Un mesetto fa vi avevo parlato della ricetta per lo shampoo al ghassoul e qualcuna di voi aveva chiesto se l’avessi provata: finalmente posso dire di sì e raccontarvi l’esperienza.

Premetto che subito dopo aver letto questo post di Claudia, avevo sperimentato il lavaggio con la farina di ceci, mescolandone un cucchiaio in poca acqua (si può anche aggiungere qualche goccia di olio essenziale, se non vi piace l’odore simil-mimosa della farina di ceci); una volta ottenuta una pappetta densa, la si strofina sui capelli bagnati e si sciacqua per bene. Questa soluzione non mi è piaciuta perché la farina fatica ad abbandonare i capelli e rimangono dei granellini che su una chioma scura come la mia, danno un fastidioso effetto forfora.

Veniamo al ghassoul, o rhassoul, come preferite. È un’argilla saponifera marocchina abbastanza economica (io l’ho pagata 4,90 euro per mezzo chilo) che ha effetto lavante poiché capace di assorbire lo sporco. Oltre che per lavare i capelli, si utilizza per il viso e nel bagno turco (avete presente quel fango che ci si spalma addosso nelle SPA? Ecco.) e, dato che è un’argilla, va lavorata con utensili in legno o ceramica, non di metallo.

Per i capelli ho utilizzato la ricetta del libro, omettendo l’ortica perché non l’avevo: con le dosi indicate ci si può tranquillamente lavare un cavallo, quindi direi che tre cucchiai di ghassoul e circa cento millilitri d’acqua distillata o di infuso (anziché un bicchiere colmo di entrambi) siano sufficienti per un essere umano. Il libro consiglia un risciacquo finale con acqua e aceto; l’ho fatto ed è stato subito “lavaggi preventivi della mamma quando all’asilo scoppiava l’epidemia pidocchi”, però assicuro che l’odore di insalatina non rimane sui capelli.

Quella che si ottiene mescolando il ghassoul con acqua è a tutti gli effetti fango e dopo averlo applicato sui capelli la doccia assume le sembianze di un luogo di combattimento (per la lotta nel fango, appunto).
Nonostante le perplessità, il ghassoul lava davvero, non intasa la vasca (la farina invece sì), si sciacqua molto più facilmente rispetto alla farina e lascia i capelli morbidissimi subito dopo il risciacquo e durante l’asciugatura; non esaltatevi, l’effetto morbidezza tende a sparire quasi immediatamente, cedendo il posto ad una secchezza mai provata prima. Dicono che questo “effetto collaterale” dipenda da una sorta di disintossicazione dei capelli, che privati dei tensioattivi, condizionanti e siliconi normalmente presenti in shampoo e balsamo, si rovinino improvvisamente per tornare poi alla normalità dopo circa tre settimane. Purtroppo succede anche con gli shampoo eco-bio (che in compenso hanno un bell’aspetto, fanno schiuma e profumano), chi li ha provati potrà confermare che i capelli restano perfetti alla vista solo se spalmati di siliconi, altrimenti bye bye liscio perfetto e lucentezza dei diamanti. È il prezzo da pagare per un mondo più verde: meglio un capello secco oggi che un fiume inquinato domani.

 

Settembre è volato via senza che me ne rendessi conto e così la mia eco-fatica è rimasta a metà, in attesa di trovare il tempo e le energie per terminarla degnamente.

I vestiti che vorrei vendere sono ancora lì poiché da Mercatopoli vengono ritirati in determinati giorni e orari in cui io ovviamente non riesco ad andare; in più, accettano i primi dieci capi d’abbigliamento (e io ne ho molti di più) portati dalle prime dieci persone, quindi liberarsi degli abiti che ho messo da parte si sta rivelando più complicato di quanto credessi.
L’inventario delle cose che devono assolutamente uscire da queste quattro mura, comprende oltre all’abbigliamento: spazzolino elettrico, Mokona Bialetti, stepper, cyclette, tostapane. Penso che mi affiderò agli annunci on-line “solo ritiro” perché non saprei proprio come far stare una cyclette nel bagagliaio della Smart. Già, perché l’auto di Matteo è ancora parcheggiata ad attendere una decisione sul suo destino.

Quindi il decluttering continua anche se il mese è finito, ma dato che un altro mese è in arrivo, mi tocca una nuova eco-fatica.
Ottobre sarà il mese “senza prodotti chimici”. La dicitura è un po’ fuorviante, dato che la chimica comprende un po’ tutto: intendo sostituire il più possibile i prodotti industriali per l’igiene personale e le pulizie di casa con alternative fai da me. Inizio lanciatissima con un esperimento ben riuscito: il dentifricio.

Tempo fa avevo provato la soluzione “in polvere” che prevede di mescolare insieme:
2 cucchiai di caolino (argilla bianca)
1 cucchiaio di bicarbonato di sodio
2/4 gocce di olio essenziale di menta.
Ho girato tutte le erboristerie e le farmacie della zona senza riuscire a trovare il caolino (prodotto sconosciuto e misterioso qui nella bassa padana) così l’ho sostituito con l’argilla verde che non è meno pregiata di quella bianca, è solo più scura.
Il risultato è stato a dir poco deludente. Oltre al sapore salatissimo, ho trovato scomodo lavarmi i denti con qualcosa che non somigli per nulla ad un dentifricio. Così ho cercato e ricercato una soluzione in rete, che suggerisse l’ingrediente miracoloso, capace di trasformare la polvere in pasta.

Ecco la soluzione: la glicerina. L’ho comprata sul sito della Saponaria e l’ho aggiunta al mio bel composto polveroso, fino ad ottenere quello che è a tutti gli effetti un dentifricio alla menta, per nulla salato perché la glicerina è dolciastra e smorza la salinità del bicarbonato. Certo, il prodotto finale – a causa dell’argilla verde – ha l’aspetto del cemento, però posso garantire che è ottimo e che i denti restano bianchi.
Un’ultima cosa, per tutti coloro che sono convinti che il bicarbonato possa rovinare lo smalto dei denti: leggete ciò che pensa Fabrizio Zago sul Forum di Promiseland e traete le vostre conclusioni.

PS: La foto l’ho presa dalla rete, per la precisione qui, perché la mia macchina fotografica ha deciso di scaricarsi un attimo prima di scattare la foto per il post.

 

 

L’argilla ha molte proprietà, tra cui quella assorbente e antinfiammatoria, ma va utilizzata correttamente  perché faccia il suo dovere. Può essere usata in diversi modi, anche per fare caramelle (l’ho scoperto durante il corso di erboristeria e proprio non lo immaginavo). Ne ho comprato un sacchetto, biologica e made in Italy (argilla verde ventilata, 6 euro per 500 gr) e ho iniziato a fare qualche esperimento.

Disintossicarsi con l’argilla
Ho cominciato oggi e non so ancora se e quali benefici  otterrò, ma vale la pena di tentare. Se volete provare anche voi, ecco come fare: bisogna riempire un bicchiere con un cucchiaio d’argilla e acqua, mescolare e lasciar sedimentare per una notte. Bere l’acqua surnatante (lasciando l’argilla nel bicchiere) la mattina dopo a digiuno, per 10, massimo 15 giorni non di più. In questo modo, l’organismo assorbirà gli oligoelementi e i minerali presenti nell’argilla e l’argilla assorbirà invece le tossine presenti nel corpo. Sconsigliato a chi a problemi legati ai reni.

Detergente viso
Indicato per pelli miste o grasse, da utilizzare al mattino, per eliminare residui di creme e secrezioni: mescolare un cucchiaino d’argilla verde con una piccola quantità d’acqua, frizionare sul viso con movimenti circolari e risciacquare con acqua tiepida.

Maschera purificante
È indicata a chi ha la pelle grassa o mista, che presenta impurità o acne, dato il potere antibatterico e cicatrizzante dell’argilla. Mescolare uno o due cucchiai di argilla con acqua e 10 gocce di olio essenziale di arancio dolce, limone, lavanda o tea tree.  Applicare sul viso per una decina di minuti avendo cura di non far seccare l’argilla, inumidendola di continuo con le mani bagnate. Questo aspetto è molto importante, poiché l’argilla assorbe tossine solo quando è bagnata; quando si asciuga rilascia di nuovo nell’organismo le stesse tossine che ha assorbito. Una volta risciacquata, la pelle resterà arrossata per alcuni minuti per via dell’aggressività dell’argilla; per questo, le maschere di sola argilla sono sconsigliate a chi ha la pelle delicata o secca (in genere si aggiunge lo yogurt).

Impacchi
Esattamente come per la maschera, si possono fare impacchi per i dolori articolari o muscolari mescolando argilla e acqua. A differenza che per le maschere, l’impacco va tenuto per almeno 30 minuti. Anche in questo caso vale la regola di mantenere l’impacco bagnato e non farlo seccare sulla pelle. Io l’ho provato per il mio mal di schiena e l’effetto è stato immediato anche se non duraturo.

Eccoci alle caramelle all’argilla
Preparare un impasto semi solido con 4 cucchiai d’argilla, acqua e dalle 20 alle 40 gocce di olio essenziale (limone, arancio dolce o quello che si preferisce). Creare delle palline con le dita e lasciar essicare per qualche ora. Se ingoiate come compresse, aiutano per problemi di acidità di stomaco; se fatte sciogliere in bocca fanno bene in caso di gengiviti e stomatiti.

Per lavorare e mescolare l’argilla vanno utilizzati strumenti di legno o comunque non di metallo.