Ho deciso di fare un piccolo esperimento: seminare la rosa canina raccolta nei boschi.

I frutti della rosa canina vanno raccolti in autunno e in inverno, quando le bacche sono rosse e mature, prima che anneriscano. L’ideale sarebbe raccoglierle dopo la prima gelata, dunque il momento preciso dipende dalla zona.

Come seminare la rosa canina

Una volta raccolte le bacche, queste vanno lavate, asciugate e tagliate a metà nel senso della lunghezza. Dopodiché si estraggono i numerosi semi all’interno.

Questa operazione andrebbe effettuata indossando i guanti o usando un coltello appuntito per evitare il contatto con la peluria fastidiosissima che si trova nei frutti. Io in realtà ho fatto tutto a mani nude, sopportando stoicamente il fastidio (lavando le mani con acqua e sapone passa tutto, comunque).

Dopo aver raccolto tutti i semini di rosa canina, bisogna ripulirli dei residui di polpa e sarebbe bene risciacquarli con un infuso di camomilla, che grazie alle sue proprietà antibatteriche e antifungine dovrebbe proteggerli da muffe e affini (se ti interessa saperne di più sulle piante aromatiche, sugli oli essenziali e sui loro utilizzi, ti ricordo il fantastico Percorso aromatico).

Infine, i semini possono essere messi in un semenziaio con terra e sabbia e lasciati all’aperto fino in primavera, quando dovrebbero germogliare.

Il freddo è indispensabile per lo sviluppo di nuove piantine: il seme deve sentire che è arrivato l’inverno e subire le variazioni di temperatura per poter germinare.

Rosa canina, descrizione e uso della pianta

La Rosa canina è una rosa spontanea che cresce ai margini dei boschi in tutta Europa. Ha un portamento arbustivo, foglie imparipennate e fiori rosa o bianco rosati.

Dopo la fioritura si sviluppano i realtà falsi frutti, detti cinorrodi, delle bacche ovali rosse a maturazione.

Rosa canina foglie

Esteticamente è davvero bella, selvaggia ed elegante contemporaneamente. Poiché si tratta di una specie rustica e resistente, può essere facilmente coltivata anche da chi ha il pollice nero, sia in giardino sia in ampi vasi su balconi e terrazzi.

Le bacche raccolte per poter seminare la rosa canina (o quelle che ti darà la nuova piantina) possono essere consumate fresche, usate per preparare marmellate o essiccate e utilizzate nelle tisane.

Sono ricche di Vitamina C (il cui contenuto si riduce però di molto durante l’essiccazione), Vitamina A, riboflavina, flavonoidi, tannini e acidi organici e ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, utili per contrastare l’azione dei radicali liberi.

Un regalo per te

Se il mio esperimento dovesse andare a buon fine, in primavera i semini daranno vita a nuove piante di rosa canina.

Quando nasceranno (voglio essere ottimista e credere che la natura riuscirà a fare ciò che deve) le regalerò quasi tutte.

Ti consiglio di seguire la mia pagina Facebook, perché forse una piantina di rosa canina sta aspettando proprio te :)

Sembra incredibile ma l’inverno è ormai alle porte. Quest’anno per me è letteralmente volato e il freddo mi ha preso alla sprovvista: è così anche per te?

Direi che è arrivato il momento di prepararci a questo lungo inverno e sfruttare al massimo il potere delle piante per aumentare le nostre difese immunitarie e prevenire i malanni di stagione.

Se vuoi sapere come le piante possono difenderti da tosse, raffreddore e febbre ho preparato un mini corso gratuito online: in tre schede, tutti i migliori rimedi per prevenire (e curare) i sintomi influenzali.

Il corso sarà breve ma intenso e ti arriverà via email da mercoledì 28 ottobre a venerdì 30 ottobre.

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Quest’anno ho preparato i pomodorini essiccati sott’olio (oltre alla passata di pomodori), perché mi hanno regalato una quantità esagerata di datterini dell’orto. Ecco qui la ricetta facile, indolore e alla portata di tutti.

Ingredienti

> pomodorini (datterini o ciliegini)
> olio extravergine di oliva
> basilico o origano o entrambi
> sale, aglio, capperi

Procedimento

Lava i pomodorini, asciugali e tagliali a metà. Sistemali sulle griglie dell’essiccatore (il mio è simile a questo) con la parte tagliata rivolta verso l’alto.

Regola la temperatura tra i 40 e i 50°C e lascia essiccare i pomodorini per 3 o 4 giorni: dovranno essere secchi ma ancora abbastanza morbidi. Quando saranno pronti, risciacquali brevemente in acqua e aceto e asciugali.

 

Pomodorini essiccati

Sterilizza i barattoli in forno a 110°C per 20 minuti, poi lascia intiepidire i barattoli nel forno per qualche minuti.

Sistema i pomodorini essiccati nei barattoli, procedendo a strati: uno strato di pomodorini essiccati, un po’ di sale, un cappero, uno spicchietto d’aglio e un po’ di basilico o di origano (o tutti e due) o altre piante aromatiche a scelta.

Continua così fino a riempire il barattolo, disponendo ogni strato di pomodorini essiccati nel senso opposto al precedente. Ricopri il tutto con olio extravergine di oliva e chiudi il barattolo.

Come consumare i pomodorini essiccati

I pomodorini essiccati possono essere mangiati su crostini di pane, aggiunti a sughi e salse (in questo secondo caso, meglio tritarli), messi nei panini, aggiunti alle insalate. Sono buoni, dolci e saporiti. L’olio puoi riciclarlo, anzi, devi riciclarlo, per condire l’insalata e altri piatti a freddo.

 

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Oggi ti spiego come fare il tempeh in 10 mosse. Immagino tu sappia che il tempeh è un alimento proteico e salutare che si ricava dalla soia gialla fermentata.
Probabilmente hai già assaggiato quello in commercio e sì, non è un granché, sa vagamente di castagne, non ha una consistenza esaltante ed è abbastanza caro.

Il tempeh fatto in casa invece ha un sapore più delicato e gradevole e risulta quindi più versatile in cucina. Inoltre ha una consistenza migliore ed è molto, molto più economico. Certo, preparare il tempeh in casa è un po’ sbatti, ma nemmeno così tanto, vedrai (la cosa più noiosa è controllare la temperatura, perché se non stai attenta uccidi il fungo che consente la fermentazione e il tempeh non riesce).

Come fare il tempeh in 10 mosse

Ingredienti e occorrente
> 1 kg di soia gialla decorticata
> 2-3 cucchiaini di starter
> 1 cucchiaio di aceto
> 5 sacchetti di plastica con chiusura
> termometro da cucina
> termometro per ambienti

Procedimento
1. Risciacqua la soia e sistemala in una pentola con l’acqua, porta a bollore e fai cuocere per 30-40 minuti. La soia sarà pronta quando riuscirai a spezzarla sotto i denti: non deve essere molto cotta (quindi non appiccicosa) ma nemmeno troppo dura.
2. Scola molto bene la soia e falla raffreddare (ci vorrà un po’ di tempo).
3. Quando arriverà a 40°C circa (serve il termometro da cucina) aggiungi l’aceto e mescola bene.
4. Aggiungi lo starter e mescola molto bene e a lungo per distribuirlo in modo omogeneo.
5. Sistema la soia nei sacchetti dandogli una forma regolare a panetto.
6. Disponi i sacchetti sulla teglia del forno e fai dei piccoli fori distanti un centimetro tra loro sulla parte superiore e ai lati, usando uno stuzzicandenti.
7. Lascia i sacchetti nel forno spento, leggermente aperto e con la luce accesa e sistema un termometro dentro il forno. Per le prime 10 ore, la temperatura dovrà essere di 30-35°C, mentre per le ore successive dovrà essere un po’ più bassa (30-32°C). Puoi regolare la temperatura aprendo più o meno lo sportello del forno o accendendo e spegnendo la luce. L’estate è il momento migliore per preparare il tempeh perché la temperatura ambientale è ideale, a patto che tu non accenda il condizionatore.
8. Lascia proliferare il fungo per circa 36 ore: inizialmente i fagioli saranno tutti divisi; con il passare delle ore vedrai comparire una muffetta bianca, i fagioli inizieranno a unirsi e panetti diventeranno più rigidi; al termine i fagioli saranno un tutt’uno, ricoperti da una muffetta bianca e uniforme e i panetti saranno rigidi.
9. Tira fuori i panetti dai sacchetti (purtroppo dovrai rompere i sacchetti per farlo, quindi non potrai riutilizzarli). Se noti delle parti viscide e marroni, eliminale e buttale: in genere si formano agli angoli, dove l’aria circola meno. Se invece vedi dei puntini grigio fumo in corrispondenza dei buchi, nessn problema: sono le spore del fungo e, se sei molto figa, puoi recuperarle e usarle il giorno stesso come nuovo starter.
10. A questo punto puoi cucinare il tuo tempeh o congelarlo e consumarlo più avanti.

Come cucinare il tempeh

Il tempeh ha un sapore gradevole ma non particolarmente forte, quindi puoi cucinarlo in molti modi diversi. Una delle mie ricette preferite: tagliato a cubetti e dorato in padella con un cucchiaino di olio di cocco e con aggiunta di un cucchiaio di salsa shoyou a fine cottura.
Se preferisci puoi aggiungerlo alle insalate, sempre tagliato a cubetti, oppure tagliarlo a fette e cucinarlo in padella tipo scaloppina o alla pizzaiola: dai pure sfogo alla tua fantasia e buon appetito.

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Dato che la prova costume è alle porte, ho deciso di mettermi a dieta. Ora non faccio che pensare al cibo, dunque oggi condivido una ricetta di una confettura di prugne e zenzero squisita che ho preparato l’anno scorso.

Quest’anno invece le prugne me le mangio così come sono e lo zenzero solo in tisana, senza zucchero. Tu che puoi (se puoi) prova questa fantastica confettura. Dopo la ricetta ti spiego anche che differenza c’è tra marmellata e confettura e ti dico due parole sulle proprietà e sull’uso dello zenzero.

Confettura di prugne e zenzero, la ricetta

Ingredienti
> 600 g di prugne
> 200 g di zucchero
> mezzo cucchiaino di zenzero in polvere
> il succo di un limone

Procedimento

Lava le prugne, togli in nocciolo, tagliale a pezzi grossolani, poi pesale e sistemale in una ciotola. Aggiungi 1/3 di zucchero, il succo di limone e lo zenzero, copri la ciotola con un piatto o un coperchio e lascia macerare per almeno trenta minuti.
Trascorso il tempo di macerazione, metti tutto in una pentola (io ho usato una casseruola larga con bordo alto) e cuoci per quaranta minuti circa, mescolando. Quando il composto sarà denso*, versalo nei barattoli precedentemente sterilizzati in acqua bollente; chiudi i barattoli, capovolgili e lasciali raffreddare (faranno il sottovuoto).

*Come capire quando la confettura è pronta? Versa mezzo cucchiaino di confettura su un piatto e inclinalo: se scivola facilmente, non è ancora pronta; se scivola lentamente, ci sei (se non scivola, l’hai cotta troppo).

Confettura e marmellata, che differenza c’è?

La differenza tra confettura e marmellata dipende dal tipo di frutta che si utilizza per prepararla: la marmellata viene fatta con polpa, purea, succo o estratti acquosi ottenuti dalla scorza degli agrumi; la confettura è fatta con frutta diversa dagli agrumi.
La confettura deve contenere più di 350 grammi di frutta per ogni chilogrammo di prodotto finito, mentre per la confettura extra la quantità di frutta sale a 450 grammi per chilo. Così, per curiosità.

Se vuoi provare altre ricette qui trovi quella della confettura alle fragole (che chiamavo ancora marmellata perché non avevo studiato :D) e qui quella ai frutti di bosco, che potrai preparare più avanti.

Proprietà e uso dello zenzero

Lo zenzero è il rizoma dello Zingiber officinalis, pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae. Contiente oli essenziali e una resina costituita da gingeroli e shogaoli, oltre ad amido, zuccheri, acidi organici e sali minerali. Lo zenzero è utilizzato contro la nausea, per migliorare i processi digestivi e come antinfiammatorio. (Se ti interessano le erbe e le loro proprietà, c’è il percorso selvatico, lo sai vero?)
Ovviamente nelle quantità presenti nella confettura serve solamente a dare una nota piccante: per avere benefici per la salute, lo zenzero andrebbe assunto regolarmente e a dosaggi più elevati sotto forma di tisana o estratto.
In cucina si utilizza il rizoma intero fresco oppure essiccato in polvere: il rizoma fresco si conserva in frigorifero per qualche settimana e al momento dell’uso va sbucciato e grattugiato, mentre quello in polvere si conserva a temperatura ambiente per diversi mesi e si utilizza come una qualsiasi spezia in polvere.

Se provi la ricetta, pensami :)