Oggi ricorre la giornata mondiale dell’acqua; è come sempre una coincidenza che io abbia scelto di non sprecare acqua proprio durante questo mese. Se fossi una persona diligente, dopo aver affrontato la questione cucina, vi avrei stupito con i miei calcoli sul consumo di acqua in bagno, ma non ho avuto tempo e modo di effettuare le misurazioni (sto traslocando, vi ricordate?), quindi ho deciso di affrontare un aspetto relativo sempre alla cucina che la volta scorsa avevo tralasciato: il cibo. Sì perché uno pensa che l’acqua consumata sia solo quella che vede scendere dai rubinetti di casa, e invece no.

L’acqua che più si spreca è quella che viene consumata per produrre quello che mangiamo. Copio dalla rete qualche dato: “per produrre l’alimentazione giornaliera di una persona occorrono da 2.000 a 5.000 litri d’acqua. E’ dunque il fabbisogno di cibo che genera la carenza idrica. La terra deve sfamare sette miliardi di persone, cifra destinata ad aumentare a nove miliardi entro il 2050.” E, dato che solo due giorni fa, c’è stata un’altra ricorrenza, il Meat out day, copio anche questo: “occorrono intorno ai 1.500 litri di acqua per produrre un chilo di grano, ne servono dieci volte tanto per produrre un chilo di manzo”. Dieci volte tanto, significa quindicimila litri d’acqua. Quindicimila. Se è vero che anche l’agricoltura dovrebbe impegnarsi e consumare meno acqua (1.500 litri non sono pochi), è vero anche che noi possiamo fare qualcosa di concreto prima che qualcun altro si muova al posto nostro: smettere di mangiare carne. Insomma, se non volete farlo per l’etica, se non volete farlo per la salute, fatelo almeno per l’ambiente. No?

Non è solo l’alimentazione ad incidere sul consumo d’acqua; l’acqua si spreca per produrre qualunque cosa consumiamo: vestiti, scarpe, libri, scommetto anche cosmetici e saponi. Quindi vi invito a venire a Fa’ la cosa giusta il 30 marzo e 1° aprile ad imparare a fare qualche cosmetico facile facile durante uno dei miei laboratori (la partecipazione è libera e gratuita). È vero, si spreca acqua anche per produrre le materie prime, ma almeno risparmiamo sul prodotto finito, che dite?

 

Nei giorni scorsi sono stata combattuta nel decidere quale eco-fatica affrontare e alla fine ho optato per un’eco-fatica apparentemente soft, da poter portare a termine mentre affronto il trasloco,  ma temo mi riserverà delle brutte sorprese: cercherò di non sprecare acqua.

Ho letto che mediamente un italiano consuma dai duecento ai duecentocinquanta litri d’acqua al giorno per le necessità domestiche e sono rimasta a bocca aperta di fronte a questi numeri enormi. Ovviamente la prima cosa che ho pensato è stata “no, io no, io consumerò al massimo dieci litri di acqua al giorno”. Il secondo pensiero è arrivato spontaneo: come faccio a sapere quanta acqua consumo? La risposta sembrerebbe semplice, poiché basterebbe misurare l’acqua che si utilizza. Come si fa però a sapere quanta acqua si usa per la doccia? E per la lavatrice?
Ho cercato dei dati per riuscire ad effettuare queste misurazioni (l’ho detto che sembrava un’eco-fatica soft ma che in realtà non lo sarà) così da rendermi conto di quanta acqua scende dai miei rubinetti e di cosa potrei fare per evitare di sprecarne così tanti litri al giorno. Sul sito di altroconsumo è possibile effettuare un veloce test per calcolare i metri cubi d’acqua consumati in un anno: il mio risultato è stato di 35 metri cubi annui, pari a 96 litri al giorno.

Indagando un po’ più a fondo ho però scoperto dei dati molto meno rosei: ad esempio, a seconda della classe energetica, una lavatrice consuma tra i 150 e i 170 litri per ogni ciclo di lavaggio completo a 90 gradi mentre con un lavaggio a 30 gradi il consumo scende a 60 litri se la lavatrice è di classe A come la mia. Per quanto riguarda i rubinetti, tempo fa ho installato dei filtri che permettono di risparmiare acqua e il foglietto allegato al kit dichiara che da allora dai miei rubinetti scendono 9 litri di acqua al minuto, anziché 22; questo significa che in cinque minuti (il tempo di una doccia, se si fa in fretta), consumo 45 litri d’acqua.

Ricapitolando: se durante una giornata faccio una doccia veloce e lavo i miei abiti, ho consumato già 105 litri d’acqua. Se sommo il lavaggio dei piatti, quello dei denti e delle mani, l’acqua che bevo, quella che do alle piante eccetera, non sembra difficile arrivare al dato sconcertante di 200/250 litri d’acqua, anche se senza calcoli precisi mi risulta complicato quantificare. C’è chi ad esempio sostiene che per lavare i piatti a mano si consumino fino a 100 litri di acqua, ma c’è anche chi ha verificato che in realtà se ne consumano sei; se poi per lavare le stoviglie si ricicla l’acqua di cottura della pasta, il consumo cala ulteriormente.
Non resta che passare all’azione e, armata di pazienza, misurare nel modo più accurato possibile quanti litri d’acqua uso e quanti litri potrei risparmiare.

Gheroartè - scultura

Leggendo una poesia di Omar Pedrini che diceva più o meno “Quanti ricordi e risate, in questa bottiglia“, ho trovato lo spunto per questo post.

E comincio col porvi questa domanda: volete abbastanza bene alle vostre bottiglie?

Le bottiglie ci fanno compagnia, una dietro l’altra, nelle serate fra amici. Assistono alle nostre risate e confidenze, innaffiano le nostre parole d’amore, i sentimenti d’amicizia e condivisione, alimentano la sincerità.

Le bottiglie contengono dell’acqua vitale, un nettare prezioso, una medicina o del latte.

Di vetro scuro o trasparente, di plastica colorata o flessibile, grandi o piccole, maledette desiderate rotte, sono le bottiglie.

Ma loro vita è breve. Qualche fortunata potrebbe recare il messaggio di un naufrago attraverso gli oceani, o reggere una candela nelle notti d’inverno di una casa senza luce. Un’altra potrebbe custodire sabbia del deserto o un veliero in miniatura per decenni. Alcune hanno forme così belle da venir conservate o riutilizzate, una contiene dell’olio dorato, l’altra porta l’acqua per un fiore.

Ma tutte le altre sono destinate a una fine impietosa: schiacciate, spaccate o infrante, ammaccate, abbandonate. Nonostante tutto ciò che avevano fatto e potevano ancora fare per noi.

E allora no, non vogliamo abbastanza bene alle nostre bottiglie.

Amiamole, vezzeggiamole, facciamo sentir loro che possono essere ancora utili.
Ricicliamo: tagliamone il fondo per raccogliere l’acqua dei pennelli, raccogliamo i tappi di plastica per farne tendaggi colorati o giochi per bambini [esistono anche delle associazioni che ne fanno carrozzine per disabili, per dire]; costruiamo una scultura imponente che regali giochi di luce a chi vi si rifugia, diamoci al vuoto a rendere, trasformiamole in opere d’arte.

Risparmiamo: per bere una buona acqua senza spendere niente bisogna innanzitutto cercare di informarsi sulla qualità dell’acqua nella propria città o zona. Contattare il comune o fare qualche ricerca su internet è un metodo per scoprire, spesso e volentieri, che l’acqua del rubinetto ha qualità pari o superiore a quella in bottiglia [nota: finché l’acqua è libera è meglio approfittarne, e lottare perché rimanga tale]. Scegliere l’acqua del rubinetto comporta un risparmio di denaro e una riduzione degli sprechi di plastica, vetro e imballaggi, nonché dell’inquinamento dato dai trasporti.

Filtriamo:  se l’acqua della vostra città non è buona ci si può affidare a molti metodi di filtraggio in commercio, più o meno costosi. Dal filtro ai raggi UVA alla semplice brocca filtrante ai carboni attivi, risparmiare sull’acqua e sullo spreco di plastica (e vetro) si può.

E allora facciamolo.