I 3 frutti da includere nella dieta per sostenere il fegato e il benessere

Tagli un pompelmo a colazione, butti una manciata di mirtilli nello yogurt oppure ti ritrovi a mettere qualche acino di uva rossa accanto al pranzo. In certi frutti si nascondono composti che potrebbero dare una mano al lavoro del fegato, che ogni giorno filtra, trasforma, gestisce una quantità di sostanze che arrivano con il cibo.

Perché il fegato merita attenzione

Il fegato è un organo che entra in gioco nel metabolismo dei grassi, degli zuccheri e di molte altre molecole, e allo stesso tempo partecipa ai normali processi di detossificazione. Quando per un po’ si esagera con zuccheri semplici, alcol o cibi ultraprocessati, questo sistema può fare più fatica. A volte si manifesta la steatosi epatica, cioè un accumulo di grasso nel fegato, oppure la fibrosi, una situazione in cui il tessuto normale viene rimpiazzato da tessuto cicatriziale.

Nella vita di tutti i giorni, chi si occupa di nutrizione lo ripete spesso: il cibo “magico” non c’è.

I tre frutti più interessanti

Pompelmo

Il pompelmo è conosciuto soprattutto per il suo contenuto di vitamina C e di altre sostanze dall’azione antiossidante. Da alcune ricerche è emerso che alcune sue componenti sembrano supportare l’attività di certi enzimi del fegato e contribuire a frenare la progressione della fibrosi.

Un succo appena spremuto, senza zuccheri aggiunti. Il frutto intero porta con sé anche la fibra.

Mirtilli

I mirtilli, compresi quelli rossi, sono ricchi di antocianine, pigmenti naturali con una forte attività antiossidante. Sono proprio queste sostanze a regalare il caratteristico colore blu-violaceo.

Alcune ricerche hanno messo in relazione il consumo abituale di mirtilli con un miglioramento di alcuni aspetti legati al fegato grasso non alcolico.

Uva rossa

L’uva rossa contiene resveratrolo, una sostanza su cui si è fatta parecchia ricerca. Nel campo della nutrizione viene spesso collegata alla funzionalità epatica e a un ruolo nella difesa delle cellule dallo stress ossidativo. L’uva contiene una buona quota di acqua e può stimolare la diuresi.

Se la porzione resta nella giusta misura, si integra nel pasto.

Come gustarli davvero bene

Per parecchie persone, il modo che funziona meglio è questo:

  • durante i pasti
  • in porzioni normali, cambiando tipo di frutta nell’arco della settimana
  • il frutto intero rispetto ai succhi
  • facendoli rientrare in un’alimentazione che abbia verdure, legumi e cereali integrali

Questo tipo di indicazione è utile se c’è una tendenza alla steatosi epatica. Alcuni frutti ricchi di fruttosio, se presi in grandi quantità dentro un’alimentazione poco equilibrata, possono essere gestiti con più fatica dal metabolismo del fegato.

Un dettaglio da non sottovalutare

Il pompelmo può interagire con alcuni farmaci. Se prendi cure in modo continuativo, meglio fare un confronto con il medico o il farmacista prima di inserirlo nella tua alimentazione.

Portare a tavola pompelmo, mirtilli e uva rossa è un gesto semplice, alla portata, che nel tempo può dare al fegato una mano in più.

Redazione Idee Tascabili

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