Ti trascini fuori dal letto, infili le ciabatte e ti accorgi che le caviglie sembrano più gonfie del solito. Passano le ore e arriva una stanchezza continua, e intanto la pipì sembra cambiare abitudini, a volte pochissima, altre volte fin troppo spesso. Quando queste cose iniziano a ripetersi, tra i primi sospetti vengono in mente i reni.
I reni puliscono il sangue, buttano via le scorie e tengono in equilibrio acqua, sali minerali e pressione.
I sintomi che è meglio non trascurare
Ci sono alcuni segnali soprattutto se restano presenti per diversi giorni o addirittura per settimane:
- Stanchezza che non passa e sensazione di fiacchezza
- Gonfiore a caviglie, gambe o piedi
- Ritenzione di liquidi, con aumento di peso rapido
- Nausea, a volte accompagnata da vomito
- Calo dell’appetito
- Prurito continuo alla pelle
- Cambiamenti nella minzione, con urine più scarse oppure più frequenti
- Senso generale di malessere, poca energia, difficoltà a restare concentrati
Il gonfiore, chiamato edema, si presenta perché il rene non riesce più a regolare sodio e liquidi. Quando la situazione è più seria, il gonfiore può estendersi in varie parti del corpo. Anche il prurito può comparire se alcune sostanze di scarto si accumulano nel sangue.
Perché questi disturbi compaiono
Quando i reni iniziano a funzionare meno, nel sangue restano in circolo sostanze che di solito verrebbero eliminate con le urine. Col tempo ci si può ritrovare con astenia, nausea e poca voglia di mangiare.
Un altro segnale da non ignorare è una minzione che non è più quella di prima. Non vuol dire per forza che ci sia un problema ai reni: a volte c’entrano le vie urinarie, gli ormoni, oppure qualche farmaco che si sta assumendo. Però, se questa variazione arriva insieme a gonfiore, stanchezza marcata o pressione che tende a salire, vale la pena farla controllare.
Quando è il momento di muoversi
È bene farsi vedere da un medico se i sintomi:
- si presentano insieme a pressione alta
- arrivano con fiato corto, nausea forte o con una chiara diminuzione delle urine
Serve un po’ più di attenzione se sono presenti fattori di rischio come obesità, diabete, pressione alta, uso prolungato di antinfiammatori o antidolorifici, alimentazione molto ricca di sale e proteine, oppure familiarità per problemi ai reni.
Di solito i controlli che vengono richiesti più spesso sono la creatinina, l’azotemia, l’esame delle urine e la stima della filtrazione glomerulare. Quando resta qualche incertezza, la figura a cui fare riferimento è il nefrologo.
Alimentazione, cosa può aiutare davvero
La dieta non prende il posto della visita. Di solito gli specialisti costruiscono un piano personalizzato, perché cambia a seconda dello stadio del problema e dei risultati degli esami.
Di solito ci si ritrova a:
- ridurre il sale, quindi spuntini molto salati, affettati, conserve, piatti già pronti
- tenere d’occhio le proteine, specialmente quando se ne mangiano davvero tante
- fare attenzione a potassio e fosforo se dai controlli risultano alti
- cercare di lasciare da parte bibite zuccherate o molto gassate e i fritti troppo frequenti
riso, pasta, mele, pere e porzioni non abbondanti di proteine di buona qualità. L’idratazione va cucita addosso alla persona.
Un gonfiore che torna e ritorna, una stanchezza che non si capisce da dove arrivi o un cambiamento nel modo di urinare meritano un controllo.


