Di recente ho letto un articolo di Green me sui piccoli eco-peccati che ognuno di noi commette. A volte non ci si ricorda di chiudere il rubinetto, di riutilizzare l’acqua, di guardare l’etichetta di un prodotto; capita di non pensarci, succede. Oggi però io ne ho commesso uno, consapevolmente e pure premeditato: la ceretta dall’estetista. Normalmente d’inverno utilizzo il mio fido silk epil, ma d’estate voglio un lavoro preciso, senza peletti che crescono sotto pelle e zone lasciate allo stato brado perché non so come raggiungerle nemmeno con mille giochi di specchi. Quest’anno ho ritardato di due mesi abbondanti l’appuntamento con l’estetista, ma arriva un momento in cui non si può più rimandare. Quel momento è arrivato oggi.

Stamattina, stesa sul lettino, osservavo quella pasta rosa, tiepida e appiccicosa spalmata sulle mie gambe e mi domandavo: cosa ci sarà dentro? e quel macchinario elettico che la scalda, quanto consumerà? e tutte quelle strisce usa e getta? Avrei voluto fare tutte queste domande a lei, la mia estetista, ma ho avuto paura delle risposte. Finché non so, posso fingere che il problema non esista.

D’altra parte è da tempo che mi domando quale possa essere l’alternativa. Scartato il silk epil estivo, ho provato a fare la ceretta fai da me ma il risultato è stato deludente oltre che faticoso da ottenere. Centri che utilizzino cere naturali e strisce di cotone riutilizzabili, non ne ho trovati in zona (credo sia più impattante andare chissà dove per una ceretta ecologica, che scendere sotto casa per quella tradizionale). Ci sarebbe la depilazione definitiva, ma quando mi sono fatta fare un preventivo (solo per inguine e ascelle) sono svenuta. Il Lumea? Impatterà di più produrre l’aggeggio della Philips o farsi a ceretta? Sono in quello che si dice un cul de sac e non so come uscirne.

Ma voi, amiche ecologiste e attente, come caspita l’avete risolta questa questione dei peli superflui?