pagine, mi sono dovuta ricredere. Il suo volume elenca con chiarezza e precisione tutte le proprietà e virtù delle alghe, approfondendo le caratteristiche di ognuna e spiegando in che modo e in quali casi vanno utilizzate. Per me, che non conoscevo assolutamente nulla riguardo alle alghe, è stata una vera e propria rivelazione.

La mia preferita è sicuramente la spirulina e se non fossi nel pieno del mese senza acquisti correrei a comprarmene un chilo. Se non la conoscete, dovete sapere che quest’alga è praticamente una panacea, poiché è una delle più ricche e complete fonti di nutrienti presente in natura. Si tratta infatti di un super alimento ricco di proteine ad elevato valore biologico (il 65%, più della carne, del pesce e della soia), assimilabili dall’uomo all’85% (le proteine della carne bovina che l’uomo riesce ad utilizzare sono invece il 20%, per fare un esempio). Contiene inoltre tutti gli amminoacidi essenziali e non essenziali, minerali e vitamine, tra cui la B12 (20 microgrammi ogni 10 grammi di alga. La RDA è pari a 2 microgrammi). Ciò rende quest’alga utile, se non indispensabile, per vegetariani e vegani ma anche per gli onnivori, perché difficilmente si riesce a mangiare davvero sano e ad assimilare tutti i nutrienti dei cibi. La spirulina sopperisce a tutte le carenze alimentari, rinforza il sistema immunitario e aiuta a disintossicarsi.

Ovviamente il libro parla anche delle proprietà di altre alghe dedicando un capitolo alla klamath, alla clorella e alla fucus – l’amica della linea per eccellenza – e spiega come utilizzare le alghe in cucina, fornendo qualche ricetta in cui si impiegano le alghe kombu, arame, wakame, dulse, nori, agar-agar e gli spaghetti di mare, chiamati così per la loro forma.

C’è infine anche un capitolo sulla bellezza, dove vengono dati consigli su come effettuare bagni rilassanti, snellenti e anticellulite sfruttando le proprietà delle alghe in sinergia con quelle degli olii essenziali; ad esempio si possono mescolare 20 grammi di sale marino integrale, 5 grammi di spirulina in polvere e 5 grammi di alga fucus e aggiungere qualche goccia di olio essenziale di arancio dolce, per ottenere un bagno rilassante e anticellulite efficace e abbastanza economico.

Per voi che non state rinunciando agli acquisti come me, segnalo che le alghe alimentari e non, si trovano facilmente su Algheria e nel Bio-shop di Macrolibrarsi, mentre quelle da utilizzare sottoforma di integratori hanno prezzi molto vantaggiosi su Dragonspice. Nei negozi che trattano biologico si possono trovare quelle del Baule Volante e della Finestra sul cielo. Il libro invece è disponibile qui e presto uscirà la versione tascabile.

Finalmente è arrivato “Bellezza 100%Bio”, che aspettavo impaziente e curiosa.  Inizio a sfogliarlo e mi colpisce subito per la grafica: le illustrazioni a colori sono davvero carine e la consultazione è molto intuitiva, con box di approfondimenti sugli ingredienti utilizzati ricetta per ricetta. Mi ricorda molto certi volumi vintage che curiosavo nella libreria di mia madre quando ero piccola.

Anche questo, come Fare i cosmetici naturali è facile, non contiene informazioni sugli INCI dei prodotti in commercio e prima di arrivare alle ricette fa una breve introduzione agli ingredienti utilizzati (una decina in tutto). Trovo che sia una buona base da cui partire per iniziare a spignattare qualcosa di semplice utilizzando ingredienti che possono essere reperiti facilmente in erboristeria, al supermercato o  facendo una passeggiata in campagna.

Le preparazioni sono un’ottantina, suddivise per viso, occhi, bocca, capelli, corpo, mani e piedi e prevedono esclusivamente ingredienti naturali; niente conservanti, coloranti, additivi e nessun prodotto dal nome incomprensibile ai comuni mortali. Molte ricette prevedono l’uso di erbe fresche, quindi chi ama raccoglierle troverà come utilizzarle in modo semplice ad uso cosmetico per preparare collutori, bagni contro la cellulite, olii da massaggio o polveri profumate. Ovviamente i prodotti ottenuti – soprattutto quelli che contengono acqua – sono da utilizzare subito o nell’arco di tre/quattro settimane, come precisa il libro stesso, ma data la facilità di preparazione non è un problema realizzarne spesso, magari in piccole quantità.

Veniamo alla ricetta che più mi ha colpito, ovvero lo shampoo delicato alle erbe.
Per realizzarlo occorrono 4 cucchiai di camomilla romana essiccata, 4 cucchiai di foglie di ortica essiccate e 3 chiodi di garofano, con i quali preparare un infuso in circa 250 ml di acqua distillata. Quando l’infuso è pronto, bisogna aggiungere un bicchiere di Ghassoul mescolando bene per evitare la formazione di grumi e per finire 1 goccia di olio essenziale di menta. Dopo aver applicato lo shampoo, il libro consiglia di risciacquare con acqua e aceto (o succo di limone) al 10%. Non l’ho ancora provato, ma promette di rinforzare il cuoio capelluto e ottenere capelli morbidi e setosi. La ricetta mi è piaciuta perché lo shampoo è una delle cose più difficili da riprodurre senza acquistare tensioattivi e lavarmi i capelli con la farina di ceci non fa per me.

Voglio postarvi delle foto di questo volume che si aggiunge alla mia collezione e che mi tornerà utile quando avrò bisogno di un rimedio naturale immediato, semplice e veloce da realizzare con ingredienti facilmente reperibili e generalmente economici. Dimenticavo: l’autore è  Laurent Bourgeois esperto di aromaterapia e rimedi naturali e il libro è stato pubblicato a luglio di quest’anno da Red Edizioni.

 

Dopo aver affrontato in parte l’argomento pulizie di casa (sul quale credo ritornerò, perché c’è altro da dire), passo alla mia adorata bio-cosmesi.
Se avete un po’ di dimestichezza con lo spignattamento, c’è un libro fresco di stampa che può tornarvi utile per provare ricette nuove: “Fare i cosmetici naturali è facile”, di Cyrille Saura Zellweger (Edizioni il Punto di Incontro).

Non è un volume in cui troverete informazioni sulle caratteristiche della pelle e sugli INCI dei cosmetici: è proprio un libro di ricette, che dà per acquisite determinate nozioni.
L’autrice precisa che per “cosmesi naturale” intende: un preparato non testato su animali, privo di coloranti e profumi di sintesi, senza conservanti, a base di ingredienti biodegradabili e vegetali e che ha subito il minor numero di trasformazione possibile. Tutto questo mi piace, perché mi è capitato di veder spacciati per naturali prodotti che naturali non sono o trovare ricette che prevedono l’utilizzo di sostanze che comunemente si trovano nei cosmetici in commercio. Ad esempio ho frequentato un corso durante il quale per realizzare la cold cream veniva aggiunto il borace senza fare un minimo accenno all’impatto sulla salute e sull’ambiente di questo ingrediente.
Prima di passare alle preparazioni, c’è un bell’elenco chiaro e semplice delle proprietà di tutti gli ingredienti utilizzati e degli strumenti necessari per realizzare i prodotti ed infine si arriva alle ricette: macerati, creme, oli da massaggio, scrub, maschere e per finire i saponi. Per il sapone c’è un capitoletto illustrato in cui vengono descritte tutte le fasi della preparazione e le precauzioni da adottare quando si lavora con la soda caustica. Avendo frequentato un corso di saponificazione, posso dire che le informazioni sono complete ed esatte; le ricette che seguono relative al sapone riportano l’avvertenza di non modificare le dosi, poiché non vengono indicati i coefficienti per il calcolo delle quantità di acqua e soda caustica in relazione all’olio utilizzato e alla quantità di olio disponibile che si vuole ottenere nel sapone.

Come ho detto all’inizio, è un volume che offre ispirazione a chi già ha un po’ di esperienza con i cosmetici fai da te e i saponi, non è la base da cui partire per imparare da zero ma contiene una grandissima quantità di ricette anche per le meno esperte come ad esempio lo scrub al macerato di vaniglia e zucchero di canna di cui scriverò appena l’avrò sperimentato sulla mia pelle, in senso letterale. Per quanto riguarda i cosmetici complessi e il sapone, consiglio di frequentare prima un corso breve (oppure imparare da qualcuno di più esperto) e poi di cimentarsi nelle ricette perché i prodotti che realizziamo devono essere sicuri ed efficaci ed è bene avere una buona preparazione teorica oltre che pratica, e perché in questo modo si riducono i rischi di fallimento, sempre dietro l’angolo. Una volta imparato l’abc dello spignattamento questo volume vi tornerà ancora più utile per variare le ricette e rinuciare per sempre alla cosmesi industriale.

 

La scorsa settimana ho ricevuto alcuni libri sul mio argomento preferito – la cosmesi naturale– e su quello che più odio in assoluto – le pulizie – perché per sostituire efficacemente i prodotti chimici che usiamo ogni giorno bisogna conoscere nel dettaglio le alternative. Oggi vi parlerò del miglior prodotto naturale per affrontare lo sporco ostinato: l’aceto.

Tutti noi ecologisti e ambientalisti abbiamo eliminato o limitato l’utilizzo dei detersivi industriali e adottato l’aceto per le pulizie (io ad esempio lo preferisco all’acido citrico e al bicarbonato), ma chi volesse saperne di più riguardo a questo liquido miracoloso e versatile può procurarsi un bel libriccino appena uscito: si intitola appunto L’Aceto (Edizioni Xenia) e racconta in modo scorrevole e chiaro caratteristiche e virtù di questo prodotto usato fin dall’antichità.
Nella prima parte del libro vengono presentati i vari tipi di aceto citandone alcuni che non sapevo nemmeno esistessero, tra cui l’aceto di riso o di cocco. Si concentra poi su quello di vino, spiegando nel dettaglio come avviene la reazione chimica che dà luogo all’aceto, illustrando la composizione tipo e i principali metodi di preparazione di questo prodotto dai mille usi; a questo punto il lettore sa che tipo di aceto scegliere in base all’utilizzo che intende farne, prestando attenzione alle etichette se lo acquista a scopo alimentare.

Iniziano poi le ricette: l’autore – Luca Fortuna – è naturopata e vede nell’aceto un valido rimedio per la salute, proponendo facili preparati a base di acqua, aceto e olii essenziali per disintossicarsi, aumentare le difese immunitarie o curare disturbi piccoli e grandi, dalla digestione alla candida. C’è anche un “trucco” per perdere peso: “due cucchiaini di aceto di mele diluiti in un bicchiere d’acqua presi alla mattina garantiscono una diminuzione di peso di circa 3 kg al mese”. Proviamo subito?
L’autore introduce un argomento che merita di essere approfondito: l’acidità dei cibi che mangiamo. Nel libro ho trovato tabelle con gli alimenti più comuni e il loro grado di acidità e mi piacerebbe trovare altre letture che trattino il tema dell’alcalinità e acidità degli alimenti, con consigli su come bilanciare una dieta per regolare il rapporto acido-base: ne conoscete?
Continuando la lettura, scopro che l’aceto si utilizza anche in cosmesi (gira che ti rigira la mia amata cosmesi naturale torna sempre) e che si possono realizzare tonici per la pelle del viso e del corpo che dovrò assolutamente sperimentare.
Arriviamo poi alle pulizie: io utilizzo già l’aceto nei miei spruzzini per pulire tutte le superfici lavabili della casa, vetri compresi. Lo uso anche in sostituzione dell’ammorbidente in lavatrice, con l’aggiunta di oli essenziali per profumare la biancheria, come anticalcare per pulire bollitori, pentole e vetro, per togliere lo sporco bruciato dalle pentole e risolvere efficacemente il problema degli scarichi intasati insieme al bicarbonato. Non sapevo invece che l’aceto potesse risultare utile come pretrattante sulle macchie ostinate al posto del sapone di marsiglia, o per rimuovere le etichette adesive; nel primo caso basta tamponare il tessuto senza strofinare, nel secondo bisogna spennellare l’etichetta con aceto. Non so se capita anche a voi, ma quando compro un utensile da cucina – dalla pentola alla brocca – non c’è verso di eliminare la colla dell’etichetta, né con acqua calda né con alcool e alla fine mi ritrovo con pentolini rigati fin da subito a causa del mio sfregare per rimuovere i rimasugli di adesivo: basta l’aceto, buono a sapersi.

Ora che abbiamo scoperto vita morte e miracoli dell’aceto e ne consumiamo quantità industriali, come risolvere la questione delle tante bottiglie vuote da smaltire? Nell’ultima parte del libro viene spiegata nel dettaglio la procedura per fare l’aceto da sé: è abbastanza semplice e risolve lo spreco di vetro, vale la pena sperimentarla.

Quanti modi esistono per salvare il pianeta? Mille (e uno) sono elencati nel piccolo libro che ho appena finito di leggere. Trattasi appunto di “1001 modi per salvare il pianeta” di Joanna Yarrow. Una raccolta di eco-pillole numerate, da leggere una dopo l’altra o in ordine sparso; non un noioso elenco, ma consigli che si leggono volentieri, scritti in modo simpatico su pagine coloratissime e piene di disegni, quindi lo potete leggere con i vostri figli, o tornare un po’ bimbi mentre lo sfogliate. Le soluzioni vanno dalla scelta dei materiali per ristrutturare casa alla cura del giardino, dai rimedi naturali per le pulizie ai suggerimenti per risparmiare sui consumi e sull’energia; alcuni consigli sono ovvi, altri un po’ meno, qualcuno si ripete qua e là. Se come me prenderete questo libro in biblioteca, vi suggerisco di leggerlo con carta e penna alla mano, per appuntarvi tutti gli eco-consigli che non volete dimenticare. Io ho riempito quattro pagine con i rimedi naturali per lucidare ottone, argento e rame, scacciare le formiche in modo ecocompatibile e creare un ambiente adatto ad ospitare farfalle e animaletti vari, per quando avrò un giardino.

Subito dopo aver finito il volumetto, mi sono dedicata al Green Book, di Elizabeth Rogers e Thomas M.Kostigen, che ho ottenuto grazie ad un baratto. I suggerimenti sono simili a quelli che ho letto nel libro precedente, però questo è più serio e tecnico, con dati e numeri tipo “se un americano su mille facesse così, si risparmierebbe tot”. Interessante scoprire a quali grandi numeri riferiti al risparmio di risorse, si accostano piccoli numeri riferiti alle persone e ai gesti necessari ad ottenere tale risparmio. Basta davvero un’inversione minima, un cambiamento apparentemente insignificante nelle nostre abitudini per cambiare le cose. Un esempio: se ognuno di noi consumasse una tazza d’acqua in meno al giorno, il totale ammonterebbe a 38 miliardi di litri d’acqua ogni giorno. In un anno, questo vorrebbe dire poter fornire 8 litri d’acqua al miliardo di persone che non hanno accesso all’acqua potabile.

Qualcosa che non sapevo
Il bambù cresce più in fretta rispetto al cotone e senza bisogno di pesticidi. È molto più ecocompatibile e resistente rispetto al cotone e ha proprietà antistatiche, antibatteriche e funghicide. La canapa invece è un ottimo sostituto per i vestiti, lenzuola e carta. Me ne ricorderò.
Per allontanare le pulci in modo naturale dagli animali domestici, basta tritare uno spicchio d’aglio nella pappa, mettere qualche goccia di olio essenziale di lavanda o rosmarino nelle cucce e olio di limone sul pelo.
Per risparmiare sul consumo del frigorifero esiste un dispositivo chiamato Savaplug; non sono riuscita a trovarlo sul mercato italiano. O abbiamo frigoriferi efficienti, o semplicemente ce ne freghiamo.

Qualcosa che ho fatto o che cercherò di fare
Nell’europa occidentale vengono usati 200 milioni di pneumatici l’anno, che impiegano 400 anni per decomporsi. Anziché cambiarli, possono essere rigenerati oppure si possono chiedere al gommista pneumatici ecocompatibili prodotti con amido di mais, se è necessario sostituirli. La prossima volta che andrò dal gommista, gli chiederò informazioni. Per aiutare l’industria del recupero degli pneumatici, si possono acquistare oggetti fatti con pneumatici riciclati.
Rompere le balle sui temi ambientali è un modo per farsi sentire e per incentivare i commercianti a vendere un prodotto piuttosto che un altro. La prossima volta che vedrò un elettrodomestico abbandonato in un corso d’acqua, avviserò il comune; d’ora in poi chiederò prodotti biologici ai negozianti e mi scandalizzerò quando mi risponderanno che non li tengono.
Un’etichetta incollata alla cassetta della posta che dice “No pubblicità, grazie :)” mi ha fatto risparmiare diverse pile di depliant pubblicitari inutili. Anche se qualcuno continua ad ignorarla e mi rifila comunque la sua pubblicità, la situazione è nettamente migliorata.

Qualcosa che non c’entra niente
Ieri sera sono stata alla prima assemblea per la costituzione del comitato per dire no alla costruzione dell’inceneritore a Casalpusterlengo. Sono state dette cose interessanti e preoccupanti, in relazione all’ambiente e alla salute. L’intervento di un cittadino mi ha fatto riflettere; chiedeva “perché qui?”. Io invece mi chiedo perché e basta. Non esiste un modo più verde per smaltire i rifiuti? Non si possono attuare politiche per limitare la produzione di rifiuti che necessitano di inceneritori ammazza-cristiani per smaltirli? Utopia?

Dopodomani sarò alla Veganfest, a seguire la conferenza della mia amica Claudia e, spero, a conoscere tanta gente interessante. Passerò la Pasqua con altre persone  simili a me e che come me non sacrificheranno nessun agnello. La cosa mi solleva, soprattutto dopo questi ultimi giorni in cui mi sono sentita troppo spesso fuori dal mondo, o in un mondo che non mi piace e che vorrei avere la forza di cambiare.

 

Io non compro è il diario che racconta un anno senza shopping di Judith Levine, 50enne statunitense. Durante le vacanze di Natale del 2003, presa da un momento di “esasperazione da compere”, decide di vivere per l’anno successivo senza acquistare nulla che non sia indispensabile. Bell’idea, belle premesse, ottime molte riflessioni che fa e gli spunti che offre al lettore, ma mi aspettavo di più e ho trovato questo libro noiosetto, a tratti anche irritante.

Pochi minuti prima della mezzanotte, riesce ad acquistare su Internet un elefante di pietra per il suo giardino; per il resto dell’anno cede pochissime volte, un paio. Per i primi nove mesi Judith non fa che lamentarsi di questa sua scelta, di  quanto sia difficile, frustrante, emarginante il non comprare. Lo immagino, dato che per anni sono stata davvero senza soldi e a volte non ho potuto comprare nemmeno l’indispensabile. Acquista cibo nei discount, accetta regali (pochi) da parte delle amiche, non partecipa a nessun evento culturale che non sia gratuito, frequenta un circolo di volontaria semplicità (che è più o meno l’equivalente della nostra decrescita felice) e ha da ridire per i 10 dollari che le chiedono per poter partecipare agli incontri; chiede tra sè e sè “dieci dollari sono una spesa giusta per un corso su come non spendere?”. Non avrebbe dovuto intitolarlo “Io non compro” ma “Io non spendo”, nonostante ribadisca più volte che non ha deciso di vivere questa esperienza per risparmiare. Inoltre è una criticona; al circolo non fa altro che giudicare gli altri partecipanti per le loro opinioni e posizioni, critica il sistema bibliotecario, l’amministrazione, il sistema, tutto. Sembra me quando ho i cinque minuti di intolleranza verso il pianeta.

In un anno intero fa poco di concreto, oltre a pensare. Incontra poche persone interessanti (forse una), trova scarse alternative allo shopping, non vede soluzioni diverse (due volte ricorre al mercato dell’usato, una volta ricicla una collana per un regalo, niente di eclatante) non si diverte, non ha l’entusiasmo che mi aspettavo. Peccato, perché in un anno senza acquisti, durante il quale hai deciso tu di non comprare, quante possibilità ti si aprono davanti quando non hai come risposta la carta di credito?

Gli ultimi tre mesi sono un po’ più sopportabili, per lei e per me; lei forse conta i mesi, io le facciate che ci separano dalla fine di questa noiosa avventura. Nelle ultime pagine fa una banalissima riflessione sull’importanza dei rapporti umani e conclude con un discorso che suona come “uscire dalle logiche del mercato è impossibile”. Il fatto è che lei non prova ad uscirne. Lei sospende i suoi acquisti per un anno, ma non trova soluzioni diverse al mercato. Sarà per via di questa impossibilità oggettiva che il libro viene venduto; non regalato, non condiviso, ma venduto. Lo so, è una critica scontata, ma sarebbe bastato un blog, un e-book, un pdf scaricabile gratuitamente. Se non sono queste persone a capovolgere le regole del mercato, chi dovrebbe farlo? Sono criticona e banale tanto quanto lei; chiedo tra me e me “14 euro sono una spesa giusta per un libro sul non comprare?”.