La mia avventura vegana prosegue ed è un continuo sperimentare, sostituire ingredienti alle ricette già conosciute, provarne di nuove. Si impara presto che la frittata si fa con la farina di ceci, mentre nelle torte latte e uova si sostituiscono con olio di girasole e latte di soia o di riso. I formaggi sono irriproducibili, ma si possono creare delle brutte copie comunque buone e saporite. I risultati sono soddisfacenti ed evitare i prodotti animali a casa si sta rivelando molto più semplice di quanto credessi.

Poi ti ritrovi per un compleanno ad un buffet gratuito, non hai cenato e sul tavolo non c’è nulla che non contenga formaggio, dalla torta salata agli spiedini di verdure (dove hanno infilzato anche delle ciliegie di mozzarella). Cosa fai? Non mangi e ti lasci morire di fame? Protesti con il titolare per non aver offerto un’alternativa vegan? Vai da un’altra parte e abbandoni gli amici per inseguire la tua causa?
Queste e mille altre cose avrei potuto fare ma alla fine ho scelto la via più semplice: ho mangiato. Mi sono sentita terribilmente in colpa e mi è tornata alla mente la frase di un libro “se niente importa, non c’è nulla da salvare”.

Ho aspettato anche una qualche punizione divina: coliche, brufoli, un’improvvisa reazione allergica. Niente di tutto ciò; in compenso si è allagato il bagno a causa di un flessibile che ha iniziato a perdere ed ho sprecato due catini d’acqua. Anche per questo mi sono sentita in colpa, quelle gocce scandivano ogni cosa che non ho fatto e che avrei potuto fare: chiudere il rubinetto centrale dell’acqua, scegliere di mangiare altrove.

Per riequilibrare il mio karma vi lascio qualche piatto non solo vegano, ma pure di stagione; se cliccate sulle foto, di alcune trovate le ricette.

Ieri ho pesato di nuovo la mia spazzatura e di nuovo mi sono trovata con meno di mezzo chilo di raccolta indifferenziata da portare fuori dal portone. Mi sembra un buon risultato; ormai butto via solo la lettiera dei gatti e il minimo indispensabile non riciclabile; in compenso casa mia è diventata un museo di vasetti, barattoli e contenitori che colleziono perché prima o poi troveranno nuova vita. Molti diventeranno stampi per i saponi, altri conterranno le mie creme autoprotte e spero di trovare il tempo per realizzare gli addobbi con i rotoli di cartone della carta igienica (ne ho davvero tantissimi) e lanterne natalizie con i barattoli di alluminio.

Nel frattempo mi butto nell’eco-fatica di dicembre: un mese senza prodotti animali. Come saprete, sono vegetariana ma non vegana e, anche se consumo una quantità ridicola di latticini e uova, mi domando spesso come dev’essere l’esistenza di chi ha scelto di non mangiare derivati animali. Ho sempre avuto la convinzione che sia veramente complicato, soprattutto quando si mangia fuori. Dato che sono sempre stata troppo pigra per provare, ora me lo impongo attraverso questa eco-fatica e per un mese sperimenterò nuove vie dell’alimentazione prendendo spunto da chi ha molta esperienza più di me e riesce a cucinare cose buonissime senza latte e uova. Ovviamente ho scelto dicembre perché il mio tempisto è sempre ottimo (d’altra parte ho spento il frigorifero a maggio, perché non decidere di boicottare il mascarpone a Natale?).

Per iniziare, ieri sera ho ri-fatto il kebab vegano, ribattezzato vegbab ed ecco a voi la ricetta per due persone:

250 gr di seitan al naturale o alla piasta
Misto di spezie per kebab
Olio d’oliva
2 pomodori (decisamente fuori stagione, lo so)
qualche foglia di insalata
una cipolla rossa
maionese vegana al dragoncello o salsa tzatzi vegana
2 piadine o panini pita/arabo

Prima di tutto bisogna tagliare il seitan rendendolo simile al kebab e poi metterlo a marinare in olio d’oliva e spezie per dodici-ventiquattro ore. Se avete tempo, ogni tanto andrebbe mescolato. Le spezie potete prepararle da voi con: coriandolo, paprika, sale (un cucchiaino di ognuno), peperoncino, cannella, noce moscata, pepe e zenzero (mezzo cucchiaino di ognuno). Dopo la marinatura, il seitan va cotto così com’è in forno per 30 minuti a 180°C. Una volta sfornato si scaldano in padella le piadine, si farciscono con seitan, pomodoro, insalata, cipolla, salsa e, se volete, le patatine fritte (noi abbiamo evitato) ed infine si arrotolano chiudendole sul fondo. Fatto.
Vi assicuro che il risultato finale è davvero molto simile al kebab tradizionale ma con molto, moltissimo senso di colpa in meno.

PS: ho aggiunto due paginette al blog. Una raccolta di Ecoidee per ridurre il proprio impatto e una pagina per i miei laboratori di cosmesi naturale.