Settembre è stato il mese “senza superfluo“, in cui mi sarei dovuta dedicare al decluttering; fatica che si è arenata per mancanza di tempo ed eccesso di pigrizia, dico io, ma forse non si è trattato solo di questo. La premessa per dirvi che prima di passare all’eco-fatica di novembre, ho ripreso in mano quella di due mesi fa e in soli quattro giorni ho recuperato il tempo perduto.
Giusto per dimostrare che non sono una ciarlatana, ecco le prove:
– ho messo in vendita stepper, cyclette, un cellulare che non utilizzo e la macchina del caffè (devo ancora pubblicare l’annuncio per un Netbook, ma prometto di farlo);
– ho ripreso la mia attività su Zerorelativo e ho aggiornato la mia pagina con i vestiti in esubero, lo spazzolino elettrico eccetera;
– mi sono iscritta a Reoose, un nuovo sito dedicato al baratto, nel caso non trovassi interessati alla mia mercanzia su Zerorelativo.
Inoltre io e Matteo ci siamo finalmente decisi e abbiamo messo in vendita una delle nostre due auto, ma questo non ho modo di provarlo.

Dicevo, non credo che l’abbandono quasi totale di questa eco-fatica sia dipesa semplicemente da questioni pratiche e logistiche; penso invece che il vero motivo sia il mio solito attaccamento alle cose, che in qualche modo mi danno sicurezza, perché sono lì, sono mie, come dei vecchi amici che non senti da anni ma sai che se c’è bisogno puoi contare su di loro. Le cose sono investimenti sulla propria paura di non avere; un cellulare può aspettare il suo momento di gloria per anni chiuso in un cassetto nel caso si rompesse l’altro, quello che usiamo ogni giorno. Accumuliamo oggetti, anche doppi, tripli, ché non si sa mai. Abbiamo tanto, troppo, per non doverci mai trovare a dire “non ho più niente”; non ho mai sentito nessuno dire “non sono più niente”, che sarebbe di gran lunga peggio, ma la nostra paura principale sembra essere il non possedere, come se fossimo quello che abbiamo. E in effetti ce l’hanno messa tutta per far sì che ci identificassimo con i nostri averi; pochissimi giorni fa ho sentito alla radio una pubblicità di un’auto che recita:
le impronte digitali non indicano chi siamo veramente, il DNA non fa capire perché siamo diversi gli uni dagli altri, il timbro della voce non dice nulla sulla nostra identità, perché ciò che ci rende davvero unici sono le nostre scelte.

Quindi quello che scegliamo di comprare è ciò che ci rende unici? Sembrerebbe di sì, considerando anche il delirio che è successo una settimana fa a Roma, per l’apertura di un nuovo punto vendita Trony: nonostante la crisi che stiamo vivendo, migliaia di persone hanno preso d’assalto il negozio per accaparrarsi oggetti indispensabili tra cui iPhone, iPod Touch e Playstation.

Probabilmente in questo periodo, mentre la barca sta inesorabilmente affondando, siamo ancora più stretti al nostro bagaglio che non sarà mai abbastanza grande da tenerci a galla, senza considerare che sono stati proprio i nostri pesanti bagagli a farci affondare.

Scopro con piacere questo bel progetto, nato dall’idea di Arianna Chieli, Gabriella Grasso e della mia amica Elena Torresani.

Leggo e riporto dal loro sito:

“Con il BookSwap non si vuole creare solo un’occasione di scambio e di risparmio intelligente in una stagione economica e culturale particolarmente complessa: si vuole dare vita a un momento di incontro tra estimatori e amanti della letteratura, una specie quasi sempre relegata alla fruizione solitaria.”

Un pomeriggio dedicato quindi allo scambio di libri, ma anche delle proprie impressioni ed emozioni legate alle pagine che abbiamo letto e che vogliamo condividere. In questi mesi di baratto compulsivo, mi sono accorta che l’oggetto più difficile da scambiare è proprio il libro; soprattutto se lo si è amato molto, spedirlo a qualcuno che non si conosce di persona, senza nemmeno due righe in cui si spiega come quelle pagine ci hanno emozionati, colpiti, cambiati, fa sempre un po’ male.  Ma poterlo donare personalmente, parlarne con il futuro proprietario, raccontargli di noi, ascoltare di lui, dev’essere tutta un’altra cosa. Il libro è un po’ un cucciolo, è bello sapere che andrà a stare bene, che sarà accudito e amato come abbiamo fatto noi e che lascerà la nostra polverosa libreria per andare ad emozionare ancora.

Quindi iniziamo a salutare i nostri romanzi preferiti e partecipiamo a questa iniziativa: si possono portare dai due ai dieci libri e per ogni libro ceduto se ne riceve uno in cambio. Se qualche volume non dovesse essere scambiato, sarà donato alla Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, che li destinerà alle biblioteche per degenti attive presso i suoi Istituti.

Saranno presenti anche cinque scrittori, che leggeranno brani tratti dai libri che hanno amato.

L’appuntamento è per domenica 6 marzo, dalle 17 alle 21, ci si incontra al Chiostro del Teatro Grassi, in via Rovello 2 a Milano.

tuttoNatale è passato: quanti regali poco azzeccati avete ricevuto? Quanti cesti natalizi che rimarranno sigillati fino a Pasqua avete collezionato? Be’, non disperate, non siete costretti a lasciar scadere i panettoni o a chiudere in un cassetto i doni non graditi: potete barattarli per qualcosa che vi serve. Difficile? Non se lo fate in rete!

Zero relativo è una community di scambio, riuso e baratto online che esiste da ben quattro anni e dove si trova di tutto: alimentari, abbigliamento, articoli per bambini, casalinghi, artigianato.  Lo scopo sdi Zero relativo (per gli amici, ZR) è quello di “diffondere nuovi modelli di consumo orientati al benessere sociale e ambientale“.

Una volta iscritti al sito, si possono inserire da subito i propri annunci con foto, descrizione e condizioni di scambio e consegna (per posta, corriere o a mano nella propria città). Oltre a barattare, i beni e i servizi si possono anche regalare o prestare (il trapano o i trasportini per i gatti non servono tutto l’anno, ad esempio). Non è assolutamente ammesso offrire qualcosa in cambio di denaro e non si possono inserire annunci in cui si cerca un oggetto (per quello c’è l’apposita lista dei desideri da compilare). Il servizio è gratuito e gli unici costi da sostenere sono quelli di spedizione.

Se per la spedizione si sceglie il servizio Spedire Web, con poco meno di 7 euro, il corriere passa direttamente a casa vostra, o presso il vostro ufficio, a ritirare il pacco che dovete spedire e a voi non resta altro che aspettare di ricevere quello per cui lo avete scambiato. Per gli oggetti piccoli di solito si opta per la posta prioritaria o raccomandata, che costa meno del corriere. A meno che non si baratti qualcosa di valore, in genere non si scambia un solo oggetto alla volta, ma si fanno delle brevi trattative per arrivare a scambiare più oggetti con la stessa persona (scambi cumulativi o lotti): in questo modo si ammortizzano i costi di spedizione. Un’altra strada per risparmiare è quella di dividere i costi di spedizione con barter della propria zona che devono inviare pacchi alla stessa persona.

Ogni volta che si conclude uno scambio, si lascia un feedback verso il barter con cui si è barattato: questo dà modo agli altri utenti di valutare l’affidabilità e la serietà della persona con cui si vuole intraprendere una trattativa, limitando le possibili fregature.

Sebbene il sito sia online da ben quattro anni, io mi sono iscritta solo un paio di settimane fa, concludendo in pochi giorni la bellezza di cinque scambi: ho liberato la mia casa di oggetti che non utilizzavo più, in cambio di cose che mi servivano. Non solo ho risparmiato denaro, ma ho anche ridotto i rifiuti (prima o poi quello che non usiamo finisce in spazzatura) e ho conosciuto persone interessanti, che hanno di sicuro qualcosa in comune con me! Tutto questo senza muovermi da casa.
Buon baratto!

In genere, a meno che non si baratti qualcosa di valore, non si scambia un solo oggetto alla volta, ma si fanno delle brevi trattative per arrivare a scambiare più oggetti con la stessa persona (scambi cumulativi o lotti): in questo modo si ammortizzano i costi di spedizione. Un’altra strada per risparmiare è quella di dividere i costi di spedizione con barter della propria zona che devono inviare pacchi alla stessa persona.