Falafel, polpette di ceci Dopo il vegbab, potevano mancare i falafel? No, non potevano. La ricetta è di Clarissa e, fidatevi, sono i migliori falafel di sempre.

La ricetta dei falafel, le polpette di ceci

Ingredienti
> 250 g di ceci secchi
> una cipolla piccola e due spicchi d’aglio
> due cucchiaini di coriandolo in polvere
> un cucchiaino di semi di cumino
> prezzemolo tritato, sale e pepe
> olio per friggere

Procedimento
Metti i ceci in ammollo in acqua per dodici ore, dopodiché scolali, sciacquali e frullali nel robot da cucina con gli altri ingredienti, escluso, ovviamente, l’olio per friggere.
Trasfersci l’impasto in una ciotola, se necessario frullalo ulteriormente con il minipimer finché non risulta abbastanza omogeneo e lascia riposare in frigorifero per trenta minuti-un’ora.
Forma delle palline: se hai l’impressione che si sfaldino, aggiungi poca acqua; se invece l’impasto ti sembra troppo umido, aggiungi uno o due cucchiai di farina.
Friggi in olio bollente per pochi minuti su entrambi i lati. Quando togli i falafel dall’olio, lasciali per qualche minuto sulla carta assorbente, dopodiché servili. Se preferisci una cottura più leggera, puoi cuocerli in forno.
Puoi mangiarli con un contorno leggero, condirli con la maionese vegetale autoprodotta oppure usarli per farcire i panini.

Sono buonissimi :)

La mia avventura vegana prosegue ed è un continuo sperimentare, sostituire ingredienti alle ricette già conosciute, provarne di nuove. Si impara presto che la frittata si fa con la farina di ceci, mentre nelle torte latte e uova si sostituiscono con olio di girasole e latte di soia o di riso. I formaggi sono irriproducibili, ma si possono creare delle brutte copie comunque buone e saporite. I risultati sono soddisfacenti ed evitare i prodotti animali a casa si sta rivelando molto più semplice di quanto credessi.

Poi ti ritrovi per un compleanno ad un buffet gratuito, non hai cenato e sul tavolo non c’è nulla che non contenga formaggio, dalla torta salata agli spiedini di verdure (dove hanno infilzato anche delle ciliegie di mozzarella). Cosa fai? Non mangi e ti lasci morire di fame? Protesti con il titolare per non aver offerto un’alternativa vegan? Vai da un’altra parte e abbandoni gli amici per inseguire la tua causa?
Queste e mille altre cose avrei potuto fare ma alla fine ho scelto la via più semplice: ho mangiato. Mi sono sentita terribilmente in colpa e mi è tornata alla mente la frase di un libro “se niente importa, non c’è nulla da salvare”.

Ho aspettato anche una qualche punizione divina: coliche, brufoli, un’improvvisa reazione allergica. Niente di tutto ciò; in compenso si è allagato il bagno a causa di un flessibile che ha iniziato a perdere ed ho sprecato due catini d’acqua. Anche per questo mi sono sentita in colpa, quelle gocce scandivano ogni cosa che non ho fatto e che avrei potuto fare: chiudere il rubinetto centrale dell’acqua, scegliere di mangiare altrove.

Per riequilibrare il mio karma vi lascio qualche piatto non solo vegano, ma pure di stagione; se cliccate sulle foto, di alcune trovate le ricette.

Oggi è il mio quinto giorno da vegana a tempo determinato e per il momento me la sto cavando alla grande; ho addirittura mangiato fuori senza piangere a dirotto di fronte al menu. Ma andiamo con ordine e affrontiamo un punto per volta.

La spesa
Al supermercato si è al sicuro finché si rimane nel reparto ortofrutta. Oltre, il pericolo è sempre in agguato. È vero che oggi è molto più facile trovare surrogati del latte e del burro sugli scaffali, ma i derivati animali si nascondono dove meno te l’aspetti. Chi come me è vegetariano (o chi ha delle intolleranze) è abituato a leggere le etichette e così scopre che la margarina vegetale Gradina contiene siero di latte in polvere e che la panna vegetale Gran Cucina ha tra gli ingredienti il latticello. Bisogna quindi stare sempre molto attenti e non fermarsi all’etichetta “100% vegetale”, per evitare di avere sorprese.

La colazione
Questo punto è stato risolto immediatamente perché grazie agli chef di Veganblog mi sono fatta una cultura sui dolci vegani e se fino a qualche mese fa mi sembrava impossibile sostituire degnamente latte, uova e burro in una torta, oggi mi sembra quasi un gioco da ragazzi. Non so ancora riprodurre un cornetto e non ho ancora sperimentato i biscotti, ma per il momento la mia colazione è salva grazie al buonissimo plum cake che ho copiato da qui e ad un’ottima ciambella al cioccolato e pere (la ricetta in questo caso è di Clarissa, veganissima piacentina che organizza corsi di cucina). I sapori sono meno burrosi e più delicati, il risultato finale è meno pesante da digerire e la preparazione richiede meno tempo e fatica.

Fuori casa
Pensavo di morire di fame fuori dalle mie quattro mura, invece ho scoperto che la pizza senza mozzarella non è poi così male e non è la fine del mondo mangiare una bruschetta o un panino senza formaggi e salse. Domenica mi sono sentita una specie di salutista tutta verdure e fitness super gnocca (se non ci fosse stata la mia cellulite a riportarmi alla realtà ci avrei creduto davvero) pranzando con verdure in pinzimonio accompagnate da una centrifuga di frutta; sono sopravvissuta, e anzi, la digestione è risultata molto più semplice del solito e non ho sofferto del classico abbiocco post-pranzo.

A casa
Dopo il Veg-bab, Matteo ha cucinato per me degli squisiti spiedini con seitan, peperoni e cipolle e si è cimentato nella produzione del suo primo non formaggio, a base di latte di soia, arachidi e spezie.
In fondo questa fatica non è poi così faticosa; si mangia bene, si sta leggeri e in un modo o nell’altro ci si nutre ugualmente. Certo, bisogna abituarsi a nuovi sapori e a volte capita di fare dei grandi sospironi pensando alla panna montata, al tiramisu e a tutte quelle cose che mai e poi mai avranno lo stesso sapore senza gli ingredienti originali, ma se sono stata capace di rinunciare al salmone e al prosciutto di Parma (sospirone), rinunciare a latte e uova mi sembra meno arduo. Da vegetariana, passare ad essere vegana non è così traumatico: è un po’ come essere una vegetariana intollerante al lattosio che odia le uova.

Sorrido molto in questi giorni pensando ai discorsi che feci a Claudia quando mi disse di voler diventare vegana, meno di un anno fa, quando per me essere vegani significava essere estremisti ed era assolutamente fuori discussione che io rinunciassi alla Nutella o al gorgonzola. Se mentre leggete state pensando “no, io mai”, sappiate che nessuno è fuori pericolo: i vegani sono tra noi e potrebbero contagiare anche te :)

PS: chi fosse interessato a seguire un corso di cucina vegana, può contattare Clarissa all’indirizzo rclarissa@email.it