Ricordo che a metà degli anni novanta, nel piccolo paesello dove abitavo ai tempi, arrivò il primo opuscolo informativo sulla raccolta differenziata, novità delle novità. Il Comune era lieto di annunciare il nuovo servizio di raccolta porta a porta e indicava per filo e per segno dove avremmo dovuto gettare i nostri rifiuti. Così, all’inizio – e per un po’ di tempo prima di prenderci l’abitudine – ogni volta che ci trovavamo tra le mani qualcosa destinato alla spazzatura, controllavamo nella tabella dove andava collocato.

Sono passati circa quindici anni da allora e ormai la raccolta differenziata non dovrebbe più avere misteri, eppure spesso mi trovo ancora in difficoltà. Tanto per cominciare, mi domando se le aziende trovino divertente complicarmi la vita. Ad esempio, perché incollano etichette di carta sulle bottiglie di vetro? Forse trovano comico il fatto che io debba mettere a bagno le bottiglie, staccare l’etichetta, perdere la pazienza e sentirmi in colpa perché una volta rimossa non la posso riciclare. Non basterebbe infilare un cartellino alla bottiglia, facilmente rimovibile e riciclabile? Pare di no.

Parliamo del Tetra Pak. La società che gestisce i rifiuti nel mio comune ha inviato pochi mesi fa una lettera alla cittadinanza in cui faceva sapere che finalmente possiamo buttare il Tetra Pak nella carta, poiché grazie a non so quale accordo, ora questo materiale si può riciclare. Bene, perfetto. Molte aziende però non si limitano al contenitore, fanno di più: ci mettono il tappo di plastica. Grazie azienda, non sai che gioia per me perdere del tempo a staccare quel tappo dal brick.

Poi c’è la categoria dell’imballaggio inutile. Non compro più banane, perché non sono a chilometro zero e non consumo più carne perché sono vegetariana, però ricordo benissimo che entrambe sono vendute in vaschette di polistirolo e ricoperte da pellicola. Se per il macinato arrivo a capire le motivazioni di questa scelta, per le banane mi sfugge. Perché si confezionano le banane? E se anche ci fosse un motivo logico, perché non utilizzano una vaschetta di carta, anziché di polistirolo?  E quel polistirolo, si ricicla o no? Qui ci addentriamo nel difficile mondo delle plastiche, che non sono tutte uguali e non sono tutte riciclabili. Tempo fa ho letto In Italia possiamo riciclare la plastica che rientra nella definizione di imballaggio e che piatti e bicchieri di plastica non possono essere considerati imballaggi, quindi non si possono riciclare. Mi sono scervellata per per trovare una spiegazione, credendo ci fosse qualcuno con un forte interesse economico nel riciclare una cosa sì e una no a seconda della sua definizione e non della sua composizione. In realtà oggi sono finalmente riuscita a parlare con l’esperto dei rifiuti; molto gentile e disponibile, mi ha spiegato che nella plastica si possono conferire solo bottiglie e flaconi, contrassegnati con le sigle PET, PVC e PE. Tutto il resto viene scartato poiché ridurebbe la qualità della plastica ottenuta quindi polistirolo, pellicola, sacchetti e sacchettini, vanno nel secco, indifferenziato. È un peccato – aggiunge l’esperto – un grande spreco. Già, non resta che smettere di comprarla, la plastica non riciclabile (vale anche per i giocattoli dei bambini); e per i sacchetti della frutta al super, come si fa?

Inoltre non tutti gli imballaggi sono di plastica, anzi, per alcuni è quasi impossibile capire di cosa siano fatti. Ad esempio alcuni sacchetti delle crocchette dei gatti, quelli lucidi per intenderci. Li osservo e trovo questo logo, che significa “riciclabile”. Ok, ma riciclabile dove? Vado per esclusione: non è di sicuro carta, non sembra plastica. È forse alluminio? Esistono dei simboli, che se solo venissero utilizzati mi semplificherebbero la vita e saprei come riciclare quel rifiuto. Dato che alla maggior parte delle aziende pesa l’anima stampare un banale simbolino (non esiste nessun accordo o normativa che li obbliga a farlo), non mi resta che optare per una marca che utilizza imballaggi facilmente riconoscibili.

L’esperto della società dei rifiuti mi ha rassicurata anche su altro: ho letto su diversi libri che i cartoni delle pizze non si possono riciclare nella carta, ma lui ha negato. Vanno nella carta, così come le buste per le lettere con la finestrella trasparente. Per quanto riguarda la lettiera dei gatti biodegradabile, una volta tolti i bisogni, si può buttare nell’umido ed è meglio così piuttosto che nel wc, come sospettavo. Aggiungo, per quei pochi che ancora non lo sapessero, che l’olio utilizzato in cucina deve essere raccolto in contenitori e portato alla piazzola ecologica, non va assolutamente versato nel lavandino o nel wc.