Cannella e glicemia: cosa dice davvero la scienza sul suo possibile effetto

La cannella è una di quelle cose di casa, quasi automaticamente “salutari”. Può dare una mano a tenere a bada la glicemia?

Ci sono studi che mostrano un certo beneficio; accanto a questi ce ne sono altri che non riescono a trovare risultati stabili o importanti dal punto di vista clinico.

Cosa mostrano davvero gli studi

Le indicazioni arrivano da persone con diabete di tipo 2 o prediabete. In una metanalisi che ha messo insieme 24 studi clinici randomizzati si sono viste riduzioni della glicemia a digiuno, dell’HOMA-IR (un indice usato per valutare in modo approssimativo la resistenza insulinica) e dell’emoglobina glicata, cioè quel valore che dà un’idea di come è stata la glicemia negli ultimi mesi.

Uno studio del 2024 su adulti con obesità e prediabete ha mostrato, grazie al monitoraggio continuo del glucosio, picchi glicemici più contenuti e un’esposizione complessiva alla glicemia inferiore rispetto al placebo.

Alcune analisi, comprese quelle che hanno rimesso in discussione studi inizialmente molto citati, non hanno confermato miglioramenti duraturi su glicemia a digiuno, HbA1c o profilo lipidico. Quando si mettono insieme trial molto diversi tra loro cambiano dosi, tempi, tipo di cannella usata, terapie affiancate e tipo di pazienti coinvolti.

Perché potrebbe funzionare

Alcuni composti presenti nella cannella, come i polifenoli e la cinnamaldeide, sembrano:

  • rendere più efficiente la sensibilità all’insulina
  • agevolare l’ingresso del glucosio nelle cellule
  • contribuire a rallentare lo svuotamento gastrico
  • ridurre i picchi glicemici dopo i pasti

Quanto assumerne e quale scegliere

Negli studi compaiono soprattutto dosi tra 1 e 2 grammi al giorno, più o meno mezzo cucchiaino, anche se in qualche ricerca sono state provate quantità un po’ più alte.

C’è poi un punto:

  • Cinnamomum verum, la cosiddetta cannella di Ceylon
  • Cinnamomum cassia, quella più diffusa

La cassia contiene più cumarina, una sostanza naturale che, se assunta in quantità alte e per molto tempo, soprattutto da chi ha già qualche problema al fegato o sta prendendo diversi integratori nello stesso periodo.

Come riconoscerla

La Ceylon di solito è segnata come Cinnamomum verum, mentre la cassia può essere indicata come Cinnamomum cassia oppure solo come “cannella”. Nei bastoncini cambia l’aspetto: la Ceylon ha strati molto sottili arrotolati su se stessi.

Quando fare attenzione

Se convivi con diabete, prediabete o prendi ipoglicemizzanti o insulina, usare la cannella con una certa regolarità può influenzare la risposta glicemica e, in qualche situazione, aumentare il rischio di ipoglicemia. Restano comunque il punto fermo le solite cose: alimentazione, movimento, controlli e farmaci quando indicati.

Se ti piace il sapore, può avere il suo spazio in cucina e dare una mano al metabolismo, in particolare in certe persone. Ha senso usarla dentro uno stile alimentare equilibrato e confrontarti con il medico se stai seguendo una terapia per la glicemia.

Redazione Idee Tascabili

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