Al nostro ritorno per Bubba sembrava non fossimo mai partiti: dopo aver mangiato e fatto le bizze lungo il corridoio, mi si è appollaiato in braccio facendo le fusa come se niente fosse. Per noi, il rientro è stato più traumatico. Come dimenticare il silenzio di cui abbiamo goduto per dieci lunghi giorni? E il panorama dall’amaca e dal dondolo davanti casa? E le verdure dell’orto che Karim e Massimo ci hanno gentilmente regalato per tutta la vacanza? E il loro olio, il miele, il vino? Quelli non li scorderò per un po’, perché me li sono portati a casa e appena finiranno le scorte, me li farò spedire. Non saranno a chilometro zero però sono biologici, buoni e prodotti da due ragazzi davvero in gamba.

Sono state vacanze green, nonostante l’uso massiccio dell’auto. Abbiamo mangiato biologico e a chilometro zero anche fuori casa, durante i nostri aperitivi alla libreria caffè Le Sorgenti – dove ho anche trovato “Rifiuti Zero” di Marinella Correggia, libro che aspettavo da tempo di incontrare sul mio cammino – e le cene nelle osterie, in particolare alla Tana dell’Orso, dove cucinano le verdure del loro orto condite con il loro olio e dove l’energia proviene dai pannelli solari installati sul tetto. Naturalissime anche le terme libere di Saturnia e di San Casciano, che abbiamo visitato nei giorni di brutto tempo e il fantastico bosco del sasseto, “costruito” dal Marchese Cahen nel XIX secolo ed oggi lasciato al caos, incontaminato e selvaggio, regolato solo dall’equilibrio della natura.

Per sentirci ancora un po’ in vacanza, ieri sera siamo stati a Vernasca, sui colli piacentini, al festival degli artisti di strada. Bei panorami, begli spettacoli, buon cibo a chilometro zero delle aziende della zona e tante bancarelle di artigianato locale, tra cui molti prodotti ottenuti dal recupero di materiali. Peccato per tutto l’usa e getta buttato nei bidoni senza alcun accenno alla raccolta differenziata, i menu troppo pieni di carne e i bambini che distruggevano piante per divertimento, con i genitori a due passi indifferenti.

A proposito di usa e getta, il mese è finito ed è ora di tirare le somme. Sono stata bravina, ho sgarrato poche volte soprattutto per distrazione, ma non è andata così male. La difficoltà principale rimane fuori casa; nei ristoranti molto spesso la tovaglietta e i tovaglioli sono di carta; se si compra un trancio di pizza da asporto la carta si spreca tra vassoietti, tovagliolini e incarto; quando l’acqua nella borraccia si scalda e non si trovano fontane, prima di morire di sete si finisce col comprare acqua in bottiglie di plastica. Gli esempi sono infiniti e se ci si impone di non utilizzare prodotti monouso, ci si rende conto che l’usa e getta è ovunque e che è davvero difficile eliminarlo del tutto. Ad un certo punto finisce la possibilità di scelta individuale ed entrano in gioco le scelte collettive: certe pratiche andrebbero vietate dall’alto, dato che mi è impossibile andare in un ristorante con la mia tovaglia o viaggiare con un piatto di ceramica in borsa. Potrei farlo per provocazione, come quella volta che sulla tovaglietta monouso di un ristorante ho scritto “usare tovaglie e tovaglioli di stoffa fa risparmiare risorse ambientali”, ma chissà se il mio messaggio sarà stato letto o preso in considerazione.

 

Siamo arrivati ieri e mi sento già a casa. Non è difficilissimo sentirsi a casa in un posto del genere, me ne rendo conto. L’appartamento è splendido e qualcuno dovrebbe spiegarmi perché casa mia è solo vecchia, mentre questa è vecchia ma affascinante. L’accoglienza è stata ottima: Karim – uno dei fratelli che gestisce l’azienda e l’agriturismo – ci ha regalato olio e miele biologici e un cesto di verdure del loro orto. Tutto a metri zero. Monica mi aveva già parlato della bontà dell’olio che fanno qui alle Roghete, ma non mi aveva detto che il loro miele provoca dipendenza; posso dirlo con assoluta certezza perché generalmente io odio il miele, mentre solo oggi credo di averne mangiato mezzo barattolo spalmato sul pane, non è da me.

Per il resto della spesa, qui vicino abbiamo trovato un emporio biologico dove vendono praticamente tutto quello che compro a casa, quindi mi sono ambientata. Sono contenta di aver visto, sia a Bolsena che ad Acquapendente, che i franchising non sono ancora riusciti ad insidiarsi nei centri storici. Così al posto dei negozi di mutande in serie ai quali siamo più che abituati, qui si trovano le botteghe di una volta. Ho spiato da una vetrina di un negozio di abbigliamento una signora che cuciva a mano. Incredibile. In più, vedo manifesti un po’ ovunque di festival sulla sostenibilità: o sapevano tutti che sarei venuta in vacanza qui, oppure da queste parti sono molto più attenti all’ambiente di quanto lo siano dove vivo io.

La tranquillità che regna qui è indescrivibile. Mentre digito sulla tastiera sento il vento muovere le frasche e il canto delle cicale. O forse sono grilli, non saprei; dato che sono abituata al rumore del traffico forse riuscirei a distinguere una Ford da una Mercedes, ma non una cicala da un grillo. Oggi siamo andati a fare una passeggiata tra gli ulivi e i nostri passi risuonavano quasi fastidiosi in mezzo a tutto il silenzio. Il profumo delle erbe spontanee batteva qualsiasi miscela di olio essenziale e l’aria era così pulita e fresca da pizzicare il naso; respirando a pieni polmoni perfino i pensieri venivano spazzati via.

Mi manca spesso Bubba ma ho già fatto amicizia con Boris, un giovane gatto che vive qui. L’ho visto fare cose che i miei gatti cittadini si sognano di notte, tra cui arrampicarsi agli alberi e volare da un tetto all’altro. A volte me lo trovo sulla finestra e mi domando come caspita abbia fatto ad arrivarci, considerato che i miei mici hanno difficoltà con il basculante del balcone. Laika lo guarda come se non riuscisse a capire se è davvero un gatto o se somigli solo ad un gatto. Un po’ come guarda i vari insetti che si trova davanti, tra cui scorpioni e vespe grosse cinque volte una normale vespa.

Credo che questa sia la vacanza più sostenibile della mia vita. L’unica pecca è che siamo venuti qui in macchina, ma è praticamente impossibile arrivare in cima al colle a piedi, in bici, o con qualsiasi mezzo amico dell’ambiente. Chissà se il mio mese senza usa e getta potrà in qualche modo compensare le emissioni del viaggio e degli spostamenti.

PS: sarete contenti di sapere che Laika non è stata male in macchina, quindi ho risparmiato una traversina al Pianeta.

I cataloghi dell’agenzia aspettavano di essere sfogliati da un paio di mesi; in copertina acque limpide e paesaggi paradisiaci promettevano soggiorni indimenticabili, ma sapevo che in nessuna di quelle pagine avrei trovato risposta alle nostre esigenze. Ieri sera ho preso coraggio e ho affrontato la questione vacanze estive. Dove andiamo? Torniamo all’Isola d’Elba o in Puglia, oppure ci spingiamo fino in Sicilia. Perché non la Spagna? L’Isola d’Elba l’anno scorso ci ha incantati, torniamoci. Sì, però ci piacerebbe un viaggio sostenibile. Immaginiamo viaggi a piedi e in bici impossibili da affrontare con Laika. Magari potremmo andare in treno e noleggiare un’auto elettrica una volta là. Rapida occhiata a Laika: come affronterebbe un viaggio in treno, lei che soffre l’auto? Quanto è sostenibile il traghetto? Zero (ha l’impronta ecologica dell’aereo, tanto per capire). Noleggiano auto elettriche all’Isola d’Elba? Cerchiamo in Internet, risposta negativa. L’Italia già non è pronta per la sostenibilità, se poi hai anche un cane al seguito è una tragedia.

Scartata l’Isola d’Elba, sfogliamo altri cataloghi e rabbrividiamo di fronte ai prezzi. Calcoliamo che per due settimane di mare in qualunque posto a luglio, ci costerebbe dai mille euro in su solo per dormire. Nel frattempo Bubba ci mordicchia i piedi. Bubba è un cucciolo di gatto, ha tre mesi. Non possiamo portarlo con noi perché rischiamo di perderlo e perché farebbe troppi danni imprevedibili. Un viaggio con cane e gatto poi, sarebbe deciamente poco rilassante. L’idea sarebbe quella di lasciarlo a casa con gli altri due gattoni; come ogni anno, mia mamma si preoccuperebbe di nutrirli in nostra assenza. Però in due settimane un cucciolo cresce parecchio e una volta tornati a casa non so nemmeno se ci riconoscerebbe ancora.

Sognavo già intere giornate in ammollo nell’acqua salata, biciclettate nel verde a ritrovare la forma fisica e la pace dei sensi. Mi vedevo abbronzata e rilassata a sorseggiare qualsiasi cosa al baretto sulla spiaggia. Immaginavo Laika correre sulla sabbia e giocare con le pigne come fa sempre. Cambio di programma, ho deciso come passare l’estate, nel modo più sostenibile ed economico possibile: stiamo a casa.