Venerdì ho avuto il piacere di parlare a lungo con Guido Vaudetto dell’associazione Frigo Free Family e di porgli tutte le mie stupidissime domande sulla vita senza frigorifero. Io, no frigo girl alle prime armi, avevo davvero tanti dubbi da chiarire: ogni quanto fate la spesa? Cosa mangiate? Per quanto tempo si conserva il formaggio? E l’insalata? E come fate senza poter bere birra ghiacciata?

Lui e sua moglie hanno spento il frigo da ben sette anni, lavorano entrambi e mangiano tutto, non sono né vegani né vegetariani; rinunciano solo al latte e al burro d’estate. Acquistano frutta e verdura una volta a settimana e quando hanno voglia di mangiare carne o alimenti deperibili, vanno nel negozietto sotto casa e soddisfano il loro desiderio in giornata. I formaggi stagionati resistono a temperatura ambiente una o addirittura due settimane; quelli freschi e il gorgonzola un paio di giorni. Per le insalate, meglio scegliere quelle meno tenere; tutte le altre verdure resistono benissimo per una settimana, anche due. Idem per salse, salsine e marmellate; niente muffa per ben due settimane fuori dal frigorifero (a meno che non ne rimanga una piccola quantità nel vasetto). Quindi sfatiamo subito la convinzione di dover andare a fare la spesa ogni giorno.

Tutto quello che comprano, viene conservato nel loro frigorifero spento, che utilizzano come dispensa. Niente contenitori ermetici perché il segreto sta nel lasciar circolare l’aria. I formaggi quindi restano nella loro carta mentre le verdure si sistemano nei piatti coperti ma non sigillati. Un’altra accortezza è quella di acquistare frutta e verdura dal produttore anziché al super, perché è più fresca e non ha subito sbalzi termici.

Bevono tutto a temperatura ambiente; l’acqua la preferiscono addirittura tiepida, perché aiuta a digerire. Per quanto riguarda la birra, quando ne hanno voglia escono e fanno un po’ di vita sociale, che non fa mai male. Poi, mi dice, gli sfizi vanno vissuti come sfizi, non come abitudini. Mi dà un consiglio per tenere in fresco le bevande: infilare uno nell’altro due vasi di coccio di diverse dimensioni. Nell’intercapedine va messa della sabbia che va bagnata. Poi si infila una bottiglia, si coprono i vasi e si mettono in un luogo fresco. Lui non lo fa, ma in teoria questo sistema dovrebbe tenere fresca la bottiglia.

E i vantaggi del vivere senza frigorifero? Dando per scontato il risparmio, mi dice che non sprecano più nulla; dopo alcune difficoltà iniziali hanno imparato a comprare e cucinare il giusto, ad avere il senso del limite, a mangiare prima gli alimenti più deperibili e tenere per ultimi quelli che si conservano più a lungo. Hanno ridotto notevolmente gli imballaggi, mettono più fantasia nelle loro ricette, mangiano cibi più saporiti e gustosi. Aggiunge che si sentono più liberi.

Un’ultima domanda: coliche dovute alla conservazione sbagliata del cibo? Non pervenute. Non ci si ammala a rinunciare al frigorifero, è ufficiale. Guido è stato davvero gentile e disponibile, oltre che simpatico, e durante la nostra conversazione non ho mai avuto l’impressione di parlare con un fricchettone che vive fuori dal mondo senza rendersi conto che qui esiste la civiltà, anzi; credo sia una persona capace di mettersi in discussione senza dare per scontate cose solo perché sono così da che ne abbiamo memoria. Se volete provare anche voi: dividete la vostra spesa e conservatene una parte in frigo e una parte fuori. Dopo una settimana verificate se ci sono differenze, se ciò che avete messo in frigorifero è davvero più fresco. Poi fatemi sapere, perché io non posso farlo!

Non mi aspettavo che spegnere il frigorifero avrebbe acceso tanti animi. Sarò ingenua, ma non credevo né di essere meritevole di medaglie, né di essere colpevole di chissà quale torto verso il mondo. Eppure le reazioni sono state tantissime; qualcuno mi ha fatto i complimenti, qualcun altro ha giustamente fatto notare che sono affari miei e c’è anche stato chi mi ha definita non meritevole di cervello (o che addirittura mi ha consigliato di morire, per avere meno impatto). Trovate tutto nei commenti al precedente post, non mi sto inventando nulla. Tutto questo chiacchierare mi ha lasciata un po’ così, diciamo basita. Davvero spegnere il frigorifero può essere meritevole di discussione? Evidentemente sì.

In ogni caso, ecco come sta andando. Ho conservato i pomodori, le zucchine e i peperoni senza nessun problema a temperatura ambiente, utilizzando il solito metodo casalingo per mantenerli umidi. Guarda caso i pomodori – anche l’anguria, ma è presto per l’anguria – si dovrebbero conservare fuori dal frigorifero, altrimenti perdono gusto e proprietà: non lo sapevo, e voi? La zucchina resiste scientificamente un paio di giorni a temperatura ambiente, se non fa troppo caldo.

L’insalata ha retto molto meno; dopo un giorno infilata nell’acqua in un vaso a mò di mazzo di fiori ha iniziato a soffrire e ce la siamo dovuta mangiare tutta controvoglia. Il resto lo compriamo giorno per giorno ed è ovvio che servono tempo, voglia e possibilmente un negozio vicino. Al momento ho tutto quello che è necessario, anche se spesso mi trovo a non sapere cosa mettere in tavola. Per fortuna non fa così caldo da preoccuparsi per l’acqua, la birra e le bevande in generale.

Non sono ancora riuscita a parlare con le Frigo Free Family; la notizia era vecchia di due anni, forse l’associazione non esiste più e hanno deciso di comprare un side by side a testa per recuperare i sei anni senza frigorifero? Staranno soffrendo nei loro bagni a causa di chissà quale infezione batterica dovuta alla conservazione sbagliata degli alimenti? Che dite, non saremo un po’ troppo fissati con l’igiene? In realtà sono vivi e vegeti e farò una chiacchierata con loro venerdì mattina.

Ho scoperto grazie a Giulia (sempre nei commenti) l’esistenza della moscarola, che serviva a conservare i cibi prima dell’avvento del frigorifero. In pratica è un mobiletto di legno con delle parti chiuse da zanzariere (o grate fitte di listelli di legno) che garantisce il ricircolo d’aria e non permette a mosche e moscerini di entrare. Si teneva in un posto fresco nelle case di una volta – come una nicchia in un muro posto a nord o una cantina – e alcuni modelli si potevano anche appendere. Non ho una casa che gode di punti freschi, quindi non mi costruirò o procurerò una moscarola, però sto imparando cose nuove da questa esperienza stramba e questo è sempre un bene.

PS: l’immagine questa volta non è mia, l’ho presa da qui: venti foto, venti persone/famiglie e i loro rispettivi frigoriferi. Arriverò a mettere abiti nel mio?

Non riuscendo a mangiare tutto quello che il mio freezer conteneva, ho deciso di regalare buona parte dei surgelati a mia madre e al vicino di casa. Ho svuotato quel poco che era rimasto in frigorifero e ho staccato la spina. Addio frigo, grazie di tutto. Credevo che l’operazione sbrinamento sarebbe stata molto più complicata, invece è bastato spegnerlo e i lastroni di ghiaccio si sono staccati praticamente da soli. Ora giace lì semi aperto, deserto e buio e un giorno verrà venduto, barattato o forse riacceso (ho seri dubbi, mi piace troppo l’idea di vivere senza di lui).

Nel frattempo Roberta mi ha segnalato il progetto di Jihyun Ryou, Save food from the refrigerator grazie al quale ho scoperto che le mele e le patate stanno bene vicine e che i fruit vegetables – cioè le verdure simili a frutti – si conservano bene fuori dal frigo se gli si garantisce una buona umidità. Molto interessante la conservazione verticale di carote e sedano nella sabbia. Io ovviamente non sono così avanti e ho improvvisato un metodo molto più alla buona per i pomodori, che potete ammirare nella foto. C’è un esperto in falegnameria che ha voglia di costruirmi degli oggettini un po’ più carini di questo?

La mia amica Martina mi ha dato un’idea per riuscire ad assicurarmi acqua fresca nelle giornate più calde: comprare del ghiaccio al bar e riempire il frigorifero da viaggio, per raffreddare qualche bottiglia. Di sicuro prenderò in considerazione questa soluzione quando si boccheggerà e inizierò a pensare di poter arrivare ad uccidere per un bicchiere di acqua ghiacciata.

Mentre cercavo informazioni per scoprire se esiste vita senza frigorifero, ho scovato l’associazione Frigo Free Family di Cremona, composta da famiglie che sopravvivono da anni conservando a temperatura ambiente o quasi. Li ho immediatamente contattati per chiedere consigli e idee e sono in attesa di una loro illuminante risposta.

Certo, non mangiare carne e pesce, non acquistare più surgelati, consumare irrisorie quantità di latte e l’aver sostituito il burro con l’olio, aiuta.  Comprare la verdura in piccole quantità dal fruttivendolo sotto casa – di modo da riuscire a consumarla nell’arco di due o tre giorni – anche. La cosa che mi preoccupa di più al momento è la pasta madre, che fuori dal frigorifero sarà indomabile e straborderà continuamente dal barattolo, costringendomi a fare il pane ogni tre giorni.

Avete qualche idea, anche bizzarra, per non farmi rimpiangere il frigorifero?

 

L’altro giorno chiacchieravo con la mia amica Claudia a proposito della scelta di spegnere il frigorifero e scherzavo su come questo mio essere green stia diventando un viaggio senza meta (oltre che senza ritorno), un tunnel senza luce. “Mi ci vorrebbe un progetto, che abbia un inizio e una fine, almeno ad un certo punto mi fermerei”, le ho detto. Dopo qualche ora, ecco l’ideona: rinunciare ad una cosa al mese, per dodici mesi. Pazza. Ma nemmeno troppo, visto che non sono la prima: Vanessa Farquharson ha deciso di adottare un cambiamento al giorno per 365 giorni, e il nostrano progetto 52cose prevede un cambiamento a settimana.

Io ho scelto un cambiamento al mese per dodici mesi perché:
«Il dodici segna l’ingresso nella pubertà e dunque induce l’idea di una trasformazione radicale […che] si fonda su un passaggio molto difficile e faticoso che è il solo che davvero porta a crescere. È per questo che il dodici traduce implicitamente gli ostacoli, i passaggi difficili, gli enigmi da risolvere.»*

I motivi di questa folle decisone:
1. perché, come già detto, vorrei darmi un limite, un punto di arrivo;
2. perché sono un po’ – ma solo un po’ – fuori di melone;
3. per capire fino a che punto una cosa è superflua o necessaria;  questo è il punto più importante e quello che determinerà se la rinuncia sarà permanente o meno.

Claudia, dopo aver approvato dicendo “è una bellissima idea” (le amiche ti vogliono sempre un po’ male o forse è che tra fuori di melone ci si intende), mi chiede se dopo un mese senza qualcosa, riprenderò ad usarlo. Dipende. Se la rinuncia mensile risulterà impossibile sì, altrimenti no. Potrei anche optare per una via di mezzo su alcune cose, limitandone il consumo senza farne a meno del tutto. Per sapere se una cosa è indispensabile bisogna prima privarsene, no?

Ho già in testa dodici rinunce, alcune davvero estreme altre più soft; non ve le anticipo perché non voglio rovinarvi la sorpresa e perché potrei anche cambiare idea in corso d’opera e sostituire un sacrificio con un altro; anzi, avete qualche suggerimento? Tipo smetterla con con queste idee bizzarre e fare la persona seria? Ovviamente parto dal frigorifero, che sarà la mia rinuncia di maggio perché non ho ho nessuna intenzione di dover trovare una tredicesima cosa. Siete ancora in tempo a fermarmi :)

*Citazione da Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze copiata e incollata da Wikipedia, of course :)

In questi giorni sto leggendo “Dormire nudi è verde” e mi ha colpito una scelta fatta dall’autrice, che ho deciso di copiare. Forse sono pazza, probabilmente sto esagerando ed essere green sta davvero nuocendo pesantemente sulla mia sanità mentale ma ecco qui: ho deciso di spegnere il frigorifero. È successo che mentre leggevo di Vanessa che l’ha fatto (non so ancora per quanto tempo e con quali conseguenze, perché non ho ancora finito il libro) mi sono detta ma pensa, vivere senza frigorifero. All’inizio ho pensato fosse una follia, poi ci ho riflettuto. Cosa c’è nel mio frigorifero? Vado a controllare e trovo la desolazione: uova, qualche verdura, il barattolo di pasta madre, un flacone di papaya fermentata, panna di soia, fine. Do un’occhiata dentro al freezer e vedo del ghiaccio e qualche confezione aperta e mai finita dei tempi in cui ancora acquistavo surgelati, prima di bandirli completamente dalla mia spesa.

Ho un bestione in cucina di un metro e ottantacinque per settanta centimetri che ciuccia energia 24 ore su 24 per nulla, senza contare che un frigorifero vuoto consuma di più rispetto ad uno pieno. Non posso spegnere il congelatore, non posso far raffreddare meno di così. Non mi resta che spegnerlo. E poi come farò? Anni fa mi capitò un guasto al congelatore del mio vecchio frigorifero; non avevo la possibilità di cambiarlo però aveva un tasto per spegnerlo continuando a far funzionare la sezione frigo. All’inizio fu un trauma perché allora compravo praticamente solo surgelati e congelavo tutto il congelabile, ma poi mi sono abituata, poiché ci si abitua a tutto è solo una questione di capacità di adattamento.

Di certo non è geniale decidere di spegnere il frigorifero alle porte dell’estate, lo riconosco. D’inverno si può mettere tutto sul balcone, come fa ancora oggi mia nonna, forse per un’abitudine che si trascina dietro da quando era ragazza e i frigoriferi non esistevano ancora. Ma quante cose hanno davvero bisogno di rimanere così fredde? Le uova, la panna di soia, la pasta madre, possono stare tranquillamente a temperatura ambiente. La verdura, basta comprarla in quantità ragionevoli e non si ha bisogno di conservarla. Il succo di papaya fermentato non è indispensabile. Ecco qui il punto: il frigorifero è indispensabile? Non ne ho un’idea, per me è un elettrodomestico come un altro, è lì da che ho memoria e lo uso. Non ho mai riflettuto sul bisogno di possederlo e non posso sapere se mi mancherà. Di sicuro resterà dov’è anche se con la spina staccata e deciderò poi cosa fare, se ridargli corrente o meno a seconda del grado di disperazione che questa scelta porterà nella mia quotidianità. Voglio rendermi conto di quanto davvero possano essere indispensabili le nostre comodità. Nei prossimi giorni lo svuoterò, finirò gli avanzi che ci sono dentro, lo pulirò e lo metterò a nanna a tempo indeterminato. Spero che spegnere gli elettrodomestici non sia un’epidemia contagiosa perché ho iniziato con la televisione mesi fa (sono sopravvisuta e sto bene, anzi meglio), ora il frigorifero e non vorrei mai che un giorno dovesse toccare al forno o peggio ancora al PC.