Era da parecchio tempo che volevo cimentarmi nell’autoproduzione dei ghiaccioli, ma l’anno scorso sono riuscita a trovare le formine (rigorosamente in regalo) solo alla fine dell’estate, quindi ho dovuto rimandare a quest’anno.
Ho cercato ispirazione su Internet per le ricette, ma alla fine ho fatto di testa mia perché quasi tutte prevedevano la preparazione dello sciroppo di zucchero e chi mi segue dovrebbe sapere che io sono per le cose semplici e veloci (pigra, insomma).
Le mie “ricette” prevedono solo frutta e le dosi bastano a riempire quattro formine per ghiaccioli. Non so se la frutta mantenga intatte le sue proprietà, ma mi sembra comunque un’ottima alternativa ai ghiaccioli industriali.

Kiwi e arancia
Ho usato un kiwi tagliato a fette e due arance spremute: prima ho sistemato le fette sui lati della formina, poi ho versato il succo d’arancia. L’ho lasciato in congelatore otto ore e per estrarre il ghiacciolo dal contenitore l’ho passato per qualche secondo sotto l’acqua calda.
La parte di solo succo ha la consistenza del ghiacciolo, mentre il frutto rimane morbido.
Copia di ghiacciolo 009
Fragola
Ho tagliato a fette due fragole e utilizzato la fette centrali più grandi come guarnizione ai lati delle formine; il resto delle fragole (tagliate a pezzi) l’ho frullato con il frullatore ad immersione e versato nelle formine. Ho usato in tutto quindici fragole; non ho aggiunto né succhi né acqua o latte vegetale perché la consistenza delle fragole frullate mi sembrava già ottima così.  Dopo tre ore di congelatore, i ghiaccioli erano pronti.
Non ho ancora provato, ma credo possano venire bene anche unendo fragole e banana, aggiungendo qualche goccia di limone per evitare che la banana annerisca.


Copia di ghiacciolo 017

Direi che ci si può sbizzarrire e provare a realizzarli con tutta la frutta che ci viene in mente, sia frullata sia a pezzi, e sperimentare diversi abbinamenti; si può aggiungere lo yogurt, anche di soia, per ottenere ghiaccioli morbidi, oppure un cucchiaio di miele o malto per dolcificare e per evitare che i succhi e la polpa della frutta cristallizzino eccessivamente. Io sperimenterei anche il , gli infusi e la frutta centrifugata.
Voi li avete mai preparati? Come li fate?

Cos’avete mangiato a Natale? Io sono stata bravissima e ho rispettato il mio voto di dicembre sia durante il cenone della vigilia sia durante il pranzo del giorno dopo da mia madre, praticamente ormai vegana anche lei.
Per l’ultimo dell’anno mi concederò qualche derivato del latte, perché sarò a cena da amici, ma abbiamo stilato un menu vegetariano davvero goloso.

Vi lascio con qualche ricetta sperimentata durante le feste (scopiazzate soprattutto da Vegan blog) e vi auguro un sereno cambio di calendario.

Antipasto crudista:
1 arancia ogni due persone
Rafano (o Daikon) tagliato a listelle e a rondelle (per decorare)
Maionese vegan a base di latte di riso
Germogli di soia
Una manciata di semi di lino

Ricetta facilissima e veloce: tagliate a metà le arance, svuotatele e e tagliate la polpa a dadini. Mescolate l’arancia con maionese veg, rafano a listelle e germogli di soia e versate il tutto nelle mezze bucce d’arancia e decorate con le rondelle di rafano e i semi di lino.

Pennette vegane alla vodka:
160 gr di pennette
1 scalogno
Una confezione di affettato vegetale affumicato (in genere sono cinque fette)
125 ml di polpa di pomodoro tritata fine
60 ml di panna di soia
due bicchierini di vodka
olio, paprika, sale

Fate rosolare in una padella con pochissimo olio l’affettato vegetale tagliato a listelle o a dadini e in un’altra padella lo scalogno tritato con poco olio e un pizzico di paprika. Quando l’affettato risulta leggermente croccante, unitelo allo scalogno, aggiungete un bicchierino di vodka e lasciate evaporare, poi unite la polpa di pomodoro e continuate la cottura per una decina di minuti a fuoco basso. Aggiungete il secondo bicchierino di vodka, fate evaporare e unite la panna e l’affettato vegetale. Condite la pasta e, se vi va, spolverate un po’ di prezzemolo fresco prima di servire.

Spiedini di frutta al cioccolato:
Frutta di stagione
Un limone
Mezza tavoletta di cioccolato fondente
Un cucchiaino di zucchero di canna

Lavate e tagliate la frutta e collocatela man mano in una terrina in cui avrete spremuto il succo di un limone. Quando avrete finito, potrete preparare gli spiedini; io ho usato mela rossa, kiwi, arancia, ananas e banana (queste ultime due me le sono concesse proprio perché era Natale, non le mangiavo da mesi e mesi). Scaldate poi a fuoco bassissimo il cioccolato tritato grossolanamente, scioglieteci dentro un cucchiaino di zucchero di canna e versate il tutto sugli spiedini.

Sesamini:
180 gr di semi di sesamo
30 gr di mandorle sgusciate e tritate
100 gr di sciroppo di riso (è molto simile al miele e lo trovate anche col nome di malto di riso)
100 gr di zucchero di canna

Preparate due fogli di carta forno rettangolari e ponetene uno su una superficie piana (io uso la spianatoia).
Sciogliete a fuoco molto basso lo sciroppo di riso, poi incorporate lo zucchero e mescolate fino all’ebollizione. Unite i semi di sesamo e fate cuocere mescolando per una decina di minuti. Aggiungete le mandorle e, sempre mescolando, cuocete per altri dieci minuti. Non proseguite oltre questi tempi e non tostate i semi prima perché altrimenti il risultato sarà da amarognolo ad amarissimo!
Versate il composto incandescente con un cucchiaio sul foglio di carta da forno che avete preparato prima, cercando di dargli una forma rettangolare; metteteci sopra l’altro foglio di carta forno e stendete con un mattarello fino ad ottenere lo spessore desiderato. Sollevate il foglio di carta forno e tagliate nelle forme che preferite (dovete tagliarlo quando è caldo/tiepido). Conservate le barrette in un contenitore divise dalla carta forno, altrimenti si appiccicheranno.
Con la stessa ricetta potete preparare barrette di tutti i tipi: con muesli, nocciole, arachidi eccetera. Sono buonissime!

La mia avventura vegana prosegue ed è un continuo sperimentare, sostituire ingredienti alle ricette già conosciute, provarne di nuove. Si impara presto che la frittata si fa con la farina di ceci, mentre nelle torte latte e uova si sostituiscono con olio di girasole e latte di soia o di riso. I formaggi sono irriproducibili, ma si possono creare delle brutte copie comunque buone e saporite. I risultati sono soddisfacenti ed evitare i prodotti animali a casa si sta rivelando molto più semplice di quanto credessi.

Poi ti ritrovi per un compleanno ad un buffet gratuito, non hai cenato e sul tavolo non c’è nulla che non contenga formaggio, dalla torta salata agli spiedini di verdure (dove hanno infilzato anche delle ciliegie di mozzarella). Cosa fai? Non mangi e ti lasci morire di fame? Protesti con il titolare per non aver offerto un’alternativa vegan? Vai da un’altra parte e abbandoni gli amici per inseguire la tua causa?
Queste e mille altre cose avrei potuto fare ma alla fine ho scelto la via più semplice: ho mangiato. Mi sono sentita terribilmente in colpa e mi è tornata alla mente la frase di un libro “se niente importa, non c’è nulla da salvare”.

Ho aspettato anche una qualche punizione divina: coliche, brufoli, un’improvvisa reazione allergica. Niente di tutto ciò; in compenso si è allagato il bagno a causa di un flessibile che ha iniziato a perdere ed ho sprecato due catini d’acqua. Anche per questo mi sono sentita in colpa, quelle gocce scandivano ogni cosa che non ho fatto e che avrei potuto fare: chiudere il rubinetto centrale dell’acqua, scegliere di mangiare altrove.

Per riequilibrare il mio karma vi lascio qualche piatto non solo vegano, ma pure di stagione; se cliccate sulle foto, di alcune trovate le ricette.

Oggi è il mio quinto giorno da vegana a tempo determinato e per il momento me la sto cavando alla grande; ho addirittura mangiato fuori senza piangere a dirotto di fronte al menu. Ma andiamo con ordine e affrontiamo un punto per volta.

La spesa
Al supermercato si è al sicuro finché si rimane nel reparto ortofrutta. Oltre, il pericolo è sempre in agguato. È vero che oggi è molto più facile trovare surrogati del latte e del burro sugli scaffali, ma i derivati animali si nascondono dove meno te l’aspetti. Chi come me è vegetariano (o chi ha delle intolleranze) è abituato a leggere le etichette e così scopre che la margarina vegetale Gradina contiene siero di latte in polvere e che la panna vegetale Gran Cucina ha tra gli ingredienti il latticello. Bisogna quindi stare sempre molto attenti e non fermarsi all’etichetta “100% vegetale”, per evitare di avere sorprese.

La colazione
Questo punto è stato risolto immediatamente perché grazie agli chef di Veganblog mi sono fatta una cultura sui dolci vegani e se fino a qualche mese fa mi sembrava impossibile sostituire degnamente latte, uova e burro in una torta, oggi mi sembra quasi un gioco da ragazzi. Non so ancora riprodurre un cornetto e non ho ancora sperimentato i biscotti, ma per il momento la mia colazione è salva grazie al buonissimo plum cake che ho copiato da qui e ad un’ottima ciambella al cioccolato e pere (la ricetta in questo caso è di Clarissa, veganissima piacentina che organizza corsi di cucina). I sapori sono meno burrosi e più delicati, il risultato finale è meno pesante da digerire e la preparazione richiede meno tempo e fatica.

Fuori casa
Pensavo di morire di fame fuori dalle mie quattro mura, invece ho scoperto che la pizza senza mozzarella non è poi così male e non è la fine del mondo mangiare una bruschetta o un panino senza formaggi e salse. Domenica mi sono sentita una specie di salutista tutta verdure e fitness super gnocca (se non ci fosse stata la mia cellulite a riportarmi alla realtà ci avrei creduto davvero) pranzando con verdure in pinzimonio accompagnate da una centrifuga di frutta; sono sopravvissuta, e anzi, la digestione è risultata molto più semplice del solito e non ho sofferto del classico abbiocco post-pranzo.

A casa
Dopo il Veg-bab, Matteo ha cucinato per me degli squisiti spiedini con seitan, peperoni e cipolle e si è cimentato nella produzione del suo primo non formaggio, a base di latte di soia, arachidi e spezie.
In fondo questa fatica non è poi così faticosa; si mangia bene, si sta leggeri e in un modo o nell’altro ci si nutre ugualmente. Certo, bisogna abituarsi a nuovi sapori e a volte capita di fare dei grandi sospironi pensando alla panna montata, al tiramisu e a tutte quelle cose che mai e poi mai avranno lo stesso sapore senza gli ingredienti originali, ma se sono stata capace di rinunciare al salmone e al prosciutto di Parma (sospirone), rinunciare a latte e uova mi sembra meno arduo. Da vegetariana, passare ad essere vegana non è così traumatico: è un po’ come essere una vegetariana intollerante al lattosio che odia le uova.

Sorrido molto in questi giorni pensando ai discorsi che feci a Claudia quando mi disse di voler diventare vegana, meno di un anno fa, quando per me essere vegani significava essere estremisti ed era assolutamente fuori discussione che io rinunciassi alla Nutella o al gorgonzola. Se mentre leggete state pensando “no, io mai”, sappiate che nessuno è fuori pericolo: i vegani sono tra noi e potrebbero contagiare anche te :)

PS: chi fosse interessato a seguire un corso di cucina vegana, può contattare Clarissa all’indirizzo rclarissa@email.it

 

Ieri ho pesato di nuovo la mia spazzatura e di nuovo mi sono trovata con meno di mezzo chilo di raccolta indifferenziata da portare fuori dal portone. Mi sembra un buon risultato; ormai butto via solo la lettiera dei gatti e il minimo indispensabile non riciclabile; in compenso casa mia è diventata un museo di vasetti, barattoli e contenitori che colleziono perché prima o poi troveranno nuova vita. Molti diventeranno stampi per i saponi, altri conterranno le mie creme autoprotte e spero di trovare il tempo per realizzare gli addobbi con i rotoli di cartone della carta igienica (ne ho davvero tantissimi) e lanterne natalizie con i barattoli di alluminio.

Nel frattempo mi butto nell’eco-fatica di dicembre: un mese senza prodotti animali. Come saprete, sono vegetariana ma non vegana e, anche se consumo una quantità ridicola di latticini e uova, mi domando spesso come dev’essere l’esistenza di chi ha scelto di non mangiare derivati animali. Ho sempre avuto la convinzione che sia veramente complicato, soprattutto quando si mangia fuori. Dato che sono sempre stata troppo pigra per provare, ora me lo impongo attraverso questa eco-fatica e per un mese sperimenterò nuove vie dell’alimentazione prendendo spunto da chi ha molta esperienza più di me e riesce a cucinare cose buonissime senza latte e uova. Ovviamente ho scelto dicembre perché il mio tempisto è sempre ottimo (d’altra parte ho spento il frigorifero a maggio, perché non decidere di boicottare il mascarpone a Natale?).

Per iniziare, ieri sera ho ri-fatto il kebab vegano, ribattezzato vegbab ed ecco a voi la ricetta per due persone:

250 gr di seitan al naturale o alla piasta
Misto di spezie per kebab
Olio d’oliva
2 pomodori (decisamente fuori stagione, lo so)
qualche foglia di insalata
una cipolla rossa
maionese vegana al dragoncello o salsa tzatzi vegana
2 piadine o panini pita/arabo

Prima di tutto bisogna tagliare il seitan rendendolo simile al kebab e poi metterlo a marinare in olio d’oliva e spezie per dodici-ventiquattro ore. Se avete tempo, ogni tanto andrebbe mescolato. Le spezie potete prepararle da voi con: coriandolo, paprika, sale (un cucchiaino di ognuno), peperoncino, cannella, noce moscata, pepe e zenzero (mezzo cucchiaino di ognuno). Dopo la marinatura, il seitan va cotto così com’è in forno per 30 minuti a 180°C. Una volta sfornato si scaldano in padella le piadine, si farciscono con seitan, pomodoro, insalata, cipolla, salsa e, se volete, le patatine fritte (noi abbiamo evitato) ed infine si arrotolano chiudendole sul fondo. Fatto.
Vi assicuro che il risultato finale è davvero molto simile al kebab tradizionale ma con molto, moltissimo senso di colpa in meno.

PS: ho aggiunto due paginette al blog. Una raccolta di Ecoidee per ridurre il proprio impatto e una pagina per i miei laboratori di cosmesi naturale.