Ormai sono così abituata a vivere in modo sostenibile che, quando incontro persone che non lo fanno, resto basita. Mi rendo conto di essere io quella fuori da mondo, ma quando vedo un comportamento poco ecocompatibile, mi viene da dire: ma veramente tu vivi così?

Ad esempio, l’altra sera ho avuto un quasi incontro di lavoro con delle persone. Una di queste, dal ritorno dal bagno si è lamentata della mancanza delle salviettine per asciugarsi le mani. Ma veramente? Io sarei stata contenta dell’assenza dell’usa e getta e, invece di tirare fuori il provvidenziale fazzoletto di carta, avrei scrollato per bene le manine, o le avrei asciugate sui pantaloni. Anche i fazzoletti di carta, no ma dico, esistono ancora?

Altro esempio. Passeggiando, un signore se ne esce con un discorso della tale macchina. Stanno per finire la produzione e vendono gli ultimi modelli con diversi optional e grandi sconti, quasi quasi la compro, dice. Ma veramente? Io sono qui a scervellarmi su come liberarmi dell’auto e tu stai valutando di comprare un macchinone che produce millemila chili di anidride carbonica solo a guardarla? Butto lì l’idea dell’auto elettrica, ma dice che per lui non è adatta, perché fa l’autostrada ogni giorno. Ogni giorno? Mi mordo la lingua ma vorrei proporgli il treno, la compensazione delle sue immissioni o quantomeno fargli notare che mi sta inquinando il mondo. Taccio, perché mi rendo conto che sto passando il limite che mi farà etichettare per sempre come estremista ambientalista isterica.

Parliamo di organizzare un evento. Sento nominare bottiglie d’acqua di plastica, bicchierini di plastica, lattine di cocacola. Prima di svenire, propongo di chiedere agli invitati di portarsi la caneca da casa, scegliere bicchieri compostabili, optare per la Ubuntu Cola, chiedere alla SIGG se può partecipare all’evento con la sua fantastica borracciona per abbeverare gli invitati. Mi guardano male. Vedo comparire l’etichetta di cui sopra, sulla mia fronte.

La realtà è che spesso quando esco dal mio circuito di affetti, amicizie e conoscenze “green”, mi scontro con un mondo fatto di indifferenza verso i problemi ambientali, gli sprechi, i rifiuti. Mi sento rassegnata e impotente. Se taccio, contribuisco all’indifferenza; se parlo, ecco l’etichetta.

Fortunatamente non è sempre così. Di recente sono stata ad una bella festa di compleanno dove ben cinque persone erano vegetariane, ho visto scartare regali riciclati ed ecologici, si è parlato di assorbenti lavabili e coppette mestruali (fortunatamente non al tavolo), qualcuno ha tirato fuori il suo fido fazzoletto di stoffa con una punta d’orgoglio. Erano miei amici, però, quindi non so se vale. Un po’ sì, perché vuol dire che si può contagiare chi ci è vicino. Come si fa però a far arrivare il messaggio anche agli altri, senza passare per pazzi?